Il bambino con la fionda nasce da una straordinaria storia vera, una storia di lotta, di sopravvivenza, di innocenza e di guerra, protagonista della recensione che segue. Sullo sfondo di questo quadro letterario, la scrittrice Vanna De Angelis dipinge — con un tratto audace dalle sfumature amare — l’inconfondibile paesaggio di Varsavia al tempo della Seconda Guerra Mondiale. Ecco come, attraverso lo sguardo innocente e ingenuo di un bambino, l’autrice obbliga il lettore ad aprire gli occhi sull’orrore e la violenza di un regime su cui molti invece (gli occhi) hanno preferito chiuderli.

La recensione de “Il bambino con la fionda”, un racconto emozionante tratto da una storia vera

Come sarebbe se per gioco diventaste il piccolo Davide, quello che vinse con la sola fionda il grande e potente Golia? E se invece foste improvvisamente costretti a diventarlo, trascinati con forza in un luogo grigio e tetro, abitato da fantasmi, soli, con in pugno unicamente una fionda e circondati da migliaia di Golia? Marek lo sa, anzi, lo saprà molto bene. Saprà cosa vuol dire essere un bambino ebreo di appena nove anni nella Polonia occupata dai nazisti. Solo in un ghetto, con la fame e il freddo che lentamente lo divorano e i fucili puntati addosso. Saprà cosa vuol dire essere costretto ad abbandonare il paradiso dell’infanzia per essere catapultato nell’inferno degli adulti.

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Vanna De Angelis, autrice del romanzo «Il bambino con la fionda» (Edizioni Piemme), finalista del premio Bancarella 2013.

La trama

La vicenda ci presenta inizialmente Marek, un bambino come tanti. Marek vive tranquillo e libero la sua infanzia per le vie di Varsavia, suonando il violino e leggendo molto. Come tanti, è legato da un affetto naturale e incondizionato verso la madre, proprio la stessa che per amore cerca di tenerlo all’oscuro di tutto quello che accade dietro l’angolo, nel ghetto. Protetto sotto le sue grandi ali premurose, insieme alla sua sorellina Nina, Marek è quasi del tutto incosciente dello sterminio che si sta compiendo a pochi passi da casa.

Nel momento in cui le SS piombano nella scuola clandestina durante la recita, Marek verrà bruscamente a contatto con la realtà. I nazisti sembrano essere ormai ovunque. Con la deportazione del padre e altre perdite affettive, Marek inizia a confrontarsi in prima persona con l’epoca di terrore in cui sta vivendo. Fra conversazioni origliate, confessioni, pianti amari, il nostro protagonista dovrà affrontare la solitudine e la sopravvivenza nel ghetto, con un cuore andato oramai «al diavolo». Incastonate nella sua dura lotta per la vita, brillano un barlume di speranza e una promessa da dover mantenere a tutti i costi.

Il bambino con la fionda: una commovente storia di coraggio e resistenza

Una storia che fa riflettere, una narrazione semplice ma mai banale, un racconto profondamente arricchito dalla prospettiva creata dall’autrice. Un punto di vista nuovo, tanto innocente quanto contemporaneamente realistico. Con uno stile brillante e particolareggiato, l’autrice riesce a immedesimarsi in modo incredibilmente efficace nella mente di Marek, coinvolgendo il lettore a tal punto da assimilare quelle emozioni e far propria quella speranza. Grazie ai numerosi flashback e alle taglienti anticipazioni sul destino dei vari personaggi, l’attenzione del lettore non può che rimanere costantemente alta.

Il bambino con la fionda è una storia vera in cui — sul grigio sfondo del ghetto di Varsavia annerito dalle divise delle SS — brilla viva la forza di chi oppone resistenza. Una storia in cui emerge quel coraggio emozionante di chi per la prima volta alza la testa e vuole cambiare il proprio destino. Un libro avvolgente che ci fa combattere, a fianco del piccolo ma coraggioso Davide, la disperata lotta contro l’arrogante e «nazista» Golia.

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