In quest’articolo cercheremo di dare la spiegazione al finale della serie di Neon Genesis Evangelion, ormai cult indiscusso dell’animazione giapponese che nel corso degli anni si è guadagnato il titolo di essere una tra le opere più incomprensibili. Ma sarà davvero così? Sicuramente è quell’opera, che puoi trovare su Netflix, da cui ci si aspetta una classica linearità, ma che infine ci pugnala alle spalle. Quindi, cerchiamo di dare una spiegazione al finale della serie di Evangelion, un finale che ha parlato a intere generazioni e che lo farà ancora per moltissimo tempo.

Cosa c’è da sapere prima della spiegazione del finale di Evangelion?

Evangelion è una serie d’animazione del 1995 realizzata da Hideaki Anno e dallo Studio Gainax. La serie risulterà essere il primo di successivi progetti, per cui, se sei all’oscuro di ciò, consigliamo di leggere in che ordine vedere tutto quello che riguarda Evangelion.

Hideaki Anno, che in quel periodo attraversava gravi problemi personali, con Evangelion voleva sin dal principio comunicare allo spettatore vari messaggi a lui cari, conditi da una trama accattivante e ben raccontata. Tuttavia, in corso d’opera, a causa di problemi di budget, inizialmente ridusse il numero di episodi programmati e tagliò alcune piccole parti di trama che avrebbe aggiunto successivamente nelle Director’s Cut. Nonostante questo, arrivò agli episodi finali con un bilancio praticamente nullo. Così, per la realizzazione degli episodi 25 e 26 di Neon Genesis Evangelion, Hideaki Anno fece di necessità virtù, finendo per creare uno tra i finali più coraggiosi e profondi con cui è riuscito a mettere sotto i riflettori una particolare attenzione per l’animazione giapponese che prima di allora non c’era.

Decise quindi di abbandonare totalmente il racconto della trama dall’episodio 24, quindi puntare esclusivamente a quello che gli stava più a cuore sin dall’inizio: comunicare agli spettatori il messaggio finale e il cuore di Neon Genesis Evangelion.

Shinji durante il perfezionamento negli episodi 25 e 26.

Episodi 25 e 26, un viaggio onirico dentro noi stessi

“Ultimamente, dopo gli episodi 25 e 26, alcune persone si sono avvicinate a Evangelion. Non si tratta di fan degli anime. Per dirla tutta, molte sono donne e hanno detto di aver amato l’episodio 25. Molti fan degli anime invece sono furiosi. Capisco la loro rabbia e non posso fare a meno di ridere quando i più hardcore dicono che abbiamo fatto un lavoro schifoso con intenzionale negligenza. No, non lo abbiamo fatto. Nessun membro dello staff ha fatto un lavoro schifoso. Mi intristisce che questi amanti degli anime non riescano a vedere tutto il nostro impegno. Personalmente credo che la versione televisiva originaria del finale che siamo riusciti a mostrare sia bellissima”.

Citazione di un’intervista a Hideaki Anno, 1996

L’episodio 24 termina con Shinji che uccide Kaworu e per questa sua decisione si sente totalmente distrutto. Dopotutto ha eliminato l’unica persona che, nel giro di un solo episodio, era riuscita a valicare il suo muro d’animo, a capirlo e ad apprezzarlo per l’essere umano che era. Da qui ha inizio l’episodio 25 in cui Shinji viene interrogato, tramite una serie di didascalie bianche su sfondo nero, per le sue scelte e motivazioni che l’hanno portato a compiere il terribile gesto. Questa indagine è svolta all’interno di un luogo che ricorda un teatro abbandonato dove sono presenti un paio di sedie e qualche riflettore. Una scelta narrativa presente anche nell’episodio 26, adottata per poter interrogare Asuka, Rei e Misato e che rappresenta il Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo. Un luogo sicuramente meta testuale, dato anche dall’impossibilità di poter animare altro per via della mancanza di soldi.

In questo spazio onirico, i personaggi iniziano a parlare tra di loro e a sbrogliare le problematiche che li attanagliano, cercando di raggiungere delle possibili soluzioni che in verità non ve ne sarebbero.

Neon Genesis Evangelion spiegazione del finale
Asuka, Rei, Shinji e Misato nell’episodio 25.

La chiusura e l’escapismo

Nei due episodi finali è possibile notare prepotentemente i temi della chiusura e dell’escapismo. Temi che sono amplificati dalla crisi sociale e dei valori che imperversava il Giappone in quegli anni. In particolare, la generazione di Anno ha vissuto in pieno quella fase di profondi cambiamenti che, pervasa da un senso di vuoto, non sapeva più in cosa credere. Questa è una breve citazione di un’intervista che Anno rilasciò nel 1996:

“Odio il fatto che l’animazione sia diventata un mero rifugio. Nient’altro che un luogo dove nascondersi dalla realtà e dal dolore che la realtà porta con sé. In questo senso, credo che il nostro lavoro non riesca a toccare la realtà. Progressivamente, invece, sempre più persone trovano rifugio nell’animazione e se questo continuerà, diventerà una religione. In effetti, se avessi fatto per bene certe cose, avrei avuto il potenziale di diventare anch’io il fondatore di una nuova religione, ma l’idea non mi piace per niente”.

