Mamma, ho perso l’aereo è il classico film di Natale, ai pari di pellicole storiche come Una poltrona per due. Il film, dal titolo originale Home alone, è apparso nel 1990 ed è stato diretto da Chris Columbus e scritto da John Hughes. Mamma, ho perso l’aereo, come ogni tradizione che si rispetti, viene proiettato nelle televisioni italiane durante il periodo natalizio (e non solo!). Chiunque, almeno una volta nella vita, ha fantasticato su come debba essere restare soli in casa, senza parenti che ci domandano incessantemente cosa fare della nostra esistenza. Come se sapessimo la risposta!

Mamma, ho perso l’aereo è possibile vederlo sulla piattaforma streaming Disney+. La pellicola, tra l’altro, presenta un cast davvero eccezionale, alla cui corte possiamo notare: Macaulay Culkin, Joe Pesci, Daniel Stern, Catherine O’Hara, John Heard e tanti altri. Sebbene sia un’opera “datata”, l’invito che vi facciamo è quello di guardare (per chi ancora non l’avesse fatto) o recuperare la celebre opera. Purtroppo, per ovvi motivi, quest’anno la pandemia ci ha portato a vivere le feste distanti dalla fiumana di parenti. Anche se, tra un pietanza e l’altra, potete tranquillamente sedervi comodi e gustarvi le avventure del povero Kevin McCallister.

«Mamma, ho perso l’aereo»: come ritrovarsi da soli per sbaglio.

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Macaulay Culkin in Kevin McCallister

Mamma, ho perso l’aereo è ambientato a Chicago, in Illinois. La famiglia McCallister, insieme a tutti i parenti rinchiusi in una ampollosa villa americana, è pronta a partire per Parigi per trascorrere le tanto desiderate vacanze natalizie. Kevin, uno dei loro figli, è il classico bambino combina guai. Ogni disastro commesso gli viene imputato. Così, esasperato, spera che la sua famiglia sparisca in modo da lasciarlo solo. È Kevin stesso a bramare questo desiderio, la notte prima di addormentarsi.

Come se fosse uno scherzo del destino, la mattina seguente, l’intera famiglia, complice l’enome ritardo, decide di partire consapevole che ormai i preparativi sono ultimati. Il giovane Kevin, svegliatosi, si accorge che tutti sono andati via. L’hanno lasciato solo (finalmente!), può fare tutto ciò che vuole e nessuno può impedirglielo, come quello di mangiare schifezze e vedere film violenti. Peter e Kate McCallister si accorgono di aver letteralmente dimenticato uno dei loro figli una volta imbarcati in aereo. Il celebre grido della madre di Kevin è diventato una vera e propria icona.

Tuttavia, i sogni di gloria di Kevin non sembrano durare molto. Dal momento che molte famiglie americane sono solite partire per le vacanze natalizie, le loro lussuose abitazioni restano disabitate e in preda ai maliventi. Harry Lime e Marv Merchants sono due ladri professionisti, i quali decidono di trascorrere il Natale nelle case altrui derubando tutto ciò che li passa sotto gli occhi. Finché, giunti alla dimora dei McCallister, si rendono conto che qualcuno invece vi abita. Il primo pensiero è quello che tutti loro hanno abbandonato l’idea della partenza, quindi rinunciano alla tanto bramata e desiderata gallina dalle uova d’oro.

Ma, in realtà, nel corso del film, scoprono la verità: solo uno dei figli è rimasto. Il giovane Kevin, tuttavia, consapevole di ciò e di essere ormai il padrone della casa, ha il preciso scopo di difenderla. Decide, pertanto, di disseminare delle trappole per tutta l’abitazione, in modo da fermare i due ladri, i quali, ignari del tutto, sono convinti di poter facilmente entrare e derubare.

Tra commedia e tragedia: un racconto americano

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Catherine O’Hara in Kate McCallister

L’espediente narrativo delle trappole, sono, senza ombra di dubbio, l’aspetto da cui Mamma, ho perso l’aereo trae il suo contenuto comico. Ogni qualvolta i due rapinatori cadono nei meccanismi rudimentali preparati dal protagonista, una goffa caduta di un oggetto e di loro stessi, ci induce sia a ridere, sia tifare per Kevin. Molte di quelle trappole sono rimaste nella storia: il pomello incandescente, le scale ghiacciate, le macchinine sparse per il pavimento e così via. Ma, fra tutte, resta nel cuore di chi ha visto il film la cassetta di Cobra e la celebre battuta: «Tieni il resto, lurido bastardo!». Kevin prepara questa cassetta per il solo scopo di spaventare, il fattorino delle pizze, prima, e uno dei due malviventi, dopo.

