Freaks Out è il secondo film di Gabriele Mainetti ed è nelle sale dallo scorso 28 ottobre.
Il film è uno spaccato del tutto originale ambientato durante la seconda guerra mondiale e racconta le vicende di quattro circensi dotati di poteri sovrannaturali.
Una pellicola inedita, molto internazionale che riesce a combinare il tema della guerra con un contenuto fantastico e fiabesco: una piacevole e autentica novità per il cinema italiano.
Il regista romano torna a dirigere dopo ben sei anni dal film d’esordio Lo chiamavano Jeeg Robot, e lo fa nel migliore dei modi, sulla falsariga del primo film che gli valse numerosi riconoscimenti tra i quali anche il David di Donatello per il miglior regista esordiente.

Dopo il grandissimo successo che Gabriele Mainetti riuscì ad ottenere con il suo film d’esordio, uscito nelle sale nel 2015, le aspettative per Freaks Out erano indubbiamente altissime.
Un modo insolito ma notevolmente centrato quello di riportare l’orrore e la brutalità della guerra sotto le vesti scherzose e grottesche di quattro circensi dotati di poteri fuori dal comune e capeggiati da un onesto e amabile prestigiatore ebreo.
Una perfetta combinazione di emozioni: dalle risate suscitate dai comportamenti dei quattro protagonisti all’atrocità della deportazione.
Dalla fittizia vivacità di una simpatica banda di partigiani meridionali alla follia disumana di un nazista e del suo disperato bisogno di vanagloria.

Locandina del film

La magia e la guerra, i due fuochi del film: la trama di Freaks Out

SPOILER ALERT: la trama potrebbe contenere degli spoiler

Il film è ambientato a Roma, nel 1943 e quindi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Israel, un gentile prestigiatore ebreo (interpretato da Giorgio Tirabassi) è il proprietario del piccolo e umile Circo Mezzapiotta dove si esibiscono quattro artisti con poteri speciali.

Matilde (interpretata da Aurora Giovinazzo), la Ragazza Elettrica, capace di produrre elettricità e di fulminare chiunque tocchi la sua pelle.
Cencio (interpretato da Pietro Castellitto), il Ragazzo Insetto, riesce a controllare a suo piacimento tutti gli insetti.
Fulvio (interpretato da Claudio Santamaria), l’Uomo Bestia, ricoperto totalmente da un lungo pelo e dotato di una forza sovrumana.
Mario (interpretato da Giancarlo Martini), l’Uomo Calamita, un nano che riesce ad attrarre oggetti metallici.

Israel

Il progetto dei cinque amici è partire per l’America per poter sfuggire alla guerra e soprattutto per cercare gloria e fortuna nell’ambiente circense d’oltreoceano.
Tuttavia, l’improvvisa scomparsa di Israel scombina i piani della combriccola romana.

Intanto nella capitale arriva il Berlin Zircus, una famosa compagnia di artisti tedeschi guidati da Franz, un nazista schizoide dotato di sei dita per mano e di un grande talento per il pianoforte.
Il musicista, però, possiede anche uno strano potere di chiaroveggenza.
Franz, infatti, grazie all’utilizzo di sostanze stupefacenti, riesce a presagire il futuro e anche a utilizzarlo a proprio interesse.

Fulvio, Cencio e Mario decidono di recarsi da Franz per cercare di entrare nel famoso circo tedesco.
L’unica ad opporsi alla decisione è Matilde che, spinta da un legame d’affetto e paterno con Israel, va proprio alla sua ricerca e così le strade dei quattro artisti si separano.

Il segreto di Matilde e il flagello tedesco

Mentre è sulla tracce di Israel, Matilde si imbatte in una stravagante banda di partigiani dall’aspetto bizzarro e dall’accento meridionale, capeggiati dal Gobbo (interpretato da Max Mazzotta) che venuto a conoscenza del potere della ragazza, cerca di sfruttarlo per combattere i nazisti.
Insieme riescono a rintracciare Israel, incatenato su un camion e in viaggio in direzione del campo di concentramento a lui destinato.
Tuttavia, la ragazza, incapace di valersi della sua dote alla propria volontà, non riesce a salvarlo.
Successivamente Matilde svela che a causa del suo potere fuori dal comune, quando era bambina ha accidentalmente ucciso sua madre.
Ed è per questo motivo che lei non riesce a padroneggiarlo con lucidità, senza essere sopraffatta dalle emozioni e dal terribile ricordo che la lega alla tragica morte della madre.

Fulvio, Cencio e Mario, intanto, una volta giunti al Zircus, vengono accettati da Franz che in una delle sue visioni aveva già previsto l’arrivo di quattro supereroi.
Poco dopo, infatti, anche la giovane ragazza viene ritrovata dai nazisti e portata forzatamente al cospetto dell’artista tedesco.
I quattro vengono intrappolati in attesa della loro comparsa nel circo berlinese.
L’intento di Franz, in realtà, è mostrare le loro peculiarità al fratello Amon e al feldmaresciallo Kesselring per poter sfruttare i poteri dei quattro freaks in guerra.
Tuttavia, grazie al prezioso potere di Matilde, tutti e quattro riescono a fuggire con l’intento di ritrovare il treno dove viaggia Israel.

Riusciranno i quattro eroi a salvare il loro amabile capitano e a sfuggire alla furia di Franz e dell’esercito tedesco che cercano di rintracciarli?

