Ripercorriamo insieme l’ascesa di Madame, cantante e voce rap di Creazzo (Vicenza), all’anagrafe Francesca Calearo, classe 2002, nuova icona della generazione Z, nel panorama musicale del genere Urban/Hip-Hop italiano.

Madame sul palco dell’Ariston, Sanremo 2021 (Photo by Jacopo Raule / Daniele Venturelli/Getty Images)

Giovanissima, viso acqua e sapone, ricciolina (ogni riccio un flow), senza filtri, né limiti, sempre sul pezzo, sperimentatrice, “fluida”. In un solo nome: Madame. “Voce” è il singolo che la consacra nell’Olimpo della musica italiana Urban/Hip-Hop, posizionandosi all’ottavo posto al Festival di Sanremo 2021 e aggiudicandosi due importanti riconoscimenti: il “Premio Sergio Bardotti” per il miglior testo e il “Premio Lunezia” per il valore musical-letterario del brano presentato in gara.

Insomma, una vera e propria “enfant prodige” di casa Sugar.
La sua storia musicale è già mitologia, al pari del Re Mida, perché, infatti, tutto quello che tocca diventa oro.

madame cantante voce
Sulla sinistra, la copertina dell’album “Madame” e sulla destra, la certificazione disco d’oro

Il suo primo album musicale dal titolo omonimo, “Madame”, pubblicato il 19 marzo 2021 è un successo assoluto, certificato disco d’oro per le oltre 25.000 copie vendute.

Francesca, come dichiarato dalla FIMI a più di tre settimane dall’uscita del suo progetto discografico è:

l’artista più giovane di sempre, ad essere arrivata al primo posto in chart album

I suoi singoli, nel corso del tempo, stanno disegnando nell’universo musicale una costellazione destinata ad essere sempre visibile, anche al sole.

Eppure, la cantante veneta Madame, voce ormai affermata nel panorama hip hop italiano, dichiara di essere sorpresa dalla popolarità raggiunta. In realtà, è solo una conferma del suo immenso talento accolto con entusiasmo e ammirazione dai grandi nomi della musica italiana come Elisa e Giorgia che hanno parlato di “un successo strameritato” o Giuliano Sangiorgi dei Negramaro che, giorni fa su Instagram, ha reinterpretato al piano, con emozione, il singolo sanremese “Voce”.

Copertina del singolo “Voce” di Madame

La Trilogia d’esordio vincente: “Anna”, “Sciccherie” e “17”

Ti prometto il mare con uno shottino d’acqua

Canta così Francesca insieme ai Negramaro in “Non è vero niente”.

Madame e i Negramaro

In effetti, le promesse, anche con un pizzico di follia, le ha mantenute tutte o meglio le premesse della sua ascesa c’erano tutte fin dai tempi di “Anna” suo singolo di debutto pubblicato il 13 settembre 2018: una specie di poesia/sonetto, una dedica al suo punto di riferimento femminile, modello ispiratore, quasi una stella Polare reale o inventata.

Copertina del singolo “Anna” di Madame

Sembri una foglia che si sveglia all’alba
Mentre i tuoi biondi viaggiano nell’aria

Francesca ha dichiarato di averla scritta seguendo addirittura le orme di Dante Alighieri per quanto riguarda l’attenzione alla metrica, alle figure retoriche, all’idealizzazione della donna, seppur come esempio da raggiungere o imitare, a cui è rivolta. Uno specchio d’amore e ammirazione dove riflettere versi da non rimpiangere. Volendo osare un po’ di più, si potrebbe avvertire una sfumata reminiscenza al “Dolce Stil Novo”, a quell’amore impossibile, non corrisposto che, secondo la giovane rapper di Creazzo, diventa condizione essenziale per scrivere.

Un brano particolare, profondo, uno “strappo nel cielo di carta” del Rap, citando Luigi Pirandello.

Analizzando i suoi testi, ascoltandola cantare o parlare nelle sue numerose interviste, Madame sembrerebbe una versione inedita del “Sottosopra“, targato “Stranger Things“, del Rap italiano, che non fa paura, al contrario, illumina, sconvolge e ribalta i dogmi della scena. È quello il mondo vero, il suo, dove non c’è il rischio di perdersi ma di ritrovarsi.

Una rivoluzione musicale che inizia con “Anna” e prosegue con “Sciccherie” pubblicato il 14 dicembre 2018: un flusso di coscienza che entra in testa e non esce più…

Sulla sinistra, Madame in un frame del videoclip di “Sciccherie” e sulla destra, la copertina del singolo

Un caos apparente ma chirurgico nella scelta delle parole, dei suoni, della metrica certosina e infallibile. Una riflessione ritmata sull’ossessione del superfluo materiale o affettivo, del non essenziale o inutile, delle sciccherie appunto, che diverte musicalmente ma che scava nella verità dell’anima.

