Presentato alla 77esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Pieces of a Woman è un film diretto da Kornél Mundruzcó. Per il regista ungherese questa è stata la prima apparizione al festival cinematografico italiano mediante una pellicola interamente in lingua inglese. Mundruzcó, tuttavia, non è un neofita alle grandi manifestazioni cinematografiche. Infatti ricordiamo la partecipazione al Festival di Cannes nel 2014, vincendo Un Certain Regard con il film White God – Sinfonia per Hagen.

Sebbene la critica abbia accolto con giudizi estremamente positivi il suo ultimo prodotto, l’autore è tornato a casa privo di premi. Sennonché l’unico riconoscimento è stato dato all’attrice britannica Vanessa Kirby, la quale si è aggiudicata La Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile come protagonista. Pieces of a Woman vanta un cast davvero eccezionale: la già citata Vanessa Kirby, accompagnata da Shia LeBeouf, Molly Parker, Sarah Snock, Benny Safdie. In più è utile osservare che il film vanti Martin Scorsese come produttore esecutivo.

L’opera di Kornél Mundruzcó è possibile vederla sulla piattaforma streaming Netflix. Essa, infatti, ha deciso di acquisire i diritti dopo un breve periodo di distribuzione nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 30 dicembre 2020. Chiaramente non poteva non farci un prezioso regalo in vista delle (ormai terminate) festività natalizie, giacché Pieces of a Woman è uno di quei prodotti per la quale valga la pena spendere il proprio tempo. È l’emotività a farne da padrona, e la macchina da presa diventa il perfetto canale comunicativo con cui tangere il cuore dello spettatore. Questo grazie anche alle sorprendenti interpretazioni dei protagonisti.

«Pieces of a Woman»: prologo e trama

Pieces of a Woman recensione
Sean (Shea LeBouf) e Martha (Vanessa Kirby)

Martha e Sean sono una normalissima coppia di Boston. Si amano moltissimo, sono sempre pronti a sostenersi a vicenda e il loro amore è suggellato dall’arrivo della loro primogenita. Ed è proprio in questo modo, garantito da un lungo piano sequenza di trenta minuti, che Pieces of a Woman comincia. Martha è pronta al parto, le acque si rompono e i due si trovano nella loro piccola dimora in una fredda notte di inizio inverno. I due, tuttavia, decidono di non recarsi in ospedale, scelta tanto audace quanto consapevole, sicché preferiscono che la propria bambina nasca in casa.

Sean decide di chiamare Barbara, la loro ostetrica, la quale, però, non può raggiugerli dal momento che è impegnata ad assistere un’altra gravidanza. Al suo posto giunge Eva Woodward, una fidata sostituta in procinto di aiutare la donna per tutto il suo doloroso travaglio. Tutto sembra procedere per il meglio, il fiato dello spettatore segue il ritmo di quello di Martha e Sean, i quali,, nel frattempo, cercano di darsi forza e di portare al termine il parto.

Aiutati da Eva, Martha riesce a dare alla luce la propria figlia e così il momento tanto atteso finalmente si realizza. Anche se, nel giro di pochi istanti, qualcosa sembra andare storto. Eva si accorge che la bambina presenta delle difficoltà respiratorie e pertanto ordina a Sean di recarsi in strada, giacché l’ambulanza – chiamata qualche minuto prima – è giunta. Purtroppo non c’è nulla da fare: la loro tanto amata figlia muore subito dopo.

Da questo momento ha inizio l’estenuante discesa della coppia. Entrambi cadono in preda al dolore più profondo e cupo che ci possa mai essere. Una famiglia che si vede spezzata dal destino beffardo che ha voluto trasformare il momento più bello del mondo, in un incubo da cui non si può più uscire.

Una storia di dolore

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Una scena del film

Il dolore è l’anello che congiunge Pieces of a Woman. Un fil rouge che plasma e racconta l’universo nel quale due giovani, per giunta una coppia, improvvisamente si (ri)trovano. Il loro amore, concretizzato da momenti felici e genuini, impressi nelle fotografie attaccate al frigorifero, si vede detronizzato, deturpato, spegnersi in un soffio di vento. Non vi sono, alle spalle, motivi scontati: tradimento, perdita di interesse, soffocamento, svalorizzazione del prossimo. Il regista ungherese cerca di dare voce a una causa quasi sempre sottaciuta, ma che, purtroppo, è presente e possibile.

Martha e Sean si vedono violati del loro rapporto. Il terreno sotto di loro comincia a franare e cercano di aggrapparsi a qualunque cosa, pur di mantenere in vita la loro bambina. Ma il dolore, quando è forte, intenso, acuto, è difficile resistervi. Entrambi si rifugiano nella propria interiorità, provando a non lacerarsi più tanto o, in alternativa, salvaguardare, seppur di poco, il proprio sé. E ciò scatena in loro reazioni diametralmente opposte che li porterà a rompere il fidanzamento per sempre.