I freaks di Roma: eroi o fenomeni da baraccone?

Nell’emozionante e coinvolgente favola scritta e diretta da Gabriele Mainetti si rivive la condizione dell’eroe che, per volontà o per destino, è costretto a possedere poteri fuori dal comune.
Tuttavia, come si è abituati a vedere nei kolossal del cinema hollywoodiano, dove vengono quasi sempre raccontate e descritte le vicende che portano il protagonista a possedere particolari doti, in Freaks Out ciò non accade.
Fulvio, Matilde, Cencio e Mario possiedono poteri sovrannaturali ma non si viene mai a conoscenza come riescono a possederli.
E probabilmente questo è un fattore a vantaggio nel film.
Non è una narrazione basata sulla figura dell’eroe, visto come trionfatore contro le forze del male a beneficio dei più deboli.

Anzi. I deboli e reietti sono loro, costretti a conservarsi nella clandestinità, incapaci a vivere la quotidianità a causa di quei poteri che li rendono proprio così speciali e unici.
La giovane Matilde che non riesce a contrastare le normali fragilità di un adolescente perché troppo presto chiamata a combattere guerre e angosce ben più grandi di quelle di una ragazza della sue età.
Fulvio, costretto a nascondere il suo aspetto selvaggio e disumano ma dotato di grande eleganza e gentilezza.
L’albino ed estroso Cencio che dietro le sue bizzarrie cerca di nascondere un forte sentimento per Matilde e un forte bisogno di attenzione.
E Mario che mostra tutta la sua facciata infantile e ingenua, senza apparenze.

Da sinistra, Matilde, Mario, Fulvio e Cencio

Freaks Out: il focus del film

Infine una domanda che nasce spontanea e che può racchiudere il vero significato del film: perché è stato ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale?

Una narrazione del genere poteva essere tranquillamente ambientata in qualsiasi periodo: magari ai giorni nostri o addirittura in un immaginario futuro distopico.
Tuttavia Mainetti decide di collocare questa toccante storia nel 1943, in piena guerra, e la scelta non è certamente casuale.
Un po’ come era avvenuto in Bastardi senza gloria, la celebre pellicola di Quentin Tarantino, Gabriele Mainetti si prende il rischio di riscrivere in qualche modo la storia, di adattarla con personaggi, in Freaks Out addirittura fantastici, che c’entrano ben poco con la guerra, con i nazisti e con la storia in generale.

Un soggetto grandioso, fantastico e frutto della fantasia incastonato magistralmente in un periodo storico dell’umanità che di grandioso ha ben altro.
L’orrore e l’oscenità, prodotti dell’invenzione più inutile che l’uomo potesse mai creare, la guerra.
Inoltre, il film è anche una riflessione sull’uomo e sull’essere umano in generale.
Chi è più umano tra coloro che si sentono di esserlo ma hanno poteri inumani e coloro che invece lo sono ma decidono di impiegare la propria esistenza per generare morte e dolore?

I freaks scrutano l’orizzonte

Gabriele Mainetti: presente e futuro del cinema italiano e non solo

Non è una piacevole sorpresa ma una splendida conferma.
Dopo aver esordito nel 2015 con Lo chiamavano Jeeg Robot e riportato il genere fantastico quest’anno con Freaks Out, Gabriele Mainetti dimostra come il cinema italiano possa ancora regalare pellicole preziose e ricercate.
Si può affermare, infatti, che il cinema italiano ha conosciuto negli anni un netto declino rispetto all’eccellenza raggiunta dal secondo dopoguerra alla fine del XX secolo.

Tutti i registi affermati, infatti, riconoscono di aver appreso da Fellini, Leone o Pasolini e tanti altri, l’arte della direzione cinematografica, tanto da essere considerati dei veri e propri maestri.
Da Spielberg a Scorsese, da Coppola a Tarantino; nessuno escluso.

In riferimento a questo, Mainetti insieme ad altri pochi registi italiani tra cui Tornatore, Sorrentino, Moretti (in concorso al Festival di Cannes per Tre Piani) e Lina Wertmüller, conferma di essere una vera e propria eccellenza del cinema italiano del presente e soprattutto del futuro.

Freaks Out è un film molto internazionale.
Capace di estasiare chi lo guarda anche attraverso una fotografia straordinaria e dei costumi d’eccezione. Anche grazie alle bellissime musiche composte dallo stesso Mainetti insieme al musicista Michele Braga.

Previsione dei David di Donatello?
Tante nomination e tante vittorie e sarebbero più che meritate.
Ma guardiamo oltre. Già sappiamo che il film a rappresentare l’Italia agli Oscar 2022 nella sezione Miglior Film Internazionale sarà É stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino.
Ma chissà se già l’anno prossimo in diverse categorie o in futuro con altri film, Gabriele Mainetti riuscirà a regalare qualche soddisfazione anche in ambito internazionale.
Di certo, ciò che ha già fatto, è aver diretto un film degno del Cinema Italiano con la C maiuscola!






Freaks Out: recensione del film capolavoro di Gabriele Mainetti
Un film italiano ma molto internazionale, una vera perla del cinema italiano contemporaneo. Interpretazioni attoriali perfette e la storia emoziona e trasporta.
PRO
Trama coinvolgente
Combinazione tra magico e drammatico
Fotografia, costumi ed effetti speciali
Uso espressivo del romanesco
CONTRO
8.8

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