Madame, la giovane voce rap e cantante di Creazzo, si spoglia completamente e metaforicamente a partire dalle sue barre, evidenziando questa specie di reset anche nel videoclip che spiega il testo, esplicita i valori espressi col suo inchiostro dalle melodie malinconiche, ammalianti, crude, portatrici anch’esse di verità.

Barre che spezzano le sbarre delle prigioni sociali, degli schematismi, dell’ordinarietà a cui difficilmente si rinuncia pur di sentirsi parte di qualcosa e che invece limitano, perché alla fine, bisogna mostrarsi per quello che si è davvero.

La critica a quella scena maschilista dominante, esasperante, quasi schiava dell’estetica e del modello omologato a cui il pubblico è ormai abituato, emerge fortemente nel brano di Madame dove prende le distanze, provocando con una travolgente ironia, evidente nella frase:

Io non mi drogo, sciolgo le pastiglie digestive

E parte alla riconquista della tenerezza perduta, urlando solo verità:

Ciao amore, bibbi bello, però dammi coccoline!

Francesca è la straordinarietà di essere sé stessi e lo dichiara apertamente nel video rinunciando alle sciccherie inutili e ridicole del personaggio Rapper o Trapper (occhiali da sole, anelli, bracciali, collane, pelliccia, orecchini, trucco esagerato, pantalone largo, brand costosissimi) per ritornare ad essere “Persona“, scalza, semplicemente in jeans e maglietta bianca.

Bianca come lo sfondo della sua performance, bianca come la tela sulla quale era in corso una sua rap-presentazione e che svanisce a fine videoclip.
Persona vs Personaggio, Forma vs Vita, Maschera Nuda vs Maschera.
La letteratura Pirandelliana docet.

E se “11” in Stranger Things con i suoi poteri psicocinetici riesce a chiudere la porta del Sottosopra, alla fine della seconda stagione, Francesca con “17”, suo terzo singolo pubblicato (ovviamente) il 17 giugno 2019, spalanca il portone della musica, dell’arte, ir-rompendo nella scena gridando libertà di essere, di esistere come si sogna, come si vuole, come si desidera.

Sulla sinistra, la copertina del singolo “17” e sulla destra, Madame in un frame del videoclip

“17” è un dissing a tutta la scena Rap basata spesso sulla finzione, sull’identità costruita ad arte.
Una denuncia metaforica che, tanto nelle parole quanto nel videoclip, è raccontata, come sempre, nel dettaglio: Madame, trascinata con forza da due uomini e imprigionata in una stanza dai vetri trasparenti, una sorta di vetrina.
È in quello spazio che si concretizza la vendita secondo le logiche imposte dal mercato o peggio è lì che avviene una sorta di self-marketing indotto ed espresso benissimo nei versi:

le vetrine social sono le vetrine di Amsterdam

Frames della performance di Madame tratti dal videoclip “17”

Amsterdam capitale simbolo della perdizione, trasgressione, del vizio, famosa anche per il “De Wallen”, il più grande e noto quartiere a luci rosse d’Europa e del mondo.
Il De Wallen insieme alle zone di Singelgebied e Ruysdaelkade formano il “Rosse Buurt” (l’area a luci rosse) della città dei tulipani. Le vetrine citate da Madame sono quelle dove le donne si mostrano liberamente nella città olandese.

Il paragone tra le vetrine social e quelle di Amsterdam è azzeccatissimo: è sulle bacheche virtuali, sui feed personali che avviene la mercificazione del sé. Il fotoritocco è il tocco finale per apparire irresistibili, degne di nota, di like, cuoricini e robe varie.

Magari con Photoshop
Con qualche punto luce in più
E le cosce più belle di quelle reali

Per la rapper vicentina, il sesso, in Italia, è solo vanità, conquista materiale, fine a sé stessa, quasi autoreferenziale. E lei non ci sta. Critica aspramente, denuncia questa consapevole perdita di dignità. Non è possibile che le ragazze siano viste e vissute solo come oggetto del desiderio sessuale:

Non la do per dare, pensano sia mutante
Quanta strada devi fare per vedermi in mutande

[…]
“Tanto questa Italia, lady
Vede le ragazze come bambole gonfiabili”
[…]
“Il sesso non è arte, è solo pane per fanatici
Sarebbe bello però
Che un ragazzo mi vedesse nuda
Per la prima volta senza precedenti strani

Frames della performance di Madame tratti dal videoclip “17”

Sincerità e lealtà come traguardi onirici, rincorsi, agognati dalla giovane cantante di Creazzo e invece quasi ombre sbiadite di un tempo dove tutto questo sembra non contare o trovare spazio.
Il ritornello poi è l’apoteosi del messaggio forte che Madame spara come un cecchino, sempre letale. One shot. E la scena muta, in agonia dei suoi cliché ormai demodé.

