Il 15 marzo Amazon Prime ha portato sul piccolo schermo il dramma adolescenziale Quello che tu non vedi, in cui l’amore è più forte di una malattia come la schizofrenia. Scopriamo cosa ne pensiamo di «Quello che tu non vedi» nella nostra recensione

Recensione di «Quello che tu non vedi»: oggi cosa si guarda?

Quest’anno come nel 2020, si passano molte delle ore libere, in compagnia di film e serie TV che facciano viaggiare con la mente. Ormai, aggiornati su tutte le nuove uscite, gli spettatori sono alla perenne ricerca di materiale inedito da trangugiare in men che non si dica. Così, le grandi piattaforme americane si sfidano a colpi di premiere per attirare e fidelizzare gli utenti costretti a casa.

Amazon Prime cerca di tener testa a Netflix, proponendo novità adatte ad ogni tipo di pubblico.

Il 15 marzo, proprio per soddisfare giovani e romantici annoiati, è uscito un nuovo film: Quello che tu non vedi. Il lungometraggio era destinato alle sale di tutto il mondo ma purtroppo ha raggiunto solamente quelle americane.

Agli occhi dei più critici potrebbe apparire l’ennesimo lungometraggio per ragazzi in cui uno dei protagonisti è malato, effettivamente si aggiunge ad una lunga lista di storie simili, però non per questo un film da escludere a priori.

Trailer ufficiale: Quello che tu non vedi | YouTube

Recensione di «Quello che tu non vedi»: Adam e Maya, la parte romantica della storia

Adam (Charlie Plummer), adolescente dal viso dolce che soffre di schizofrenia. Sogna di diventare uno chef perché cucinare è l’unico passatempo che gli permetta di sentirsi tranquillo.

Lontano dai fornelli, alcuni personaggi immaginari, provocati dalla malattia, lo seguono senza sosta. Rebecca (AnnaSophia Robb), incarnazione della perenne ricerca di pace da parte del ragazzo. Bodyguard (Lobo Sebastian), manifestazione del bisogno di Adam di sentirsi protetto dalle minacce e Joaquin (Devon Bostick), giovane spigliato e libertino, il suo mentore in amore.

Una voce malefica generata dalle insicurezze del ragazzo e accompagnata da visioni in chiave dark, si aggiunge agli “spiriti guida” immaginari; insinuandosi nella mente di Adam, per rendere la sua esistenza ancora più complicata, come se la vita adolescenziale già di per sé non lo fosse.

Adam è alla ricerca di qualcuno che lo ami e lo capisca, in un periodo della sua esistenza in cui le figure sempre presenti della madre e del patrigno non sono sufficienti. Proprio tra i banchi di scuola, trova così l’unica persona che gli fa credere di poter essere amato nonostante la malattia: Maya.

Maya (Taylor Russell) è una studentessa modello, la migliore della scuola. Perennemente in competizione con i ricchi compagni, vuole eccellere per andare al college ed elevare così lo stato sociale suo e della famiglia. Ragazza apparentemente lasciata a se stessa, trova in Adam, un amico diverso dagli altri giovani spocchiosi del suo liceo.

La nascita dell’amore tra queste due anime sole e insicure è inevitabile. Nasce così un rapporto che dà forza ad Adam di seguire le cure, per sentirsi sempre più accettato da Maya e dagli altri.

Quello che tu non vedi: i tre personaggi immaginari
I tre personaggi immaginari: Bodyguard, Rebecca e Joaquin

Nuovo film, vecchie citazioni

Fin dai primi minuti, la storia di Adam e i suoi “invadenti” amici immaginari ci riporta alla mente uno dei film più noti sulla schizofrenia: A Beautiful Mind. Lungometraggio in cui Russell Crowe incarna la genialità del premio Nobel J.F. Nash in perenne contrasto con una patologia che lo limita ma che allo stesso tempo lo rende unico.

Non è però il solo film citato, infatti, tramite le parole di Adam al suo psichiatra, riscopriamo un’altra grande storia di un fittizio cervellone della matematica: Will Hunting – Genio ribelle, interpretato da un giovanissimo Matt Damon.

Come molti suoi simili, Quello che tu non vedi è tratto da un romanzo Words on Bathroom Walls di Julia Walton (2017). Solamente il libro, sarà in grado di rivelarvi se le citazioni sopraindicate siano proprie dello scritto o scelte artistiche del regista Thor Freudenthal.

