Oggi, cinquant’anni fa, il 1° novembre del 1970, veniva pubblicato il concept album La Buona Novella, il quarto disco del cantautore genovese Fabrizio De André. L’intero album, come dichiarerà l’autore stesso, è un’allegoria ed è tratto dalle vicende narrate nei Vangeli apocrifi e nel Protovangelo di Giacomo che, a differenza di quelli scritti dai quattro evangelisti ufficiali, la Chiesa non ritiene credibili e ammissibili.

È senza dubbio difficile capire quali siano state le scelte intime e spirituali che hanno spinto De André a scrivere di un tema così inesplicabile e profondo come lo sono sicuramente la fede e la figura di Gesù Cristo. Tuttavia, alcune interviste rilasciate dal poeta genovese riescono a rispondere, seppur parzialmente, agli interrogativi che i suoi sostenitori si sono posti almeno una volta.

“Avevo urgenza di salvare il Cristianesimo dal Cattolicesimo. […] Io considero il Vangelo, anche quelli scritti dai quattro evangelisti, il più bel libro d’amore che sia mai stato scritto. Ci sono molti punti di contatto con l’ideologia anarchica. Il Cattolicesimo, inteso come fondazione della Chiesa, ha rovinato tutto”.

Copertina originale del La buona novella.

“Gesù di Nazareth, secondo me, è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Non ho voluto inoltrarmi in sentieri per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia, prima di tutto perché non ci capisco niente, in secondo luogo perché ho sempre pensato che se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarselo: il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla terra.”

La buona novella: l’album

La buona novella è composto da dieci tracce ed esse, dal punto di vista contenutistico, possono essere suddivise in due parti: nella prima sezione del disco, De André si concentra principalmente sulla figura di Maria e ne descrive le sembianze, la fisionomia e gli avvenimenti di cui lei è protagonista. L’arrivo nel tempio quando è ancora una bambina, il coinvolgimento amoroso ma soprattutto spirituale con Giuseppe e infine, il più importante di tutti, l’apparizione dell’angelo che le annuncia l’arrivo del Figlio di Dio per mezzo di lei. Nella seconda parte, invece, l’album rivela una nota malinconica e dolorosa che culmina con il pianto disperato di Maria ai piedi della croce dove suo figlio è affisso.
Nei tre brani Via della Croce, Tre madri e Il testamento di Tito, De André riesce a conferire con l’uso della parola una tale armonia e un’emotività spirituale da riuscire benissimo a reggere un confronto anche con i grandi poeti del passato.
Adesso ripercorriamo insieme tutto il corso degli eventi che il poeta ha scelto di raccontare, mettendo in risalto i versi più belli e iconici e che più degli altri provocano suggestioni.

De André durante la presentazione de La buona novella nel gennaio 1971 al Circolo della stampa di Milano. © Olycom

Laudate dominum

Laudate Dominum.

È questo l’incipit dell’album. Tre versi in latino che probabilmente De André conia dal salmo 116 che inizia proprio con queste parole: Lodate il Signore.

L’infanzia di Maria

A soli tre anni, Maria viene portata in un tempio dove viene accudita dai sacerdoti.
Tuttavia, una volta raggiunta la pubertà, viene bandita perché le vengono le prime mestruazioni e non costituisce più il simbolo di purezza:

E quando i sacerdoti ti rifiutarono alloggio
avevi dodici anni e nessuna colpa addosso;
ma per i sacerdoti fu colpa il tuo maggio,
la tua verginità che si tingeva di rosso,
la tua verginità che si tingeva di rosso.

Così, Maria viene data in sposa e del suo corpo si “fece lotteria”: nel brano, come accade in altre tre occasioni è presente il coro; ne L’infanzia di Maria, esso rappresenta le opinioni e le dicerie degli uomini che commentano l’aspetto della giovane fanciulla e che contendono la sua mano.
Fu Giuseppe, un uomo anziano e senza desiderio d’amore, ad accogliere la giovane donna nella propria casa prima di partire “per dei lavori che lo attendevano fuori dalla Giudea”.

