La nuova serie TV Netflix che richiama il rapporto madre-figlia di Una mamma per amica adattandolo a una realtà più moderna e attuale, non priva di critiche.

Due protagoniste dalle molteplici facce

Ginny e Georgia Miller, due donne, figlia e madre, rivali e complici. La prima, un’adolescente alla scoperta dell’amore, in cerca di amicizie stabili e di sicurezze. Figlia di un padre fotografo, più in viaggio che a casa, e di una madre dalla bellezza invadente. La seconda, una giovane donna diventata genitore a soli 15 anni. Ora trentenne, vive nei segreti di una vita difficile che l’ha resa una scaltra combattente. Stanca di dover continuare a scappare con i figli, cambiando continuamente vita e residenza, va in cerca di un amore che le dia sicurezza e che la renda libera. Una madre disposta a tutto pur di garantire a Ginny e al fratellastro Austin le opportunità che lei non ha potuto avere.

Le diverse esperienze di vita ed età entrano continuamente in conflitto, creando un rapporto di amore e odio tra madre e figlia. Due donne apparentemente diverse, accumunate da una stessa necessità: non soccombere agli altri.

Brianne Howey e Antonia Gentry in una scena di Ginny & Georgia

Le differenti realtà degli Stati Uniti attraverso le loro vite

Tramite la vita delle due donne, entriamo in contatto con diverse realtà statunitensi. Il passato di Georgia ci catapulta nella vita delle famiglie povere dell’Alabama, in cui droga e violenza influenzano la vita dei giovani, lasciandone una traccia indelebile. Una dimensione da cui Georgia cerca di sfuggire fin da ragazzina, cercando di riscattarsi, negando il nome di battesimo e le sue origini, costruendosi così una nuova identità capace di tutto, tranne che distaccarsi definitivamente dalle figure maschili del suo passato. Uomini di cui veniamo a conoscenza tramite ricorrenti flashback, strumenti utili per comprendere la complessità e la molteplice natura della donna.

Attraverso uno dei tanti tuffi nel passato di Georgia, capiamo l’importanza della fittizia cittadina di Wellsbury nel suo immaginario. Un luogo privo di problemi, dove le madri devono solamente preoccuparsi di mandare i figli nei college più prestigiosi del paese. Visione puerile che viene smontata col susseguirsi della trama.

Il tempo presente della serie è interamente ambientato proprio nella tanto desiderata Wellsbury, dove Georgia va a vivere con i figli in una lussuosa villa. Entriamo così in contatto con una realtà completamente distante da quella del suo passato. Il trio Miller deve tener testa alle ricche famiglie del New England, dove madri agguerrite si sfidano per popolarità e successo, più attente all’opinione dei vicini che dei propri figli.

In questo contesto impariamo a conoscere Ginny, alle prese con ormoni e amiche esplosive, incomprensioni razziali e conflitti genitoriali. Figlia ribelle e sorellastra eccezionale di Austin, bambino timido e gentile il cui padre è in prigione.

Lauren Graham e Alexis Bledel sul set di Una mamma per amica

L’inevitabile paragone con Una mamma per amica

Questo intreccio di storie ricorda fin dai primi minuti un’altra fortunata serie TV: Una mamma per amica. Paragone inevitabile considerando che in entrambi i casi le protagoniste sono una giovane madre e la figlia adolescente, alle prese con litigi, intrighi amorosi e segreti. Il richiamo diventa ancora più esplicito quando ci viene presentata la figura del barista Joe, facilmente riconducibile al tanto amato Luke, entrambi innamorati di una delle due protagoniste, la madre, e proprietari del locale dove nascono pettegolezzi e drammi, accompagnati a qualunque ora da un bicchiere di vino bianco.

Il distacco di 20 anni tra le prime stagioni delle due serie si percepisce però fin da subito. Con Ginny & Georgia, Netflix cerca di proporci una versione moderna della vicenda, più aperta alla scoperta di etnie e orientamenti sessuali diversi, affrontata con la libertà di espressione e di rappresentazione tipica del colosso statunitense che non ha paura di mostrare realtà con cui i giovani entrano in contatto quotidianamente. Wellsbury diventa così palcoscenico di storie torbide, di insicurezze e intrighi, attraverso contesti estremamente realistici ed espliciti, richiamando sensazioni più in linea con Riverdale o Pretty Little Liars.