Citazione di un’intervista a Hideaki Anno, 1996

In questi episodi vediamo chiaramente il tema della chiusura e dell’escapismo tramite il parallelo tra Shinji, il quale trova il senso della sua esistenza con gli Eva, e lo spettatore che ha questo attaccamento morboso per gli anime. Tutto ciò si riflette nell’immagine evocativa di quel Shinji disperso in un mondo ricoperto da una fitta nebbia. Un mondo nel quale non ha punti di riferimento e non c’è nulla di visibile e comprensibile. In seguito, vediamo apparire la mano dell’Eva 01 che lo afferra e lo stritola come lui ha fatto con Kaworu. L’Eva01, nonostante lo comprima violentemente, rappresenta per Shinji quel qualcosa che lo tira fuori dalla nebbia, costituendo per lui stesso l’unico punto di riferimento. Non a caso, alla fine, il personaggio affermerà che non potrà smettere di pilotare l’Eva, giacché senza di esso sarebbe di nuovo perso nel nulla.

Prima di Neon Genesis Evangelion, nessun’altra opera d’animazione era riuscita a dare forma a quel disagio sociale ed esistenziale. La grandezza della serie è stata quella di usare tutta sé stessa per poter trasmettere le sensazioni che tutti noi, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo provato e che altri autori, passati e futuri, hanno voluto raccontare e racconteranno. Ed è questo che rende Evangelion non più un’opera solo giapponese, ma un’opera umana e universale.

Shinji nella nebbia nell’episodio 25.

Cos’é la realtà? Chi sono io?

Altro tema presente negli episodi finali, ed esplicate nelle domande che Shinji si pone, è cosa sia la realtà. La risposta chiave che viene detta a Shinji da Misato, Rei e Asuka è: «nessuno ti può capire. L’unico a poterti compatire e comprendere sei tu. Quindi, abbi cura di te stesso». Un concetto che viene espresso chiaramente anche dal titolo B dell’episodio 26 e cioè «Take care of yourself». Dal momento che la realtà non ci verrà mai incontro, e non avendo i mezzi per poterla controllare e modificare, ciò che resta è prendersi cura di noi stessi. Un messaggio molto chiaro che intende comunicarci la convinzione che noi siamo quelli che siamo e per sempre saremo.

Dopo tutta questa indagine interiore, Shinji matura quella consapevolezza che lo porterà a comprendere che il sé stesso di oggi non necessariamente sarà il sé stesso del domani. Lui può essere altre cose. L’angoscia e l’ansia che prova in quell’istante derivano esclusivamente dal fatto che, dopo la morte di Kaworu, ovvero l’ultimo angelo, non ci siano più nemici da combattere e da qui verrebbe meno l’essenza della sua attuale esistenza: essere un pilota. Gli Eva sono la rappresentazione metaforica dell’immagine che noi cerchiamo di mostrare agli altri. E tale messaggio lo possiamo notare non solo nel momento in cui i personaggi assistono ai tormenti di Shinji, ma anche nel momento in cui egli stesso si osserva all’interno di una realtà alternativa dai toni sereni e comici, la quale sfuma lentamente in dei copioni scritti.

Neon Genesis Evangelion spiegazione del finale

A tutti i children, Congratulazioni.

Il pensiero che lo spinge ad alzarsi dalla sedia e a rompere il vetro della realtà che lo circonda è il momento esatto all’interno del quale Shinji comprende che può esistere un’alternativa del sé in cui non sia un pilota di Evangelion. La realtà può quindi cambiare secondo il punto di vista da cui la si guardi. Ed è questo che rappresenta il concetto del Progetto del Perfezionamento dell’Uomo. Capire cosa siamo e chi siamo realmente. Un simbolismo narrativo con cui Anno rappresenta la necessità che noi abbiamo di relazionarci con il prossimo e la necessità di essere capiti per quello che siamo.

A mio padre, grazie
A mia madre, addio
e poi, a tutti i children…
Congratulazioni!

Frase con cui si chiude Neon Genesis Evangelion

Come sappiamo, dopo aver visto l’intera serie, Shinji fugge da tutte quelle possibili dispiacevoli situazioni che possano provocargli dolore. E l’ossessione che ha dell’idea di suo padre deriva dal fatto che è stato proprio suo padre a determinare in origine tutti i suoi atteggiamenti di chiusura a causa del suo abbandono a seguito della morte della madre. Quindi Shinji fugge da tutto ciò che possa ricollegarsi a suo padre.