Il ritorno di Giuseppe

Dopo quattro anni e dopo aver svolto alcune commissioni lontano dal suo focolare, Giuseppe torna a casa e ritrova Maria, ormai ragazza, in attesa di un bambino. La delicatezza e l’intensità delle parole con le quali De André descrive questo momento sono stupefacenti:

E lo stupore nei tuoi occhi
salì dalle tue mani
che vuote intorno alle sue spalle,
si colmarono ai fianchi
della forma precisa
d’una vita recente,
di quel segreto che si svela
quando lievita il ventre.

Il sogno di Maria

È qui, nella quarta canzone del disco, che si concretizza uno dei momenti più importanti dell’intera narrazione: l’apparizione dell’angelo che rivela a Maria l’imminente arrivo di suo figlio, il “figlio di Dio”.

Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l’immagine, stinse il colore,
ma l’eco lontana di brevi parole
ripeteva d’un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era.
“Lo chiameranno figlio di Dio”,
parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.

La copertina de La buona novella ripubblicato nel 1983 per la serie Ricordi Orizzonti, dove è raffigurato il trittico di Simone Martini.

Ave Maria e Maria nella bottega del falegname

Se nella prima canzone viene raccontato il momento del concepimento e il passaggio di Maria a madre, nel secondo brano avviene un salto temporale fondamentale per l’arco narrativo dell’album.
Infatti, i protagonisti sono Maria, ormai adulta, e il falegname incaricato di foggiare la croce per Gesù.
Per la terza volta, dopo Laudate Dominum e L’infanzia di Maria, è presente il coro, che rappresenta la voce del popolo e che interrompe il dialogo tra la donna e il falegname.
L’ultima strofa della canzone anticipa inequivocabilmente il drammatico tragitto che Cristo percorrerà lungo la Via della Croce per arrivare sul Golgota, luogo della crocefissione.

Via della croce

Gesù si incammina verso il Calvario ed è accompagnato dalla gente che lo acclama, lo difende e accusa.
De André nella descrizione della scena e dei comportamenti, utilizza toni aspri e severi nei confronti dell’uomo macchiato dalla finta redenzione e colpevole di agire secondo poteri profani.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti,
“A redimere il mondo” gli serve pensare,
“il tuo sangue può certo bastare”.

[…]

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.
Il potere vestito d’umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Tre madri: il preludio

È sicuramente uno dei brani più incredibili e più belli dell’intero repertorio deandreiano.
È incredibile pensare come un uomo con così tanti dubbi e inquietudini sulla propria fede, possa aver concepito un capolavoro di rara sensibilità spirituale e con una tale conformità di musiche e parole.
E come sempre è difficile trovare una risposta.
Gesù viene crocefisso insieme ai due ladroni, Tito e Dimaco. Il primo, secondo la tradizione cristiana, il buon ladrone, il secondo invece, quello cattivo.
Nella scena che ci viene raccontata da De André, le tre madri, conosciute come le “tre Marie” secondo le abitudini cristiane, si trovano sotto le croci e piangono la morte dei loro figli:

Madre di Tito:
“Tito, non sei figlio di Dio
ma c’è chi muore nel dirti addio”


Madre di Dimaco:
“Dimaco, ignori chi fu tuo padre
ma più di te muore tua madre”

Poi insieme si rivolgono a Maria in un disperato lamento di strazio e colmo di rancore:

“Con troppe lacrime piangi, Maria
solo l’immagine d’un’agonia
sai che alla vita, nel terzo giorno
il figlio tuo farà ritorno
lascia noi piangere, un po’ più forte
chi non risorgerà più dalla morte”

Tre madri: la chiusa

Infine la risposta di Maria con gentilezza e amabilità.
Piange il suo volto, la sua fronte e soffre ogni momento insieme a lui; poi si rivolge direttamente a Gesù, “Figlio nel Sangue e Figlio nel Cuore” e ricorda di quando lo portò nel suo ventre “cieco” rimasto puro e senza peccato.

Piango di lui ciò che mi è tolto
le braccia magre, la fronte, il volto
ogni sua vita che vive ancora
che vedo spegnersi ora per ora
figlio nel sangue, figlio nel cuore
e chi ti chiama, Nostro Signore
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso
per me sei figlio, vita morente
ti portò cieco questo mio ventre
come nel grembo, e adesso in croce
ti chiama amore questa mia voce.