Ehi, lover
Ma serve liberarsi dalle gonne
Perché la musica rap piaccia agli uomini
Non basta la voce, la penna, lo stile
Il cuore in gola alla fine
Forse no, ehi, ehi, ehi
Forse no, ehi, ehi

Adeguarsi al sistema, ai suoi meccanismi è regressione, repressione, è rinnegarsi e Francesca lo esprime con tutto il suo coraggio, con la sua energia ribelle tanto nelle parole quanto nel videoclip dove dopo aver distrutto la vetrina del luogo comune, inizia il suo dissing rivolto alla finzione, al consumo dell’anima vestendo una maglia nera dalle fiamme bianche, simbolo di un’ipotetica rinascita e concludendo la performance con la scritta bianca, su sfondo nero:

Fai quel che ti pare, Lady“.

Se non è questo un manifesto della libertà da difendere, che cos’è?

Francesca Calearo in arte Madame

“17 ha quindi un ruolo centrale nella discografia dell’artista vicentina.

Madame prolunga nel tempo e nello spazio, con la sua scrittura originale e curata, l’eco del suo grido femminista e liberatorio dando vita ad un inno contro ogni tipo di stereotipo, un inno alla libertà della donna, alla necessità di spezzare le catene da ogni imposizione o auto-imposizione sociale.

“Un distacco fenomenale”, come lei stessa canta, da tutto quello che la circonda e che ripudia.

Il successo e l’affermazione di Madame

La cantante Madame, voce e portabandiera della generazione Z, c’è poco da dire, spacca nel vero senso della parola… E aver ripercorso la sua trilogia d’esordio (“Anna”, “Sciccherie” e “17“) lo rende ancora più evidente.

È ipnotica, inedita, senza precedenti, né modelli. È novità pura, genialità, è un pugno coraggioso allo stomaco di un flow ordinario, è anticonformismo malinconico e vero, perché provato sulla sua pelle, frutto delle sue esperienze, del suo vissuto o non vissuto.
Rimpianti, rimorsi, voglia di emergere, di essere la prima portatrice di messaggi importanti nella scena, è distruzione e ricostruzione.

Sulla sinistra, Madame, al centro, la copertina del singolo “Il mio amico” e sulla destra, Fabri Fibra

Dal tormento al tormentone ovviamente il passo è stato breve con “Il mio amico” feat. Fabri Fibra:
il terzo singolo (dopo Baby e Clito) estratto dall’album d’esordio della cantante di Creazzo e che ha dominato le radio, fin dal giorno della sua pubblicazione, 15 gennaio 2021, per intere settimane, certificandosi anch’esso disco d’oro. Una dichiarazione d’amore universale quella cantata da Madame mentre per Fabri Fibra è una vera e propria dedica al suo amico Rap.

MADAME: “Sei come la intro
Del mio pezzo preferito…
Amico, stammi vicino
Anche in quelle notti in cui io voglio morire
Ma non vuoi sentire tutto quello che dico
Amico, stammi vicino, vicino
[…]
FABRI FIBRA:tu mi hai salvato dal vuoto che c’è, sei più di un amico,
tu frate sei un mito, lo so che fa strano, ma parlo del Rap”
[…]

MADAME: Sei come la fine
Delle lacrime che ho…

L’Arte in ogni sua forma salva sempre. E se abbiamo in mente qualcuno a cui dedicare, dimostrare quello che siamo in grado di fare davvero, quello che siamo nel profondo, addirittura ci superiamo.

A Francesca è successo e senza pensarci troppo su si è lanciata nella scena.

Ora sta a noi non dimenticare che tutto è possibile. Per fortuna, c’è lei a ricordarcelo ogni volta che passa in radio o quando clicchiamo play sulle sue canzoni.

Federica Brisci
Federica Brisci, classe 1987, considera la parola, il sale per denunciare e l'ossigeno per ricominciare. Corre sulle note della vita con una piuma tra le dita. Come le onde del mare c'è sempre qualcosa da raccontare.

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