Premiato al celeberrimo festival del fumetto di Angoulême, arriva in Italia per i tipi di Bao Publishing Pelle d’Uomo di Hubert e Zanzim, una storia a cavallo fra la fiaba e la commedia degli equivoci che affronta tematiche queer. Ma Pelle d’uomo non è (purtroppo) solo questo: è anche l’ultima opera dello sceneggiatore francesce Hubert Boulard, scomparso prematuramente nel 2020.

Pelle d'uomo hubert zanzim

C’era una volta una pelle d’uomo

Il racconto di Hubert e Zanzim si svolge in un’imprecisata cittadina dell’Italia rinascimentale. Bianca, bella ragazza di buona famiglia, è destinata contro la sua volontà a sposare il nobile rampollo Giovanni senza averlo mai nemmeno incontrato. Il matrimonio combinato, come scopriamo, è solo la punta dell’iceberg di una lunga serie di ingiustizie che affligge il genere femminile, che va dall’impossibilità di girare liberamente per le strade ad una serie di restrizioni sull’abbigliamento, fino all’ossessione per la castità.

Le donne della famiglia di Bianca, però, hanno dalla loro parte un’arma favolosa: una pelle d’uomo, un travestimento che permette loro di assumere sembianze maschili e approfittare indisturbate di tutti i privilegi di cui altrimenti non potrebbero godere. Bianca, assunta quindi l’identità di Lorenzo, decide di approfittare della pelle d’uomo per conoscere meglio Giovanni, il suo futuro sposo. Ma Giovanni, omosessuale in clandestinità, finirà per intrecciare una relazione proprio con Lorenzo. Iniziano così una serie di vicissitudini che vedranno l’ascesa di fra Angelo, fratello di Bianca ossessionato dalla morigeratezza dei costumi, fino al lieto fine.

Hubert imbastisce una commedia degli equivoci a partire da uno spunto fiabesco (l’oggetto magico della pelle d’uomo) che, pur essendo ambientata nel Rinascimento, parla più del presente che del passato. Sembra, infatti, che lo sceneggiatore utilizzi l’ambientazione più come un fondale dipinto che come una componente importante della storia: per quanto alcuni personaggi e alcune situazioni possano essere verosimili (è il caso di fra Angelo, che ricorda il frate domenicano Girolamo Savonarola), si tratta di pretesti per condurre una riflessione sulle disparità e sulla nozione di genere odierne. Non è un caso che il finale, che non vi sveliamo, sia troppo ottimista rispetto alla situazione dell’Italia rinascimentale.

Pelle d'uomo hubert zanzim

L’aspetto grafico

Lo stile di Zanzim, espressivo e a tratti cartoonesco, si sposa perfettamente con le atmosfere fiabesche della storia. I disegni sono di facile leggibilità, così come le tavole; la griglia adottata è una 3×3 con parecchie variazioni che però non rendono ma la lettura difficoltosa. Lo stesso può dirsi del colore; le palettes utilizzate rendono i personaggi facilmente identificabili e connotano alcune atmosfere (come le scene notturne) in maniera efficace. Il volume scorre piacevolmente dalla prima all’ultima pagina, senza grandi sperimentazioni.

Da segnalare, inoltre, le notevoli splash page a volo d’uccello, in cui vediamo i personaggi riprodotti più volte nella stessa vignetta, come se si trattasse di un lungo piano sequenza.

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Titolo-Per concludere

In definitiva, Pelle d’Uomo di Hubert e Zanzim è una bella fiaba a fumetti da recuperare. Sebbene la storia pecchi talvolta di ingenuità ed il comparto grafico sacrifichi gli spunti più coraggiosi a favore della leggibilità, non si può ignorare il valore testimoniale del volume. Quello di Hubert è un talento scomparso troppo presto e che, probabilmente, non ha eguali.

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