Al mondo esistono due categorie: chi ha apprezzato questa meravigliosa commedia condotta sapientemente da Tim Burton e chi, invece, mente.


Un lungometraggio meraviglioso, spensierato e a tratti grotteschi che consegna definitivamente il regista di Burbank all’Olimpo di Hollywood. Mica male per la sua seconda esperienza cinematografica. Vediamo
allora perché questo film ha segnato un’epoca e se ha meritato tutti gli elogi collezionati negli anni.

La trama del film

I coniugi Maitland, Adam e Barbara perdono tragicamente la vita in un incidente d’auto. Dopo l’impatto, tornano nella loro casa e scoprono di esser capaci di compiere gesti sovrannaturali. Nessuno, al di fuori della dimora riesce a vederli. Ma è solo grazie al libro intitolato Il manuale del novello deceduto capiscono di essere deceduti e di essere diventati dei fantasmi.


La loro abitazione rimane vuota fino all’acquisto da parte dell’eccentrica famiglia Deetz che sembra infastidire da subito Adam e Barbara a causa dei loro modi di fare insopportabili. Inizialmente, i due novelli fantasmi provano a spaventare la famiglia ma tutto è vano. Lydia, la figlia adottiva dei coniugi Deetz è l’unica a percepirli e vederli e prova a dare il suo sostegno alla coppia.

Adam e Barbara si recano nell’altro mondo nell’Ufficio statale dell’Oltretomba all’interno del quale li viene spiegato una terribile verità: i due coniugi defunti devono rimanere per 125 anni nella loro casa. Così, per
cacciar via gli inquilini indesiderati, si affidano a Beetlejuice, un bizzarro ghoul che di mestiere fa il “bio-esorcista”. Da qui in poi, si alterneranno una serie di disavventure divertenti e allo stesso tempo spaventose per gli spettatori.

Beetlejuice: quando l’horror ed il comico si incontrano…


Beetlejuice è l’emblema di Tim Burton: gli stereotipi dei personaggi, degli elementi e delle ambientazioni del genere horror vengono dissacrati. La paura lascia spazio all’irriverenza. Basti pensare la scena cult della possessione sulle note di Day-o (Banana Boat Song) che sconvolge totalmente il concetto di “possessione” a cui siamo abituati nell’immaginario collettivo. Niente urla, niente terrore, ma una
divertente danza che trasforma il lungometraggio in un vero e proprio musical.

Una commedia nera che prende il mondo della borghesia americana, rappresentate come la solita gente dalla puzza sotto il naso intenti ad ostentare il loro benessere. Beetlejuice fa questo, garantisce risate e
divertimento grazie alle trovate burlone dei protagonisti.

Cast e sceneggiatura: qual è la ricetta del successo?

Il cast del film è sicuramente composto da attori che non passano inosservati. L’interpretazione di Micheal Keaton è davvero spettacolare. Trasmette paura e divertimento allo stesso tempo, nonostante non fosse completamente convinto sull’esito commerciale del film. Lo stesso Tim Burton ha definito il film come “”un copione strambo di cui non sappiamo cosa fare”.


La presenza di Winona Rider è fortemente voluta dopo l’interpretazione in Lucas. Della ciurma ha fatto parte anche Catherine O’Hara, famosa grazie alla saga che ha reso famoso Macaulay Culkin “Mamma ho perso
l’aereo”. Anche Alec Baldwin, forse per la prima volta in un ruolo con un personaggio meno “pesante” e drammatico.


Beetlejuice, come si legge su un’ottima recensione di Cinematographe, rappresenta la via veloce della burocrazia dell’Aldilà. Il ruolo dello spiritello porcello è quello dell’alleato per i coniugi Maitland per l’infestazione della casa per poi diventare l’antagonista della vicenda. La bivalenza del personaggio è la chiave del terzo atto in cui il livello del conflitto si alza notevolmente.


La pellicola non è destinata ad un solo pubblico di bambini ma può essere un’alternativa ad un Halloween un po’ diverso anche per i più grandi. Purtroppo la Pandemia non ci permetterà di festeggiare come vorremmo la Vigilia di Ognissanti ma non possiamo rinunciare allo spirito!

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