Terra. Futuro prossimo. L’umanità ha raggiunto l’apice dello sviluppo tecnologico. Umani e robot convivono pacificamente, ma una serie di sconvolgimenti si avvicina all’orizzonte: crisi energetiche colpiscono periodicamente la città, facendo esplodere gli apparecchi elettronici e costringendo gli uomini in rifugi sotterranei. I robot sono irrequieti e sembrano voler dichiarare guerra ai loro vicini umani. Ma niente di tutto questo importa al cuore spezzato di Avery, protagonista di Curveball, il primo graphic novel di Jeremy Sorese (già autore dello spin-off a fumetti della serie animata Steven Universe), edito da Bao Publishing nel 2018.

Curveball Jeremy Sorese

L’amore ai tempi dell’apocalisse robot

Avery convive con la sua amica Jacqueline, bibliotecaria e va in giro su una futuristica moto che ha progettato da solə. Lavora come camerierə su una nave da crociera di lusso servendo passeggeri robot e, tornando a casa da lavoro, deve stare attenta agli schianti, crisi energetiche localizzate che colpiscono interi quartieri facendo impazzire tutti gli apparecchi elettronici nelle vicinanze. Le notizie degli schianti sono spesso taciute e manipolate dal governo, lasciando intuire che dietro gli sbalzi elettrici ci siano problemi più grandi che coinvolgono la popolazione robotica.

Eppure non sono gli schianti e i robot a interessare Avery, che è invece ossessionatə da Christophe, di cui è innamoratə. Christophe, che lavora come marinaio, è sparito improvvisamente dalla vita di Avery senza troncare definitivamente, lasciando Avery in un limbo di attese e speranze fatto di flirt occasionali, frequentazioni inconcludenti e struggimenti inconsolabili.

Jeremy Sorese sperimenta una combinazione interessante di fantascienza e commedia romantica. Il world building, sebbene presente, è sullo sfondo, così come la sottotrama fantascientifica; il focus è tutto puntato su Avery e sulla sua vicenda sentimentale. Allo stesso modo anche la rappresentazione delle tematiche di gender non è didascalica o forzata: il fatto che Avery sia un personaggio non binario (come si vede dall’appellativo gender-neutral Mx al posto di mr. o mrs.) viene sviluppato con naturalezza. Allo stesso modo le relazioni queer in Curveball sono presenti e rilevanti sempre in quanto relazioni e mai in quanto queer.

I risultati raggiunti da Sorese sono paradossali: Curveball è una storia alle soglie di un’apocalisse di cui, presi dalle vicissitudini di Avery, a malapena ci accorgiamo. Se questo è certamente un fattore di originalità, potrebbe lasciare delusi chi si aspettava un racconto più centrato sulla fantascienza.

Curveball Jeremy Sorese

L’aspetto grafico

Come per la storia, anche la grafica di Curveball è l’esito di una strana sintesi. Le figure sono rese con matite in scala di grigio che sembrano dare loro una certa plasticità alle forme. A queste si affiancano una serie di dettagli (specie per quanto riguarda i macchinari) resi con un acceso arancio fluorescente, creando un contrasto piacevole.

Lo stile è cartoonesco e deforma spesso fisionomie, espressioni e persino balloon, conferendo un dinamismo notevole alle tavole che, aiutate dalle matite in grigio, sembrano più uno storyboard che un fumetto e richiamano lavori come Il porto proibito di Turconi e Radice.

Dal punto di vista della ripartizione in vignette le soluzioni dell’autore sono spesso audaci: piuttosto che affidarsi ad una griglia fissa, Sorese sperimenta splash page, tavole al vivo, sovrapposizioni di vignette che, anche a causa dello stile grafico adottato, non sempre risultano di facile leggibilità. A volte il lettore deve indugiare sulla pagina per comprendere cosa sta succedendo o in che ordine leggere le battute di un certo dialogo.

Curveball Jeremy Sorese

Curveball, opinione conclusiva

In conclusione, Curveball di Jeremy Sorese è un esordio riuscito nonostante qualche soluzione grafica troppo audace ed alcune scelte narrative che avrebbero meritato una maggiore ponderazione. Ci sarebbe piaciuto, in particolare, che la sottotrama sci-fi avesse avuto maggiore rilievo, aiutata nella resa delle ambientazioni da soluzioni grafiche più chiare. Questi difetti, tuttavia, non inficiano un’opera di buona qualità.

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