Ma quel “a mio padre, grazie” nel messaggio con cui si chiude definitivamente la serie è l’istante in cui comprendiamo che Shinji si è lasciato alle spalle le sue paure e lo ringrazia perché, non sentendosi ormai più prigioniero di sé stesso, non ha più quel risentimento per quel padre che lo ha costretto a essere un pilota. Ma anzi, riesce a vedere e a riconoscere ciò che di buono gli ha dato suo padre, ovvero: persone che sono entrate nella sua vita, che lo hanno voluto bene e che lo hanno spinto a uscire dal guscio.

Evangelion ci spinge a fare quel passo necessario, affinché capiamo che ciò che ci sembra insormontabile, un domani potrà pur esserlo; tuttavia non ci deve inchiodare per sempre. Un messaggio che ci pone davanti l’idea che non è responsabilità degli altri mutare sé stessi, ma è solo una responsabilità che va cercata dentro di noi stessi. E nonostante tutto il tragico viaggio di questi 26 episodi che sublimano negli ultimi due, Shinji riesce nella sua reale impresa. Decide, pertanto, che cambiare è possibile.

Neon Genesis Evangelion spiegazione del finale
Shinji alla fine dell’episodio 26.

La spiegazione del significato finale di Evangelion

Poter spiegare veramente gli ultimi episodi di Evangelion è un qualcosa che forse non necessariamente deve essere fatto. Non è una soluzione algebrica. Piuttosto è un qualcosa che va sentito. Perché è come un abito che chiunque può indossare e fare proprio. Se volete approfondire, vi consiglio caldamente di sentire il podcast su Spotify dei ragazzi di Dummy System, una perla per qualsiasi appassionato di NGE. Concludo riportando un’ultima intervista a Shinji, l’alter ego di Hideaki Anno.

“Dopo la fine della trasmissione televisiva sono stato sempre peggio e sono andato da un medico. Ho anche seriamente contemplato il suicidio. Mi sentivo vuoto. La mia esistenza non aveva più significato. Senza minimamente esagerare, avevo messo tutto ciò che avevo in Evangelion. Davvero. Una volta finita la serie ho realizzato che non restava più niente dentro di me.

Ho chiesto al dottore cosa ne pensasse e lui mi ha risposto che si trattava di una crisi d’identità. Mi sentivo come se avessi preso del pessimo LSD. Mi ha detto anche che è incredibile che io abbia tirato avanti fin qui senza medicinali. E si, adesso mi sento piuttosto fortunato. Per capire se veramente volevo morire, sono salito sul tetto di questo stesso palazzo e ho sporto un piede aspettando di perdere l’equilibrio e cadere in avanti. L’ho fatto perché avevo bisogno di decidere che cosa fare. Perché se avessi voluto morire, sarei dovuto morire lì. Mentre se non lo avessi voluto, avrei dovuto fare un passo indietro. Beh, non sono morto. Ed eccomi qui.

Alla fine delle giornate di lavoro non tornavo mai a casa perché mi seccava fare quello sforzo. Semplicemente restavo sempre in studio. Non ero tornato che poche volte a casa in quell’anno. Però a lavoro, quando andavo in bagno, dovevo incontrare altre persone. Così un giorno in cui volevo restare solo sono tornato a casa per la prima volta dopo molti mesi. Non rifaccio mai il letto, così mi sono limitato a strisciarci dentro. Quando mi sono tolto i vestiti e sdraiato, ho avuto la sensazione che il mio intero corpo venisse inglobato da pensieri terrificanti. Insopportabilmente terrificanti. A quel punto sono scattato in piedi all’improvviso, in stato di panico. Mi sono buttato i vestiti addosso, ho afferrato il borsone, sono uscito in strada piangendo e urlando “taxi” per tornare in studio e li ho dormito.

Era questa la crisi d’identità. Non sento più di voler morire o qualcosa del genere. Ma non c’è niente che possa dire per spiegare come mi sento. Ecco, questo è quanto seriamente ho preso Evangelion. Mi chiedo perché gli esseri umani abbiano bisogno di trovare un senso alla propria esistenza. È perché non averne uno ci fa sentire ansiosi. Ma credo che sia più naturale per gli esseri umani sentirsi ansiosi che non felici. La felicità è un’illusione”

Citazione di un’intervista del 1996 a Hideaki Anno successiva alla conclusione di Neon Genesis Evangelion.

Alla luce di questa intervista, è bello comprendere come un regista e un essere umano, proprio in virtù delle sue condizioni personali, abbia saputo comunque dirci, tramite un’anime, di prenderci cura e di esplorare noi stessi. Evangelion finisce così. Con un «Congratulazioni». Un complimento per tutti coloro i quali sono riusciti ad arrivare a destinazione e a comprendere il vero messaggio alla fine di questo viaggio. E non credo potesse esserci altro finale migliore di questo. Se Evangelion non è un capolavoro, allora cosa lo è veramente?

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