Good Time è un film scritto e diretto da Josh e Benny Safdie. Due registi dal cognome per nulla sconosciuto, dal momento che entrambi sono famosi per l’opera Diamanti grezzi (qui è possibile trovare un nostro articolo). Good Time, di cui vi offriamo una recensione, è presente all’interno del canale streaming Netflix, ed è uno di quei prodotti che mostra la grandezza e la bravura di due importanti registi.

Mediante tale pellicola, i fratelli Safdie cercano di raccontare una storia piuttosto toccante, dai contorni molto forti e reali. E alla base di tutto troviamo due fratelli (guarda caso!) che cercano di vivere come meglio possono all’interno di un mondo complicato e brutale. Uno è interpretato dall’ottimo Robert Pattinson; l’altro, invece, da Benny Safdie.

Per chi conoscesse i due registi, saprebbe sin da subito le modalità con cui sono strutturati i rispettivi film. Il loro marchio di fabbrica è quello di essere due registi indipendenti, i quali sfruttano al massimo la potenza della camera da presa. Essi, infatti, per mezzo di determinate inquadrature e l’ausilio di un energico sonoro, catturano lo spettatore in una storia da cui uscirne è piuttosto difficile. Nel mezzo, ovviamente, vi è tutta la loro poetica, estremamente attuale, estremamente contemporanea.

Good Time recensione: due fratelli

Good Time recensione

È interessante notare come la trama di Good Time si svolge nell’arco di ventiquattro ore. Ci troviamo a New York e Connie Nikas cerca di convincere il proprio fratello minore Nick, affetto da una disabilità dello sviluppo, a compiere una rapina in banca. Lo scopo è quello di fuggire in Florida con tutta la refurtiva. Così entrambi si recano in banca con addosso due maschere finte e allo sportello minacciano l’impiegata che li accontenta subito. Preso il malloppo, fuggono senza alcun minimo sospetto.

Sennonché qualcosa va storto. All’interno del veicolo di fuga, una mazzetta-civetta, inserita all’interno della borsa, esplode, macchiando sia i contanti, sia i due ladri. Connie e Nick, braccati sempre più dalla polizia, tentano in tutti i modi la fuga; fino a quando, per triste sorte del destino, il fratello minore viene arrestato. E sebbene mostri seri problemi dovuti al suo handicap, viene rinchiuso all’interno di un carcere di Rikers Island insieme a criminali comuni.

Connie, in tutto ciò, è consapevole che deve aiutare il fratello a uscire dal carcere. È conscio che non potrà sopravvivere. Quindi decide dapprima di pagare la cauzione, sfruttando la carta di credito di Corey, una donna insicura che lo ama follemente; la cui carta, però, viene congelata dalla madre di lei. Per poi decidere di farlo evadere dall’ospedale dopo che egli scopre che Nick è stato ricoverato al seguito di un pestaggio.

Un racconto del contemporaneo

È sorprendente constatare come la trama di Good Time si circoscriva in una sola giornata. E in quella sola e unica giornata, oltre al racconto di una rapina, ovvero di un evento all’ordine del giorno specie in una grande città come New York, vi è davvero tanto altro. I fratelli Safdie, infatti, sfruttano tale espediente narrativo per raccontare una vicenda che, molto spesso, rimane nascosta, celata, offuscata agli occhi dei comuni mortali che vivono persi nel presente. Ed è proprio del presente, di quel eterno ed esasperante presente, che i registi provano a narrare la storia di due vite umane.

Grazie ai primi piani, alle ambientazioni claustrofobiche, al sonoro martellante e alle inquadrature fugaci, Good Time mette in scena la frenetica condizione umana. La pellicola diventa, gradualmente, una terribile prigione da cui sia i protagonisti, sia lo stesso spettatore, sembrano rinchiudersi. E non è un caso, infatti, che il finale è la sintesi di tale prospettiva, giacché Connie viene catturato dalla polizia, quindi imprigionato, mentre Nick è costretto a vivere in un centro di salute mentale. È come se tutto, infine, rientrasse al proprio posto, ognuno nelle rispettive condizioni. È un cerchio che si chiude definitivamente.

Così facendo, allora, lo stesso titolo diventa una beffa. O, per meglio dire, il gesto ironico di due registi che invitano a riflettere e ad andare al di là della semplice trama. Ma come disse, parafrasando, un noto scrittore americano, l’ironia non è altro che il canto del prigioniero che oramai ama la sua cella. I due fratelli cercano di uscire dalla prigionia del presente, con esiti tutt’altro che positivi. Ciò che li resta da fare, è unicamente quella di accettare la rispettiva condizione. E limitarsi a esclamare good time, illudendosi che tutto vada per il verso giusto.

Good Time recensione: l’importanza di Connie

Connie è indubbiamente il protagonista. Ci viene presentato come un fratello modello che ha a cuore il proprio fratello minore, tanto che preferisce trattarlo da essere umano piuttosto che da relitto della società. E sebbene sia un criminale, i gesti di Connie sono finalizzati al bene suo e di Nick, la sua unica famiglia.

Tuttavia in Good Time ci viene svelato il suo lato negativo. Sfrutta, infatti, il fratello per la rapina; sfrutta Corey per il pagamento della cauzione; e inoltre sfrutta la ragazzina che, affascinata, preferisce nasconderlo dalla polizia. Connie è tutto questo, l’essere umano ibrido, in cui convivono tratti positivi e tratti negativi.

Analizzando più a fondo, i fratelli Safdie costruiscono un Connie come il perfetto prototipo di uomo che vive all’interno della società contemporanea. La sua vita è una costante corsa contro il tempo frenetico del presente, da cui cerca di fuggire per mezzo delle sue scelte, il più delle volte errate. È l’uomo superficiale ed egoista; colui il quale pensa solo a se stesso ed è privo di sani valori.

Allo stesso tempo, però, c’è da dire che Connie risulta essere così per via di un passato turbolento. A grandi linee si comprende che in lui vi è una colpa non-colpa, artefice di un trascorso alquanto complesso. E diviene, pertanto, il prodotto di una società che ha fallito, ma che non si assume alcun tipo di responsabilità.

Connie è, a conti fatti, un perdente e ciò a cui assistiamo è la sua terribile caduta. Questa è l’essenza di Good Time. Questa è l’essenza del capolavoro dei fratelli Safdie.

Good Time: recensione del film dei fratelli Safdie
Good Time è, a conti fatti, il capolavoro dei fratelli Safdie. È il triste racconto di un uomo contemporaneo, il quale si trova perso all'interno di una realtà che gli risulta fugace e sempre più claustrofobica.
PRO
Trama
Recitazione di Robert Pattinson
Fotografia
CONTRO
A non tutti può piacere lo stile dei fratelli Safdie
7

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