Il 19 marzo 2021, dopo la vittoria a Sanremo, è stato pubblicato il nuovo album dei Maneskin: Teatro d’Ira – Vol. I. La band è composta da Damiano David (voce), Victoria De Angelis (basso), Thomas Raggi (chitarra) e Ethan Torchio (batteria). In questo nuovo album i ragazzi, appena ventenni, esprimono tutta la loro cruda rabbia in modo diretto, accompagnata da un filo di paura, sentimenti che caratterizzano quest’età.

Teatro d’Ira – Vol. I: il nuovo album dei Maneskin

Teatro d’Ira – Vol. I è il secondo album in studio della band rock/pop romana, preceduto da Il Ballo della Vita, il loro primo album, uscito nel 2018. A differenza di quest’ultimo, Teatro d’Ira – Vol. I è stato registrato completamente in presa diretta per ricreare la stessa atmosfera che il gruppo ha provato nei concerti live.

«Ogni brano è stato interamente composto da noi, dalla prima all’ultima nota. Sarà un disco fuori dai canoni, ne siamo consapevoli ma ce ne siamo fottuti per donarvi la versione più sincera e reale di noi stessi, perché la musica è l’unica cosa che conta, e questa volta sarà soltanto lei a parlare. Per ora mettetevi comodi sulle poltrone, il Teatro d’ira sta per alzare il suo sipario.»

(Maneskin)

Vent’anni

Il 30 ottobre 2020 fu preannunciato da Vent’anni, primo singolo estratto dall’album. La canzone, dalla durata di 4:13, è stata scritta da Damiano durante il periodo di pieno lockdown.

Il testo racchiude in sé tutte le ansie, le frustrazioni e le insicurezze dei ragazzi, mentre dal punto di vista musicale è una power ballad. Il singolo è stato un successo in Italia, venendo certificato disco di platino per le oltre 70 000 copie vendute.

La lunga intro di chitarra, dal suono morbido e brillante crea un’atmosfera di tensione e quasi di smarrimento. La voce sporca e, a tratti, flebile sembra rappresentare l’animo intimo e profondo dei ventenni, un animo pieno di aspettative, ma al contempo pieno di ansie.

La canzone poi “esplode” nel ritornello in un’atmosfera di aspettative, di speranze e di ottimismo, un’atmosfera che fa “sognare”. Nell’outro, però, ritorna un tono più cupo e malinconico che chiude dolcemente e con una nota amara l’intero brano.

Riprese del video clip di Vent’anni

Zitti e Buoni

Nel mese di dicembre 2020 è stato annunciato il secondo singolo Zitti e Buoni con il quale la band ha partecipato al Festival di Sanremo 2021. Il brano ha successivamente trionfato alla manifestazione, permettendo ai Maneskin di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest.

Zitti e Buoni vuole essere un brano di ribellione contro il conformismo e contro la “chiusura mentale” della gente, gente che sa solo parlare e giudicare senza mai immedesimarsi nelle “vittime”. Il riff di chitarra, che accompagna le strofe, è un classico riff hard rock in MI minore che riesce a dare una forte carica all’intera canzone. Anche il basso distorto e il presente punch della cassa della batteria rendono questo brano molto avvincente.

Il ritornello, dal punto di vista melodico della chitarra, ricorda a tratti i riff di Jimi Hendrix, complice anche l’utilizzo di una stratocaster. La voce graffiante e aggressiva esprime al meglio la rabbia che pervade l’intero brano finendo per esplodere nell’assolo finale, accattivante e minimalista.

Ultima serata di Sanremo 2021

Brani dell’album

  1. Zitti e Buoni – 3:14
  2. Coraline – 5:00
  3. Lividi sui Gomiti – 2:45
  4. I Wanna Be Your Slave – 2:53
  5. In nome del padre – 3:39
  6. For Your Love – 3:50
  7. La paura del buio – 3:29
  8. Vent’anni – 4:13

Citazioni particolari per alcuni brani

  • I Wanna Be Your Slave

«Scritto a Londra, in questo pezzo abbiamo voluto inserire l’anima del club inglese che si ritrova anche nel testo, dove le varie figure in antitesi vogliono raccontare la sessualità in tutte le sue sfaccettature.»

(Maneskin)
  • In nome del padre

«Il testo è una dichiarazione di intenti, potente. Spaccare le barriere e liberarsi da ciò che ci opprime. Il racconto di come il successo abbia influito sulla nostra vita e di come a volte la pressione sia schiacciante, ma tutto in nome della musica, per noi sacra.»

(Maneskin)
  • La paura del buio

«È il racconto del rapporto conflittuale tra l’artista e la musica, che è allo stesso tempo malattia e cura. Una presenza imponente che a volte toglie il fiato, altre lo dona.»

(Maneskin)

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