Kena: Bridge of Spirits ha da sempre incuriosito un gran numero di giocatori sin dalla sua prima apparizione. Il titolo di Ember Lab, in collaborazione con Sony, è un’opera prima e per questo le aspettative erano abbastanza moderate. Nonostante questo, dai trailer il gioco sembrava promettere veramente grandi cose per un indie, soprattutto a livello visivo. Vediamo se queste promesse sono state mantenute anche nel gioco completo.

Una favola moderna

C’era una volta una dolce, ma allo stesso tempo agguerritissima, Guida Spirituale con il compito di riportare la pace in un villaggio corrotto da una forza misteriosa che lo ha privato del suo antico splendore. Ci troveremo quindi a dover vivere le storie degli abitanti del villaggio, ormai diventati spiriti, per cercare di liberare il territorio. Queste storie toccano diversi temi in modo tutt’altro che superficiale, riuscendo contemporaneamente a emozionare e a far riflettere. Il tutto scorre per più di dieci ore come fosse una lunga favola. In tutto ciò troviamo i Rot, queste adorabili creaturine dal sorriso innocente, che ci accompagneranno per tutta l’avventura aiutandoci sia nei combattimenti che nei puzzle ambientali. Se proprio vogliamo trovare una pecca alla narrazione potremmo citare degli elementi solamente accennati del passato di Kena che però non vengono granché approfonditi. Nulla di così grave, ma anzi potrebbe essere un ottimo spunto per un possibile altro capitolo.

Kena: Bridge of Spirits

Semplice ma efficace

Già dai filmati mostrati negli ultimi mesi potevamo intuire quanto il gameplay di Kena: Bridge of Spirits fosse semplice; questo però non significa che sia anche facile da padroneggiare o banale. Partiamo dalla prima cosa che si percepisce: i comandi sono responsivi al massimo e restituiscono un bel feeling al giocatore. Il sistema di combattimento inizialmente è molto basilare: abbiamo i soliti colpi leggeri, colpi pesanti, una sorta di scudo di energia e la schivata. Questi risultano comunque molto divertenti, ma è dopo la prima ora che le battaglie iniziano a diventare più impegnative e frenetiche. Come si vedeva nei vari trailer Kena avrà a sua disposizione un arco, ed è questo che trasformerà il sistema di combattimento. Con l’arrivo di questa nuova arma si trasformerà completamente anche il level design, compariranno nuove creature da sconfiggere e, grazie a un piacevole back tracking, potremo visitare zone in precedenza inaccessibili. Con l’avanzare della storia si sbloccheranno anche altre armi e “gadget”, ma preferiamo lasciarveli scoprire da soli per non rovinarvi la sorpresa.

Kena: Bridge of Spirits

Potenziamenti e Open World

Come abbiamo già detto prima, per tutta l’avventura Kena sarà accompagnata dai Rot. Questi potranno trasportare oggetti, bloccare i nemici e, dopo aver sbloccato gli appositi potenziamenti, saranno anche in grado di trasformarsi in armi formidabili al servizio della protagonista. I potenziamenti ovviamente non riguardano solo le piccole creature ma anche la stessa Kena: ogni arma sarà infatti potenziabile grazie ai Punti Karma ottenibili svolgendo determinate azioni in gioco. Noi vi consigliamo vivamente di non tirare dritti per la storia principale, ma di perdervi per il mondo ideato da Ember Lab, attività che può rivelarsi molto utile, oltre che estremamente affascinante.

Davvero inaspettata è stata l’ampiezza delle aree di gioco. Kena: Bridge of Spirits non è un vero e proprio open world ma presenta delle vaste aree esplorabili in lungo e in largo (e in alto) tutte interconnesse tra loro e ricche di passaggi nascosti in cui scovare nuove risorse e nuovi Rot. Con il progredire della storia, infatti, le varie zone si andranno sempre più a intrecciare (dimostrando l’eccellenza del level design), mantenendo comunque al centro il villaggio che funge da Hub principale.

Quando l’arte diventa interattiva

È impossibile guardare Kena: Bridge of Spirits senza pensare a un qualunque film Pixar; un occhio inconsapevole o poco esperto potrebbe addirittura confonderli, soprattutto durante i filmati di intermezzo. Il livello grafico e quello artistico si mescolano dando alla luce un’opera incantevole, anche solo da osservare. Ogni dettaglio, ogni animazione sono rese in maniera incredibile, soprattutto se pensiamo che si tratta del primo titolo dello studio. Il mondo che Kena si troverà a esplorare vi catturerà dal primo istante e non vi lascerà più andare. Tutto questo condito da con comparto audio eccellente, con bellissime musiche sempre adatte alle varie situazioni.

Kena: Bridge of Spirits

Prestazioni

Come di consueto su PlayStation 5 sarà possibile fruire del gioco in due diverse modalità: Performante, che in 4K upscalati alza il frame rate a 60 fps, e Fedeltà, che imposta il gioco a 4K nativi e blocca la fluidità a 30 fotogrammi al secondo. Il Dualsense è sfruttato in modo abbastanza semplice senza alcuna sorpresa, ma fa sempre piacere sentire la tensione del grilletto quando si incocca la freccia, o le vibrazioni del controller durante le nuotate e i combattimenti.

Da segnalare dei rari e leggeri cali di frame che però non inficiano assolutamente la godibilità del titolo. Chiudiamo volentieri un occhio su questi piccoli difetti dovuti certamente all’inesperienza del team, con la speranza che possano farne tesoro nelle loro prossime opere.

Kena: Bridge of Spirits – La piccola perla di Ember Lab
Kena: Bridge of Spirits si è infine rivelato più della piccola perla che tutti si aspettavano. Un titolo magnetico, divertente, dolce, ma allo stesso tempo profondo. Un perfetto mix tra esplorazione, puzzle e azione che nella sua semplicità riesce a catturare come solo pochi prodotti sanno fare. Un’opera indipendente, quella di Ember Lab, che alza nettamente l’asticella degli indie, ma che speriamo possa spronare altri piccoli team a mettersi in gioco per dare alla luce altri titoli di questo livello.
PRO
Gameplay semplice ma efficace
Eccellente level design
Artisticamente delizioso
CONTRO
Alcuni elementi di trama poco approfonditi
Rari e leggerissimi cari di frame
8.8
Alessandro Mormile
Appassionato da sempre di videogiochi, con aggiunta di film e serie tv, in più ho fatto dell'MCU la mia seconda casa. Tutto questo unito alla passione per la scrittura mi hanno portato qui.

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