Il filone dei film romantici con patologie annesse

Gli ultimi dieci anni hanno visto nascere i drammi romantici in cui uno o entrambi i protagonisti hanno malattie fisiche o mentali. A partire da Noi siamo infinito (2012) per poi passare a Colpa delle stelle (2014), fino a Il sole a mezzanotte (2018) o A un metro da te (2019), il romanticismo adolescenziale dei film è finito in un vortice di drammi sanitari.

Sulla scia degli acclamati romanzi di John Green, ormai sembra che una commedia romantica non possa esistere se uno dei protagonisti non è in fin di vita o ha un appuntamento fisso dallo psichiatra. Forse perché il pubblico contemporaneo sembra più bisognoso di parlare dei propri problemi con qualcuno o più incapace di instaurare rapporti umani, rispetto ai suoi predecessori.

Le nuove generazioni appaiono desiderose di accogliere le differenze, di vedere riconosciuta l’uguaglianza, anche se purtroppo non ancora totalmente percepita dalla società; di potersi confrontare con adulti e coetanei mettendosi a nudo, cercando una figura di riferimento non sempre presente nella propria vita. Così come Adam, pur non essendo credente, si rifugia nei consigli di Padre Patrick (Andy Garcia), il prete della propria scuola cattolica; apparentemente l’unico ad ascoltarlo senza alcun pregiudizio.

Film come Quello che tu non vedi vogliono rappresentare l’adolescenza in un caso estremo: dal punto di vista di un giovane malato. Per includere chiunque nel malessere collettivo dei ragazzi di oggi, nessuno escluso. Cercando però elementi positivi di realtà complesse, perché lo spettatore stesso sia in grado di uscire dal buio della propria mente.

Charlie Plummer e Taylor Russell in Quello che tu non vedi
Charlie Plummer e Taylor Russell in una scena del film

Nuovi talenti cercasi: future star o attori di passaggio?

Charlie Plummer, nei panni di Adam, ha soli 21 anni ma già alcuni film affermati alle spalle. Figlio d’arte americano, noto per lo più per aver interpretato il nipote di J.P. Getty in Tutti i soldi del mondo e per aver vinto il Premio Marcello Mastroianni alla 74ª Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia per l’interpretazione in Lean on Pete. Inoltre, proprio da uno dei romanzi di maggiore successo di John Green, Cercando Alaska, è nata la miniserie omonima andata in onda su Sky Atlantic la scorsa estate che ha visto Charlie tra i protagonisti.

Il ragazzo dalla faccia un tantino monoespressiva si sta facendo conoscere dal pubblico del grande e del piccolo schermo, sperando che il ruolo di Adam gli porti fortuna come ai colleghi dei drammi precedentemente citati: Shailene Woodley e Ansel Elgort, ad esempio.

La protagonista femminile di Quello che tu non vedi, Taylor Russell, non ha nulla da invidiare al collega. Canadese, un po’ più grande di Charlie (ha 26 anni) è attrice a tempo pieno e volto di Chanel. Dalla campagna diretta da Sofia Coppola per Chanel #19 alla serie TV Netflix Lost in Space, per arrivare al grande schermo con Escape Room e Waves per cui ha vinto il Virtuosos Award durante il 35esimo Santa Barbara International Film Festival.

Ormai attesa in Bones & All, il nuovo film di Luca Guadagnino, in cui diventerà collega di un’altra felice scoperta di questi ultimi anni: Timothée Chalamet, in costante crescita con parti sempre più di spessore.

Così, Quello che tu non vedi, porta nell’universo Amazon Prime due attori già lanciati nel mondo Hollywoodiano, solo il tempo però ci dirà se saranno delle star o degli attori di passaggio.

Un film senza impegno per una serata a casa (cioè sempre)

Così, se siete annoiati dalle movimentate serate in zona rossa o quasi, Quello che tu non vedi è un film consigliato agli animi romantici che non hanno paura di qualche lacrima. Sicuramente non è un’opera innovativa ma con maggiori varianti rispetto ad altri film suoi simili. Una di quelle visioni in cui il «perché no» vince sul «mai nella vita».

Sveva Burchielli
Sono una persona molto curiosa a cui piace scoprire nuovi interessi e sperimentare al di fuori della propria zona di comfort. Ma l'unica passione che rimane invariata, sempre e comunque, è quella per il cinema, con me fin dall'infanzia.

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    1 Comment

    1. Piacevolissimo da leggere, oltreché utilissimo. Molto brava. I film da commentare li scegli tu?

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