“L’avrei vista lo stesso se non fossero tutti così attraenti?”

La scelta del cast appare azzeccata, rendendo i personaggi piacevoli e simpatici.

Le protagoniste Brianne Howey (Georgia) e Antonia Gentry (Ginny) riescono ad apparire come due donne forti e capaci di badare a sé, ma con un lato oscuro e imprevedibile. Senza tralasciare però l’aspetto leggero tipico delle dramedy.

Entrambe di bel aspetto, ci forniscono, col resto del cast, un insieme eterogeneo di attori e attrici esteticamente degni di nota e adatti a soddisfare anche i gusti più particolari. Scelta al quanto furba per Netflix che si aggiudica una buona fetta di pubblico grazie alla bellezza dei personaggi, dando così un aspetto un po’ spicy alla storia.

Sorge naturale chiedersi:

“L’avrei vista lo stesso se non fossero tutti così attraenti?”

Probabilmente sì, ma con minor enfasi.

Il commento di Taylor Swift su Twitter

Le critiche di Taylor Swift e del pubblico

Negli ultimi giorni Netflix è stato accusato di aver utilizzato battute sessiste e un linguaggio razzista all’interno di Ginny & Georgia.

In particolare, la pop star Taylor Swift ha richiamato l’attenzione dei suoi follower su Twitter per denigrare il commento, in cui una delle protagoniste viene accusata di aver avuto più partner della famosa cantante. Ovviamente il mondo social ha risposto con l’hashtag #RespectTaylorSwift sostenendo così la celeb.

Come lei, altri personaggi famosi vengono citati nelle conversazioni degli adolescenti della serie, da Lana Del Rey definita “scontata” a Lady Gaga criticata per i lavori successivi al film A Star Is Born.

Considerando che la sceneggiatura vuole dar voce all’adolescente americano medio, nella realtà di oggi sarebbe così difficile immaginare che facciano simili battute?

Netflix conosce l’impatto delle frasi sessiste sul pubblico e l’importanza del Movimento Me Too.  Il fatto che la protagonista Ginny dica:

"Tu hai il mio pieno consenso a procedere” 

prima di fare l’amore, dimostra che i tempi sono cambiati e che la piattaforma ne è consapevole. Così come è cosciente dell’influenza negativa che ha l’utilizzo di un linguaggio razzista, seconda critica mossa nei confronti di Netflix sempre in questi giorni.

Le controversie fanno riferimento ad un particolare momento di tensione tra Ginny e l’amico Hunter, entrambi figli di due etnie diverse: Jinny mulatta e Hunter nato da madre americana e padre cinese.

Sia Jinny che Hunter soffrono perché non si sentono accettati dalle rispettive comunità, seppur differenti. Così, al termine di una feroce discussione, utilizzano stereotipi razziali, l’uno contro l’altro. Un linguaggio più rispettoso, avrebbe reso in ugual modo il dolore e le difficoltà a cui molti individui nati da due etnie diverse vanno incontro?

Netflix vuole rappresentare la realtà. Per farlo, non può censurare il linguaggio dei propri personaggi per evitare di urtare la sensibilità degli spettatori, sempre più politicamente corretti, rischiando di porre la credibilità dei dialoghi in secondo piano. Consapevole, inoltre, che gli haters fanno più scalpore, dando così inconsapevolmente maggiore visibilità alla serie TV.

Aspettando la seconda stagione

Nonostante le critiche, la serie TV risulta piacevole ed intrigante, adatta a soddisfare i bisogni anche dei più accaniti binge-watcher. Dieci puntate da quasi un’ora ciascuna da vedere tutte in una volta.

Un finale discutibile e un po’ sotto tono, rispetto al resto della serie, che ci lascia con l’amaro in bocca. Sperando che l’entusiasmo della prima stagione non vada a perdersi, rimaniamo in attesa che Netflix annunci la seconda.

Sveva Burchielli
Sono una persona molto curiosa a cui piace scoprire nuovi interessi e sperimentare al di fuori della propria zona di comfort. Ma l'unica passione che rimane invariata, sempre e comunque, è quella per il cinema, con me fin dall'infanzia.

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