Sean ha un passato da alcolista e questo lo capiamo dalla narrazione del film, quando in una scena conta il numero dei giorni trascorsi dall’ultima bottiglia bevuta. Tutto ad un tratto quella fatica svanisce, decade per sempre, così come subentrano, nuovamente, gli effetti nefasti dell’alcool. È colpa della disgrazia se Sean diventa (forse nuovamente) violento, sia con Martha, sia con il mondo intero; se ha perso il lavoro e se ora brancola nel buio alla ricerca di una giustizia. Tra l’altro comincia a tradire la fidanzata con la cugina, l’avvocatessa Suzanne, e a fare uso di cocaina.

Martha, invece, si chiude in un profondo silenzio. Il suo carattere diventa più scontroso, più freddo, più impenetrabile alle forze oscure della realtà. Vuole subito andare avanti con la vita di sempre, sebbene consapevole che tutto non sarà mai come prima. Anticipa il rientro a lavoro, decide di donare il corpo alla ricerca scientifica. Stacca dal muro il quadretto con dentro le ecografie, riempie la culla come meglio può purché quel vuoto passi una volta per sempre. Ma sa benissimo che quell’abisso non sarà mai colmato, così come è consapevole che nessuno potrà capire a fondo il suo vero dolore.

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Martha (Vanessa Kirby) e Elizabeth (Ellen Burstyn)

Tutto, ormai, le scivola addosso. L’apatia la blocca sotto un punto di vista emotivo. Non reagisce a nulla, né agli abbracci di consolazione, né alla rabbia di Sean che si scaglia contro di lei, né alla madre che insiste affinché venga fatta giustizia. L’intero mondo per Martha non ha più senso di esistere. Vuole essere lasciata sola con il suo dolore, consapevole che il cammino è tortuoso e arduo.

Una storia di redenzione

Ma è dalla tragedia, dalla sofferenza, dal dolore che una persona può trovare la forza per andare avanti. Quando si tocca il fondo più nero, si può solamente risalire. Ed è così che avviene in Martha. La protagonista di Pieces of a Woman compie un vero e proprio sforzo disumano, chiamata a risollevarsi dalla scomparsa della figlia. E ciò, tuttavia, avviene nel finale, quando assistiamo alla scena in cui sparge le ceneri sul ponte decidendo così di dire addio per sempre a quel pezzo di sé che ha amato per pochi secondi, ma che resterà sempre impresso nel profondo del cuore.

Il cammino di Martha è, sì, difficile e impossibile sotto certi versi. Ciò nondimeno nella propria interiorità cerca di trovare la giusta forza per riprendersi, per ascoltarsi e per convicersi che, alla fine, è giusto andare avanti. Attorno ci sono persone che provano ad aiutarla. Ma Martha è conscia che quelli sono solo contributi convenzionali, come quello che giunge dalla madre, la quale pretende che la figlia ottenga giustizia contro l’ostetrica. Tuttavia, cosa cambierebbe, qualora Eva andasse in carcere? Lo sa persino Martha, quando al processo capisce che tutto ciò che hanno voluto montare, a conti fatti, non servirebbe a niente, dal momento che Eva non aveva motivo di non svolgere al meglio il suo lavoro.

Martha è minata nel suo essere donna e madre. Però dinanzi alle forze eversive del caso, nulla può essere fatto. E non bastano le storie di coraggio narrate da altri, convincendosi che in realtà la colpa è in parte la sua, non del destino funesto. La donna mette a tacere tutte quelle “critiche” che le vengono mostrate. Il rapporto con il mondo intero è ovattato dal momento che è consapevole di non trovare risposte soddisfacenti a ciò che prova nel profondo. Ciononostante può solo fare una cosa: ascoltare sé stessa e trovare dentro di sé la forza necessaria per sopravvivere.

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Martha (Vanessa Kirby)

Pieces of a Woman è anche una storia di redenzione e di rinascita. Il regista vuole mostrare le numerose difficoltà dinanzi a una perdita devastante, che cedere al dolore sia la soluzione più “semplice” e che rinascere comporti una fatica, uno sforzo al limite dell’inumano, la cui risalita, però, è molto più gratificante una volta avvenuta. Nel finale, infatti, Martha chiama una bambina che si arrampica sull’albero. È sua figlia? È riuscita, infine, a vincere quel male interiore? Non lo sapremo mai con certezza, eppure Mundruzcó ritaglia uno spazio affinché la protagonista rinasca del tutto.

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