“L’olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della Memoria” -Primo Levi

Il 27 gennaio 1945 è una data particolarmente significativa perché le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz, aprendo i cancelli del campo simbolo della Shoah e ponendo fine alle atroci barbarie naziste.

Oggi ricordiamo il crimine più efferato e terribile della nostra storia, in cui tutti i diritti umani vennero calpestati. Ricordiamo milioni di donne, uomini e bambini sterminati nei campi di concentramento. Ricordiamo il male, assoluto, di uomini verso altri uomini. Ricordiamo perché la memoria è importante. C’è sempre il rischio che i volti bui della storia riappaiano e l’unico modo per evitarlo è conoscere.

La Giornata della Memoria è un momento per riflettere su ciò che è stato l’abisso dell’umanità, su come ci si è arrivati. L’unica speranza che abbiamo, per il nostro futuro, è mantenere intatta la memoria del passato. “Siate farfalle che volano sopra il filo spinato” – Liliana Segre.

Viaggio senza ritorno, il documentario di Alberto Angela

In onore di questa giornata vi proponiamo la visione del documentario “Viaggio senza ritorno“, una puntata di Ulisse – il piacere della scoperta, condotto da Alberto Angela, incentrato sul lungo viaggio senza ritorno delle donne, dei bambini e degli uomini ebrei che, il 16 ottobre 1943 furono catturati a Roma dalle SS e portati in treno ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Ad inizio puntata Alberto Angela ha lanciato un importante messaggio ai giovani, affinché orrori e crudeltà come l’Olocausto non debbano essere dimenticati e non debbano più ripetersi.

Nel corso della puntata sono presenti le testimonianze di alcuni abitanti dell’ex ghetto della capitale, allora bambini, scampati alla razzia del sabato nero di Roma per pura fatalità o grazie alla solidarietà di alcuni cittadini non ebrei. Solo pochissimi sopravvissero agli stenti e agli orrori dei campi di concentramento.

Ulisse: il piacere della scoperta 2018 - Viaggio senza ritorno - Video -  RaiPlay
Immagini tratte dal documentario

Il dolore indicibile diventa parola

Il dolore ineffabile diventa parola con i versi della poetessa Wislawa Szymborska: «Lo dicono cieco, ma l’odio ha la vista acuta di un cecchino», la frase di Primo Levi: «È accaduto, quindi può accadere di nuovo» e le lacrime di Modiano per la sorella stremata a cui tira una fetta di pane.

«Molti non conoscono le leggi razziali, cosa voglia dire essere considerati diversi»
dice Angela. «Abbiamo deciso di parlarne cercando di essere presenti in quei minuti, in quei luoghi. I calci, le urla. Oggi a Roma davanti alle case dove i tedeschi rastrellarono 1023 persone (solo sedici sopravvissuti), c’è una pietra d’inciampo, per ricordare chi non è tornato. »

Le testimonianze

Liliana Segre, senatrice della Repubblica

Le storie di Liliana Segre, su un treno merci partito dal triste binario 21 della stazione di Milano e di Sami Modiano, su un battello salpato da Rodi e usato fino a quel momento per il trasporto del bestiame, convergono e abbracciano quella dei sei milioni di ebrei europei sterminati per volere del Terzo Reich.

Giornata della Memoria, Sami Modiano e l'arrivo a Birkenau: "Le botte a mio  padre, la rasatura, il pigiama a righe, il tatuaggio: ero B7456" - Il Fatto  Quotidiano
Sami Modiano

“Sei espulso dalla scuola”. A un bambino di otto anni che sa di non avere fatto niente di male cade il cielo in testa» racconta Sami Modiano. «Vedo l’insegnante che quasi mi asciuga le lacrime: “Non hai commesso niente di male, vai a casa. Papà ti spiegherà il motivo”. Non ho capito a 8 anni e non lo capisco adesso che ne ho 88 perché sono diverso. È una colpa essere ebrei?».

Anche la senatrice a vita Liliana Segre ricorda quella parola – “espulsa” – «gravissima per una bambina che doveva andare in terza elementare. Me la sono portata dietro tutta la vita». Liliana Segre ricorda il viaggio sui vagoni blindati: «Non c’era luce né acqua, solo un secchio per i nostri bisogni. Erano giornate fatte di pianti, preghiere. E il silenzio di quando si sta per morire. Nessuno di noi sapeva cosa fosse Auschwitz».

Altre testimonianze in onore della Giornata della Memoria

Emanuele Di Porto è già sul camion delle SS, ma si salva perché la madre lo spinge fuori. Non la rivedrà più. Rimasto solo, sale sul tram. «Sono ebreo» dice al bigliettaio che gli dà un pezzo di pane. Mario Mieli deve la vita alla sconosciuta che lo prende in braccio, Gabriele Sonnino ricorda il lattaio che strappa dalle mani di un tedesco la sorellina. Achille Costaguti apre la porta vestito da gerarca, giurando che non avrebbe mai nascosto ebrei: nascondeva sedici famiglie. Nando Tagliacozzo spiega come il padre fu tradito da un amico.

La tappa finale del Viaggio

Il Viaggio senza ritorno si conclude a Berlino, allo Jüdisches Museum e al Memoriale dell’Olocausto. «Dalla ex Jugoslavia al Ruanda i genocidi hanno continuato a esistere» spiega «Ricordare è un vaccino, significa creare anticorpi affinché non accada mai più».

Alberto Angela dalla Polonia ha mostrato, portandoci per mano, come e dove vivevano i pochi sopravvissuti ai treni della morte e la tragica fine che invece spettava a chi all’arrivo nel campo era destinato alle camere a gas. L’incomprensibile macchina di sterminio nazista, tanto illogica quanto fredda, calcolatrice ed efficiente. E l’odio, la soluzione finale con la quale venne deciso di sterminare gli ebrei, i simboli del potere e il cuore della tragedia dell’Olocausto sono rinchiusi nella città che più ha dovuto fare i conti con un passato difficile: Berlino.

ArchiPills| Memoriale all'Olocausto Berlino di Peter Eisenman
Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa


Nel Museo ebraico sono conservati scarpe, vestiti, oggetti appartenenti a bambini, donne, uomini, sterminati dai nazisti, e il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa. Qui è presente una frase di Primo Levi sull’Olocausto, che suona con come un insegnamento per tutta l’umanità: E’ accaduto, quindi può riaccadere di nuovo”.

Il Museo ebraico di Berlino: un esempio di architettura emozionale, per non  dimenticare - Libreriamo
Il Museo Ebraico di Berlino

E noi cosa possiamo fare ?

Per evitare che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta nuovamente, occorre ricordare. Uno strumento essenziale per fare ciò è l’informazione, la lettura e l’ascolto della viva voce dei testimoni sopravvissuti. Conoscere è l’obiettivo che tutti noi dovremmo prefiggerci. Affinché non si dimentichi lo strazio delle persone innocenti e ciò che loro hanno sopportato e vissuto, privati di ogni cosa, di ogni affetto e della loro stessa dignità. Meditiamo che questo è stato, riflettendo sulle vicende storiche, sulla nostra fortuna, sulla nostra libertà e sulla nostra vita.

Ricordare è fondamentale oggi, in futuro e sempre.

More in:Film&SerieTV

You may also like

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *