Paterson è un film scritto e diretto dal regista Jim Jamursch. Il regista di Akron, si sa, è considerato da molti come uno dei più importanti cineasti di sempre. Nello specifico, la sua importanza e fama è legata al cinema indipendente americano. Le sue pellicole, le quali vantano titoli celebri come Stranger Than Paradise, Taxisti di notte, Dead Man, Solo gli amanti sopravvivono e tante altre, sono opere che, a loro modo, hanno segnato il mondo della settima arte, grazie anche allo stile proprio dell’autore basato, nella fattispecie, sull’ausilio del piano sequenza.

La pecularietà del cinema di Jamursh è la presenza di individui che vivono quasi sempre ai margini della società. Persone che sono modellati da una vita monotona, priva di forma e contenuto; incapaci di realizzare autonomamente il proprio destino. Sono soggetti alienati nella società contemporanea. E questo prospetto, inoltre, è visibile all’interno delle varie ambientazioni, dal momento che accentuano, con la loro staticità e ripetibilità, l’aspetto deprimente della società e dell’individuo perso nella stessa.

Paterson, tuttavia, non si discosta molto dagli aspetti tematici propri di Jamursch, sebbene il messaggio di fondo comunichi una particolare eccezione, sia nel mondo contemporaneo, sia nella visione che lo stesso regista ha del mondo e, in un’ottica particolare, dell’America intera. L’opera presenta un cast davvero eccezionale. Alla corte abbiamo attori del calibro di Adam Driver, Barry Shabaka Henley, William Jackson Harper e l’attrice Golshifteh Farahani. La pellicola è stata presentata in anteprima al Festival di Cannes 2016, sennonché fu candidata alla Palma d’Oro del medesimo festival. Attualmente, il film è possibile reperirlo sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video.

Paterson: la trama

Golshifteh Farahani in Laura e Adam Driver in Paterson

Paterson (Adam Driver) vive nella tranquilla cittadina di Paterson, capoluogo della Contea di Passaic nello Stato del New Jersey. Il protagonista conduce un’esistenza molto serena, dai contorni ordinari e monotoni. Abita in una piccola dimora insieme alla moglie, Laura (Golshifteh Farahani), unica singolarità della sua vita, giacché la donna ha un carattere allegro, eccentrico ed euforico. A farli compagnia, vi è l’amato cagnolino, Marvin, il quale è costretto, tutte le sere, a compiere delle lunghe passeggiate insieme a Paterson fino a quando quest’ultimo decide di recarsi al solito bar, per sorseggiare la solita birra, mettendo fino alla solita giornata.

Paterson è un semplice autista di autobus. Tutte le mattine, dopo essersi alzato presto e aver mangiato i cereali immersi nel latte, si reca al deposito compiendo, a piedi, l’abituale percorso. Una volta seduto nel mezzo, è pronto compiere la corsa che oramai conosce a memoria. All’interno dell’autobus salgono i vari cittadini di Paterson e per il protagonista diventa motivo di ascolto delle loro conversazioni. Alcune assurde, altre sessiste, altre ancora più acculturate. Coloro i quali abitano momentaneamente quel non-luogo formato da lamiere e ruote, diventano motivo di riflessione sulla società. Concluso il tragitto, Paterson si reca a casa per la cena.

A infrangere questa solida monotonia vi è una pecularietà: Paterson è un poeta. O, meglio, è dedito a scrivere poesie, la mattina prima di partire con l’autobus, durante la pausa pranzo (mentre mangia seduto su una panchina da solo), e una volta rientrato a casa. Inoltre il suo poeta preferito, William Carlos Williams, è originario della città in cui abita.

Paterson: l’infrangibile ripetitività

Una scena del film

Il dato che certamente soppesa l’intera opera è la pressante uniformità della vita del protagonista. La costante dedizione a compiere i quasi eterni rituali di sempre, coinvolge lo spettatore il quale si limita a osservare il trascorrere della giornata di una persona qualunque. Tra l’altro il regista scandisce ogni giorno della settimana, sicché l’intera pellicola comincia con un qualunque lunedì e termina con il lunedì della settimana successiva. In tutto ciò, lo spettatore osserva l’esistenza di un uomo nei suoi sette giorni, tastando la sua routine.

Tuttavia, il lavoro che compie Jamursch è ben lungi dall’essere bollato come noioso e tedioso, privo di qualunque forma di azione. Questi due aspetti sono, in realtàà, l’elemento più idealistico del film, dal momento che, sì, Paterson è una persona anonima di una città qualunque; ma il protagonista non è altro che l’emblema dell’uomo che vive all’interno della società contemporanea. La sua vita è scandita dalla ripetitività di ogni gesto che compie dalla mattina fino alla sera. La sua esistenza scivola nella ciclicità di sempre, la cui stessa esistenza si ritrova privata di una propria forma.

Non è un caso, infatti, che il suo nome è identico a quello della città. Paterson, senza saperlo, è la spazio in cui abita. È l’autobus che guida tutte le mattine. È il percorso abituale che compie insieme a Marvin per andare al pub a bere una birra. Paterson è l’eterno presente entro cui vive, costellato da luoghi, persone e tendenze sempre uguali e identiche tra loro. Del suo passato non è dato sapere alcunché.

La salvezza nella poesia

Una scena del film

In una celebre intervista, lo scrittore e intellettuale italiano Pier Paolo Pasolini rispose così a una domanda sulla società del consumo:

La società cerca di assimilare, di integrare, certo. È un’operazione che deve fare per difendersi. Però non sempre riesce, delle volte ci sono delle operazioni di rigetto. […] Non possiamo parlare, in realtà, di poesia come di merce. Io produco, ed è vero. […] Io produco una merce, la poesia, che è inconsumabile. Morirò io, morirà il mio editore, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, morirà il capitalismo, ma la poesia resterà inconsumata.

Pier Paolo Pasolini.

È lecito dedurre che questa concezione trovi una similarità nel film di Jamursch. Paterson, è vero, conduce un’esistenza interamente votata alla ripetizione. Però, alle spalle, non vi scorgiamo un principio di alienazione che induce a sostenere l’ipotesi che, in definitiva, il protagonista è del tutto infelice, sebbene il suo sguardo sia incline a una malinconia mascherata.

A “salvarlo” da questa condizione vi sono una serie di elementi, quali: la moglie Laura, in primis, grazie alla sua voglia di vivere, alla sua energia, al suo affetto e alla dedizione che ha nei confronti della poesia del marito, spronandolo a pubblicare le sue opere. In secundis, le persone che prendono posto nell’autobus, fonte di analisi sociale per il protagonista. E ancora: gli amici del bar, i quali divengono il perfetto balsamo per porre fine alla giornata; oppure le varie epifanie che gli accadono nel corso della settimana, come, ad esempio, la ragazzina che attende, seduta su un muretto, la madre e la sorella.

Ma tra tutte, ve ne una: la poesia. È questa l’unica vera àncora di salvezza di Paterson per non sprofondare nell’estraniazione più totale. Egli scrive poesie quando ha un momento libero dal lavoro, giacché è sempre ispirato. E il mondo intero è la fonte. Paterson trasforma in arte la sua routine, tutto ciò che vende, tocca e sente. La poesia è la bellezza del quotidiano.

Una scena del film

E quando tutto sembra oramai perduto, ovvero nella scena in cui il cane distrugge il suo taccuino, abbiamo una rinascita, una speranza, cosicché l’arte difficilmente possa tramontare. Nella scena conclusiva, infatti, Patterson è seduto su una panchina, da solo, con lo sguardo triste, consapevole che il suo destino di poeta è concluso. A un certo punto, un uomo prende posto al suo fianco. Afferma di provenire dal Giappone ed è a Patterson per il solo motivo di visitare la città del suo poeta preferito: William Carlos Williams.

Parlando con il protagonista, gli spiega che lui è un poeta e le sua poesie sono scritte solo in giapponese. Alla domanda se anche lui lo fosse, Paterson risponde di no. Tuttavia, poco prima di andarsene, l’uomo gli regala un taccuino nuovo, tutto bianco, dicendo: a volte una pagina vuota, presenta molte possibilità.

L’essenza del film di Jamursch è racchiusa qui, in questa semplice frase.

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