Tuttavia, al di là dell’umorismo che tutto ciò tende a trasmettere, la difesa della propria abitazione nasconde un altro tipo di messaggio. E qui Mamma, ho perso l’aereo cerca di attingere all’interno di quella prospettiva puramente americana. Kevin, infatti, è il classico figlio dell’alta borghesia statunitense. Abita in una dimora da sogni con arredi di lusso da far invidia all’intero quartiere. I suoi genitori hanno organizzato una vacanza a Parigi per l’intera famiglia. Il tutto è soltanto il prodotto del lavoro di entrambi i genitori, e i rispettivi genitori prima di loro, i quali si sono realizzati come meglio hanno potuto. Insomma, per farla breve, l’espressione più diretta del sogno americano.

Quando il giovane McCallister si trova a dover fronteggiare i due pericolosi ladri, capisce che deve far i conti con chi cerca di distruggere quanto creato. Harry e Marv hanno già fatto piazza pulita nelle altre abitazioni, rimaste disabitate, quindi private dei loro padroni. In quella dei McCallister ancora vi è qualcuno e, sotto un chiaro prospetto ideologico, fino a quando è presente, il preciso scopo del protagonsta è quello di lottare come meglio può.

Se ci fosse stato Clint Eastwood, avrebbe sicuramente imbracciato un normale fucile. Ma l’ipotetico fucile, in questo caso, diventano i barili che vengono lanciati dal piano di sopra dell’abitazione o la tarantola in faccia a uno dei due ladri; o il ferro da stiro che cala dall’alto o i chiodi sparsi per il pavimento e calpestati a piedi nudi. Anche se, non dimentichiamoci, lo stesso Kevin, come difesa personale (sic!), impugna il fucile giocattolo del fratello maggiore.

«Mamma, ho perso l’aereo»: un quadro stereotipato

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Joe Pesci e Daniel Stern in Harry Lime e Marv Merchants

L’intera impalcatura della pellicola di Columbus, si regge all’interno di una sovrastruttura stereotipata. La vicenda (quella focalizzata sul tentativo di rapina) avviene la notte della vigilia di Natale, giorno sacro per un cristiano e, soprattutto, per il borghese americano. In God We Trust, e non è un caso, è il motto nazionale degli Stati Uniti. Kevin riceve l’illuminazione del suo scopo solo dopo essere stato in chiesa, da cui correrà per prepararsi alla difesa. Il sogno iniziale di un ragazzino diventa, in seguito, il dovere che deve assolutamente rispettare, sia per sé stesso, sia per l’intera famiglia. Non dimenticandoci, tra l’altro, come una parte dell’inno americano recita:

E lo stendardo lucente di stelle sventola trionfante

sul paese degli uomini liberi, e sulla dimora dei coraggiosi.

E così sia per sempre, quando uomini liberi dovranno

scegliere tra le loro amate case e la desolazione della guerra!

Lo stesso Kevin è frutto di un topos narrativo. È giovane, bianco, cattolico, biondo con gli occhi chiari. Azzardando, si potrebbe affermare che ricorda, vagamente, una ipotetica rappresentazione adolescenziale dello Svedese nel romanzo Pastorale Americana di Philip Roth. Dapprima timoroso, in lui nasce quella giusta forza e quel solido coraggio e consapevolezza che lo spinge ad affrontare due temibili rapinatori.

E persino gli stessi ladri sono vincolati dalla topicità che funge da contraltare a quello idiallico della dimora McCallister. Harry e Marv sono brutti, rozzi, sporchi. Uno è basso, l’altro è alto. Uno è intelligente e furbo, l’altro tende a essere stupido. La coppia funziona per farci ridere, ma per ricordarci delle vignette satiriche che ironizzano sulla bruttezza del cattivo. Tra l’altro entrambi vengono sbeffeggiati da un ragazzino, ed è la loro stessa reputazione criminale a essere criticata.

Comunque sia, per quanto su Mamma, ho perso l’aereo si potrebbe dire tanto altro, esso è una pellicola molto gradevole. Questo è anche confermato dalla critica che, a suo tempo, spese parole più che positive sul prodotto, il cui successo fu garantito persino dal botteghino. Negli Stati Uniti, infatti, è stato campione d’incassi per l’intera stagione invernale, senza dimenticare la doppia candidatura agli Oscar. A conclusione, il rinnovo che vi facciamo è quello di vedere assolutamente questo grande classico del cinema!

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