«Il processo ai Chicago 7» racconta una vicenda che, al termine degli anni Sessanta, balzò alla cronaca mediante un gruppo di attivisti composto da Abbie Hoffman, Jerry Rubin, David Dellinger, Tom Hayden, Rennie Davis, John Froines e Lee Weiner. Era il periodo della Guerra in Vietnam e gli uomini sopracitati ricoprivano ruoli di spicco nel mondo del movimento controculturale e di opposizione alla guerra. Questo gruppo fu processato tra il 1969 e il 1970 a causa di alcuni scontri con la polizia avvenuti due anni prima a Chicago, durante la Convention del Partito Democratico. Da qui il nome di “Chicago Seven”. L’accusa erano di istigazione alla sommossa, associazione a delinquere e svariate accuse attinenti.

La storia dei Chicago Seven

Era l’agosto del 1968 e nelle strade di Chicago si riversarono migliaia di manifestanti contro la guerra in Vietnam. Erano i giorni della Convention del Partito Democratico per scegliere il candidato delle elezioni presidenziali, e 12.000 agenti di polizia e soldati della Guardia Nazionale erano stati messi in servizio per mantenere l’ordine. Non bastò. In quei caldi giorni estivi il clima diventò rovente e ci furono scontri tra uomini in divisa e i protestanti. Più di 600 persone furono arrestate, diverse centinaia furono ferite e tutto ciò venne innalzato ad emblema del movimento pacifista statunitense.

Il repubblicano Richard Nixon, mesi più tardi, successe Lyndon B. Johnson alla Casa Bianca. Otto persone furono accusate di cospirazione. Erano responsabili dei movimenti studenteschi, leader del movimento hippie e altre associazioni pacifiste. Inizialmente, tra gli imputati vi era anche Bobby Seale, leader dell’organizzazione rivoluzionaria delle Pantere Nere.

Il processo ai Chicago 7: l’oggetto della trama del film

Nel banco degli imputati vi erano:

  • Abbie Hoffman e Jerry Rubin, leader dello Youth International Party o più semplicemente Yippie: interpretato rispettivamente da un grande Sascha Baron Cohen e da Jeremy Strong;
  • Tom Hayden e Rennie Davis, esponenti del movimento studentesco: ovvero Eddie Redmayne e Alex Sharp;
  • David Dellinger, leader del movimento pacifista: impersonato da John Carroll Lynch;
  • Lee Weiner e John Froines, due accademici accusati di aver insegnato ad altri come costruire le bombe: Noah Robbins e Daniel Flaherty vestono i loro panni;
  • Bobby Seale, esponente delle Pantere Nere, il quale, tuttavia, era stato in città solo per quattro ore e non aveva avuto un ruolo negli scontri: interpretato da Yahya Abdul-Mateen II.

Gli imputati erano difesi da Leonard Weinglass e William Kunstler; l’accusa, invece, era stata affidata da  Richard Schultz che Joseph Gordon-Levitt ha incarnato magistralmente.  Il giudice assegnato al caso fu il 74enne Julius Hoffman.

Da subito la situazione fu etichettata come “processo farsa” e attirò l’attenzione di tutto il mondo. Hoffman e Rubin contribuirono a mettersi in mostra con le loro risposte sfrontate e sarcastiche fino a mascherarsi con lunghe toghe nere durante un’udienza.

processo ai chicago 7
Il processo ai Chicago 7: Sascha Baron Cohen e Jeremy Strong nei panni di Abbie Hoffman e Jerry Rubin

Il processo ai Chicago 7: Il ruolo di Bobby Seale

Un ruolo fondamentale fu quello legato a Bobby Seale, 33enne, la cui unica colpa è quella di avere la pelle scura ed essere il leader delle Pantere Nere. Il motivo per cui fu coinvolto ancora non è chiaro, ma Sorkin, il regista del film, ha voluto mettere in luce una teoria: Seale fu aggiunto agli imputati solo per renderlo più spaventoso agli occhi della giuria.

L’uomo raggiunse Chicago e ci restò per quattro ore a un comizio. Non conosceva gli organizzatori e non aveva partecipato agli scontri. Dal primo giorno, Seale ha cercato in tutti i modi di dimostrare la sua innocenza e aveva chiesto il rinvio a giudizio poiché il suo avvocato non era presente per motivi di salute. Dopo varie proteste, durante le udienze, l’uomo venne imbavagliato e legato per impedirgli di interrompere l’anomalo svolgimento del processo. Il giudice fu costretto a far cadere le accuse del leader delle Pantere Nere ma venne punito per le numerose accuse di “oltraggio alla corte”.

A numerosi testimoni fu impedito di testimoniare, molte prove che scagionavano gli imputati non furono ammesse. Divenne quindi un vero e proprio “processo politico, anche se in appello nel 1972 furono tutti assolti. Al giudice Hoffman fu riconosciuta la parzialità.

Eddie Redmayne nei panni di Tom Hayden

Lo stile del film: una “commedia” – “non proprio commedia”

Il processo dei Chicago 7 è impostato con l’ausilio di tecniche da commedia, fornendo diversi spunti per sorridere così da generare empatia con i personaggi. I sette/otto protagonisti vengono investiti come i cavalieri “buoni” della favola mentre il giudice e il procuratore vengono avvolti in un alone di cattiveria. Aaron Sorkin è riuscito a dare a ogni personaggio una personalità ben definita fornendo una prova del suo genio artistico nei dialoghi tra Eddie Redmayne nei panni di Tom Hayden e Sacha Baron Cohen in quelli di Abbie Hoffman.

I silenzi e le parole sono ben bilanciati e anche i vari crescendo musicali riescono a porre gli accenti giusti nelle varie scene. Un film che coniuga bene una trama seria sul tema in questione e una commedia meno fedele alla realtà, raccontando, inoltre, una storia che ha segnato per sempre la Giustizia Americana.

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