Il mondo cinematografico è ricco di film che spesso vengono etichettati come classici. Scriverne una lista sarebbe un’impresa alquanto ardua, giacché i titoli, come si sa, sono tantissimi. Il concetto stesso di classico, per quanto il più delle volte sia oggetto di abusi e fraintendimenti, ha lo scopo di richiamare alla mente un’opera intramontabile. In genere si lega a un film che ha distino l’arte cinematografica nella sua essenza e sostanza, creando, allo stesso tempo, un ponte di collegamento in grado di spingersi fino ai giorni nostri. Tra le varie opere presenti nell’universo cinema, vi è, senza alcun dubbio, Alien di cui abbiamo scritto una recensione, recuperabile sul canale streaming Disney+.

La prima apparizione di Alien avvenne nel 1979. Il successo garantì la consacrazione internazionale al regista Ridley Scott, il cui nome è legato a un altro grande classico della narrativa cinematografica: Blade Runner, uscito qualche anno dopo, precisamente nel 1982. Alien è il capostipite di una lunga serie di titoli incentrati sul celebre mostro denominato xenomorfo. Una creatura rimasta negli occhi di tutti coloro che hanno visto l’opera (ma non solo!) per via della sua ferocia, per la sua originale conformazione e, in particolare, per via della sua gestazione.

Alien, inoltre, ha determinato da un lato la nascita di una lunga serie di fumetti e videogiochi incentrati sulla saga; un vero e proprio franchise che ha accresciuto la canonica saga. Dall’altro lato, invece, ha saputo consacrare il genere fantascientifico degli anni Settanta, che godeva di grandi capolavori come Star Wars di George Lucas, Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, Stalker di Andreij Tarkovskij. Ma, soprattutto, farà da apripista alla riflessione sull’alieno concepito come un diverso, come nemico da affrontare e distruggere. Tema che sarà ampiamente ripreso nella fantascienza degli anni Ottanta in film cult come La Cosa di John Carpenter.

Recensione di «Alien»: la trama

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Una scena del film

Alien è ambientato nell’anno 2122. L’astronave da trasporto Nostromo è in viaggio di ritorno sulla Terra dal pianeta Thedus. L’equipaggio presente a bordo è in stato di ipersonno. Il tragitto sembra procedere per il meglio, fino a quando il computer di base, Madre, riceve un misterioso segnale di soccorso proveniente da un pianeta sconosciuto. Decide, pertanto, di svegliare i vari occupanti e aggiornarli sulla situazione.

Appresa la notizia, sebbene riluttanti all’idea, i membri dell’astronave sono costretti ad atterrare dal momento che la legge terrestre obbliga il soccorso a qualunque segnale di aiuto. Così partono per mezzo di una piccola navicella e atterrano su di esso. Tre di loro, ovvero il capitano Dallas (Tom Skerritt), il vice Kane (John Hurt) e la navigatrice Lambert (Veronica Cartwright), escono in perlustrazione e ciò che trovano è un pianeta apparentemete disabitato. Ma dopo un breve tragitto scoprono uno strano relitto alieno.

Spinti dalla curiosità, proseguono il loro percorso all’interno dei resti della nave. Kane procede in avanscoperta, calandosi nella stiva e ciò che scova è un qualcosa di insolito: una moltitudine di uova. Avvicinatosi a una di queste, improvvisamente vede schizzare fuori un parassita alieno che si attacca al volto del casco frantumandolo. Dallas e Lambert corrono in aiuto e lo trasportano all’interno della navicella.

Kane viene subito portato in infermeria, dove viene adagiato su un lettino in stato comatoso. Il parassita sembra mantenerlo in vita, così l’idea di staccarlo viene subito bocciata. La navicella, nel frattempo, si ricongiunge alla Nostromo, in modo da poter riprendere il tragitto di casa. Sicché, a un certo punto, l’equipaggio resta sorpreso nel vedere il vice capitano sveglio e incolume. Decidono, quindi, di cenare prima dell’ibernazione, ma durante il pasto il povero Kane è preso da strane convulsioni ed emoraggie interne. Dal suo stomaco, all’improvviso, fuoriesce l’alieno che, una volta scappato, seminerà il panico all’interno dell’astronave.

