Il racconto dello scrittore Jorge Luis Borges La lotteria a Babilonia, contenuto nella raccolta Finzioni, recita: «Sono di un paese vertiginoso dove la lotteria è parte principale della realtà: fino ad oggi, pensai così poco ad essa come alla condotta degli dèi indecifrabili o del mio cuore. Ora, lontano da Babilonia e dai suoi costumi che amo, penso con qualche stupore alla lotteria, e alle congetture blasfeme che mormorano nel crepuscolo gli uomini velati.»

Borges immagina che una gigantesca lotteria organizzi l’esistenza degli uomini in ogni dettaglio. Lavoro, condizione sociale, aspetto fisico, vita e morte: niente sfugge alla lotteria dei sacerdoti babilonesi.

Ma se in Borges la lotteria diventa metafisica, arrivando a sostituire il caso nelle vicende umane, la scrittrice Shirley Jackson sceglie un’altra strada. Il racconto del 1948 La lotteria, adattato a fumetti da Miles Hyman e pubblicato nel 2019 da Adelphi, è un capolavoro di brevità e crudeltà. Qui di seguito la recensione.

La lotteria recensione

La lotteria: storia di un sacrificio umano

Anni ’40 del Novecento. È il 27 giugno in un villaggio americano della corn belt e le famiglie della zona si preparano per la lotteria. Un’urna viene riempita con dei bigliettini, tutti bianchi tranne uno, contrassegnato da una macchia nera; ci sono tanti bigliettini quanti sono gli abitanti del villaggio. Il primo sorteggio procede per famiglia, mentre il secondo sorteggio viene effettuato all’interno della famiglia estratta nella prima tornata. Chi pesca il biglietto contrassegnato viene lapidato dai restanti abitanti: questo, per tradizione, assicurerà un buon raccolto fino all’anno successivo.

La lotteria è il racconto brutale di un sacrificio umano compiuto alla luce del sole. Non ci sono mostri, invenzioni fantastiche o jumpscare a generare l’orrore, solo poche semplici regole che gli abitanti seguono impassibili, senza farsi domande. La tensione cresce progressivamente, partendo dai preparativi della sera prima fino al sacrificio del capro espiatorio. Il finale desolante colpisce come un pugno allo stomaco: non è possibile fermare l’ingiustizia, a cui assistiamo fin nei minimi dettagli da spettatori impotenti.

La storia di Shirley Jackson anticipa il lungo filone del folk horror, che mescola ambientazioni rurali con credenze e superstizioni crudeli, come nel racconto di Stephen King I figli del grano o nel film di Robert Eggers The VVitch. A rendere l’orrore ancora più palpabile c’è anche il setting diurno, esattamente come nel Midsommar di Ari Aster. Un’altra opera della Jackson, il romanzo L’incubo di Hill House, ha ispirato la serie Netflix The Haunting of Hill House.

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L’aspetto grafico

Miles Hyman è un illustratore statunitense, già autore di alcuni adattamenti a fumetti di opere letterarie (tra cui Black Dahlia di James Ellroy). È anche nipote di Shirley Jackson, i cui eredi hanno autorizzato l’adattamento grafico del racconto originario, come messo in bella mostra sulla copertina.

Pur avendo già esperienza con gli adattamenti letterari, il lavoro di Hyman in questo caso è particolarmente complesso, e non solo per la brevità fulminante del racconto originario: la difficoltà maggiore è rendere l’atmosfera del racconto, semplice e crudele allo stesso tempo, con il rischio di produrre un lavoro insipido.

Fortunatamente questo non avviene: lo stile di Hyman e la palette scelta ricordano per molti aspetti la pittura di Edward Hopper; il tratto è realistico, quasi statuario, e i colori luminosi non nascondono nulla dell’orrore a cui il lettore assisterà nel corso della storia. Anche la gestione delle vignette, per quanto non innovativa, serve in maniera efficace la narrazione.

Fra i difetti da constatare, tuttavia, non si può non notare che lo stile di Hyman talvolta si allontana dal medium fumettistico per avvicinarsi troppo all’illustrazione: le vignette diventano blocchi autonomi (sia pure bellissimi, sia chiaro) e la narrazione sembra procedere per pannelli distaccati. Questo non si nota tanto nelle numerose sequenze mute, quanto nei pochi, brevi dialoghi, che risultano statici.

Questo difetto è amplificato dall’utilizzo dei balloon e del lettering: le nuvolette e le battute sono aggiunte digitalmente a posteriori, in modo che non risultano amalgamate con i pur notevoli disegni di Hyman, inficiando in parte l’atmosfera generale del racconto.

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La lotteria, recensione conclusiva

In definitiva, La lotteria di Shirley Jackson e Miles Hyman sfrutta un ottimo materiale di partenza con esiti grafici notevoli nonostante qualche scivolone. Se c’è poco da dire sul racconto della Jackson, un classico della letteratura americana, Hyman dal canto suo confeziona una prova d’autore decisamente soddisfacente. Nel complesso, La lotteria è una piccola perla che tutti dovrebbero avere nella propria libreria.

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