Gli ultimi due versi sono lancinanti e incisivi. Traspare ogni sofferenza di una madre che perde il proprio figlio e per la prima volta in tutto l’album avviene un distacco da ogni spiritualità e sacralità: un amore terreno e materno, Maria madre di un figlio morente, frutto del suo amore e non del volere di Dio.

Non fossi stato figlio di Dio
t’avrei ancora per figlio mio.

Febbraio 1998, Roma, teatro Brancaccio.
L’ultimo concerto di Faber prima di ammalarsi nell’agosto successivo; in quell’occasione portò alcuni brani de La Buona Novella: L’infanzia di Maria, Il ritorno di Giuseppe, Il sogno di Maria, Tre madri, Il testamento di Tito.

Il testamento di Tito

È indubbiamente il brano più famoso del disco e De André dichiarò che questa fosse la sua migliore canzone che ebbe mai scritto nella sua vita.
Considerando lo straordinario repertorio del cantautore genovese, da suo grande sostenitore non è semplice constatare se questa è davvero la sua migliore canzone.
I dieci comandamenti rappresentano i pilastri della cultura cristiana e sono basate sull’etica e sulla morale.
Il buon ladrone, decide così di confutare una ad una le leggi divine per pentirsi sul punto di morte di tutti i peccati commessi attraverso questo “testamento” spirituale in cui ogni comandamento viene analizzato secondo la condotta avuta durante la sua vita.

“L’ultima canzone de La Buona Novella si chiama Il testamento di Tito e a mio parere è probabilmente il momento più alto dell’intero lavoro, nel momento in cui Tito, il cosiddetto ladrone buono che muore insieme a Gesù, contesta tutti e dieci i comandamenti mettendo in risalto la contraddizione tra chi fa le leggi per proprio tornaconto e coloro che le devono osservare, anche e quasi sempre contro il proprio interesse.
Ed eccoci qui a constatare, ancora una volta, come le verità del potere siano le verità di oggi”.

Laudate hominem

Nel finale de La buona novella avviene la trasformazione di Cristo da Dio a Uomo.
Un cambiamento che avviene lungo tutto il disco e fortemente voluto dall’autore che cerca di valorizzare il comportamento sovversivo e rivoluzionario di Cristo. Quest’ultimo tenta di smuovere le coscienze degli uomini per contrastare i poteri di cui solo una minima parte dell’umanità gode e trae benefici.
Probabilmente il comportamento di Gesù riesce realmente a scuotere gli uomini che si servono della sua figura di Uomo Salvatore per generare nuovi dogmi e nuove regole con le quali opprimere le masse.

Se nella tradizione cristiana Cristo prima è uomo e poi, dopo la morte, risorge, seguendo il filo concettuale creato dall’autore genovese nel suo album, Gesù prima è divinità e in seguito, dopo aver trasportato i suoi seguaci sulla via della rettitudine e della lealtà, diventa egli stesso uomo.
L’attacco del disco è Laudate dominum, lodate il Signore mentre l’epilogo Laudate hominem: bisogna lodare l’Uomo che, osannato e celebrato come Salvatore dell’umanità, diverrà nuovamente figura divina e sacra.

Ma De André in cosa sperava e credeva per davvero?

“Certo il Dio in cui io spero non rassomiglia affatto a quello dei cattolici […]
Il Dio in cui nonostante tutto io continuo a sperare è un’entità al di sopra delle parti, delle fazioni, delle ipocrite preci collettive, un Dio che dovrebbe sostituirsi alla cosiddetta giustizia umana in cui non nutro alcuna fiducia, alla stessa maniera in cui non la nutriva Gesù, il più grande filosofo dell’amore che donna riuscì mai a mettere al mondo.

Adesso non bisogna fare altro che accendere lo stereo, inserire il disco e lasciarsi trasportare dalla sua poesia e appagare i sensi immergendosi nella melodia della sua voce e nell’armonia dei suoni, ovviamente, “seminando la sua buona novella per mare e per terra”.

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1 Comment

  1. È magnifico. molte cose da scoprire. molte grazie per la condivisione.

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