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Recensione di «Alien»: «Nello spazio nessuno può sentirti»

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La scena della cena

Continuando la recensione di Alien, possiamo dire che la vera storia che congiunge l’intera saga inizia proprio da questa scena. Il parassita che compare dalle viscere del vicecapitano è il perno principale da cui dipenderanno tutti i successivi film. È, di per sé, una scena che mostra un orrore di fondo, giacché non solo è rappresentata nella maniera più crudele possibile, ma è anche un momento fondamentale per la stessa narrativa cinematografica. Basti pensare che Ridley Scott, per rendera veritiera la scena, non diede indicazioni precise al cast. Così, quando John Hurt – ignaro che i compagni fossero ignari – ha inscenato la sua morte, l’intera troupe si è trovata letteralmente incapace di agire.

Alien ha gettato le basi per un’ideologia vera e propria, un nuovo modo di raccontare la fantascienza che trova i suoi punti di forza sia nella concezione di spazio inteso come luogo immenso, infinito e completamente silenzioso, diverso da quanto invece si teorizza in Star Wars; sia nel parassita alieno che nasce dalle viscere dell’uomo. Una visione che sarà estremizzata da Carpenter ne La Cosa, dal momento che l’alieno è sulla Terra e nessuno è in grado di capire come curare l’infezione, se non a colpi di lanciafiamme. Tra l’altro, anche in questo film abbiamo un momento analogo alla pellicola di Scott, ovvero: la parte in cui si cerca di rianimare il personaggio Norris con il defibrillatore, ma questo ultimo si trasforma nel mostro il quale divora le braccia del geologo Copper.

Attorno a questo immagine si è ampiamento detto e scritto molto. Il parassita-alieno che sbuca dal ventre dell’uomo, oltre a essere un richiamo al parto, è anche un modo per sensibilizzare alla crudeltà dello stupro. Nei film, a ben vedere, sono solo i protagonisti di sesso maschile a subire la nascita dell’alieno e a esserne letteralmente distrutti. Quindi ciò che Alien vuole comunicare sono tematiche del tutto attuali, ancora oggi (purtroppo) oggetto di cronaca. L’idea di vivere all’interno di uno spazio silenzioso, ovattato, che trasmette paura è il chiaro simbolismo di una società del tutto assente dinanzi a tematiche critiche. Un altro modo per dire che si è soli nell’universo.

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Una scena del film

Ma non solo. L’alieno rappresenta il diverso. Quel diverso che, però, vive dentro di noi. È situato nelle viscere più profonde, e indica tutto ciò che noi vorremmo essere o meno, lontani dalle convenzioni arbitrarie. E tuttavia, sono proprio queste che conducono a riluttare la nostra vera essenza, anche se essa troverà sempre un modo per uscire. Alien insegna che il diverso in noi proverà in qualunque modo a emerge, mutandosi in una creatura orripilante. Più facciamo gioco-forza respingendolo, più emergerà con prepotenza, mutando, infine, la nostra integrità. Manca, in sostanza, una sintesi, dal momento che nella vita di sempre o si è umani o si è alieni.

«Alien»: richiami futuri

Alien è stato in grado di alimentare un vero e proprio immaginario. Molte pellicole, infatti, hanno preso spunto dalla sua struttura e narrativa. Abbiamo più volte menzionato il film La Cosa, senza alcun dubbio l’opera che ha subito gran parte delle influenze in questione. Tuttavia, i richiami alla pellicola di Scott giungono anche fino ai giorni nostri. Possiamo menzionare opere come Matrix delle sorelle Wachowski, la cui caratterizzazione degli interni, specie delle astronavi e di alcune parti della città di Zion, ricordano la nave Nostromo. Oppure la serie TV Stranger Things di Matt e Ross Duffler, il quale riprende le uova da cui sbucano i parassiti, così come la conformazione viscosa del sottosopra.

Allo stesso tempo, è giusto segnalare come Alien abbia ispirato il mondo videoludico. Molti sono, infatti, i titoli che hanno preso ispirazione dal film. Pensiamo, ad esempio, allo stesso Alien: Isolation, la cui trama è ambientata quindi anni dopo gli eventi del primo film e quarantadue anni prima gli eventi di Aliens – Lo scontro finale. Qui la protagonista è Amanda Ripley impegnata a indagare sulla scomparsa della madre, Ellen Ripley. O ancora, la celebre trilogia Dead Space. I necromorfi, esseri mostruosi frutto di una mutazione, le ambientazioni, un governo che vuole sfruttare gli alieni come armi biologiche, sono alcuni degli aspetti ripresi dall’opera di Scott.

Terminiamo la recensione di Alien dicendo, in altre parole, che è un grande classico che è lecito recuperare perché ha segnato le sorti dello stesso cinema. Che piaccia o meno, il suo ruolo è indubbiamente centrale.

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