È un graphic novel che corre su più binari, questo A ondate (2020) di cui parleremo in questa recensione, opera prima dell’illustratore californiano A. J. Dungo. L’opera, edita da Bao Publishing intreccia tre storie differenti: l’invenzione del surf moderno da parte di Duke Kahanamoku, la sua diffusione ad opera di Tom Blake e, con uno scarto autobiografico ai giorni nostri, l’amore infelice fra il narratore adolescente e Kristen, una ragazza della sua età malata di cancro.

A ondate recensione

Recensione di «A ondate»: la storia

Iniziamo questa recensione di A ondate partendo da Duke “Big Kahuna” Kahanamoku (1890-1968). Egli è stato un campione olimpico di nuoto, surfista e attore negli anni Trenta del Novecento. Di origini hawaiane, è suo il merito della diffusione del surf dalle Hawaii, luogo in cui era inizialmente praticato dagli antichi polinesiani, in America e da qui in tutto il mondo.

A questa si affianca la storia di Tom Blake (1902-1904), originario del Wisconsin. Rimasto folgorato dall’incontro con Duke a Detroit nel 1920, inizia una lunga serie di peregrinazioni in cui svolge i più svariati mestieri: lavora come stuntman, fattore in un ranch, bagnino e, soprattutto, come costruttore di tavole da surf, innovando le tradizionali tavole di legno pieno con tavole cave, più leggere

La storia dei due giganti del surf si alterna, con uno switch cromatico dall’ocra al celeste, all’autobiografia dell’autore che, ancora adolescente, conosce e si innamora della coetanea Kristen, con cui condivide la passione per lo skate e il surf.

Ma Kristen è affetta da un osteosarcoma che la porterà prima all’amputazione di una gamba e poi alla morte. La vicenda amorosa si trasforma in una lunga elaborazione del lutto in cui il dolore per la scomparsa di Kristen va e viene. È un processo lento, altalenante, a ondate (in waves, secondo l’espressione inglese che dà il titolo all’opera).

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«A ondate»: la struttura dell’opera

È un progetto ambizioso, A ondate di A. J. Dungo, che si propone di portare avanti il racconto autobiografico da un lato e la storia del surf e di due dei suoi protagonisti dall’altro; progetto che, nonostante l’impianto interessante, non collima fino in fondo. Si ha l’impressione, infatti, che nonostante il legame tematico e metaforico, le due vicende si scollino progressivamente. I protagonisti di ciascuna trama sono diversi e diversamente approfonditi: se nel caso della storia d’amore autobiografica la prima persona è d’obbligo (nonostante il filtro della ricostruzione a posteriori della vicenda narrata), nel caso di Duke e Blake la narrazione rimane distante, quasi documentaristica.

E nonostante questo, ad unire le vicende vi è il commento del narratore, che guida il lettore in maniera costante attraverso le didascalie, preferendo raccontare (e ricordare) piuttosto che dare spazio alle azioni e alle parole dei personaggi. È un fumetto lento, questo A ondate, che preferisce le vignette mute ai balloon, le splash page ariose e le inquadrature larghe, lontane, specie quando si tratta di rappresentare paesaggi marini.

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L’aspetto grafico

È il mare, infatti, il quarto protagonista di questo esordio a fumetti. Si nota l’attenzione riversata dall’autore nella rappresentazione delle onde attraverso un suo codice personalissimo: il mare diventa un fluido denso, concreto, le cui increspature ricordano le venature del legno, che quasi prende il sopravvento sulle figure umane, ritratte spesso da lontano e ridotte a silhouettes.

L’aspetto grafico è molto curato, sebbene alcune scelte stilistiche potrebbero piacere a tutti. Si è già detto della cura con cui l’autore realizza le onde e di come semplifichi i corpi e soprattutto i volti, fino alla totale rimozione dei tratti del viso. È una scelta stilistica coraggiosa, che sarebbe più efficace se alla semplificazione si aggiungesse una maggiore deformazione anatomica. È una soluzione che Dungo sembra già sperimentare timidamente qua e là, specie per rappresentare la dinamicità dei nuotatori e dei surfisti.

Piacevoli le palettes tricromatiche utilizzate anche con finalità narrative: in particolare, l’autore si affida a tonalità simili al legno per raccontare di Duke e Blake ed una palette verde acqua per la vicenda di Kristen, in modo da scandire con chiarezza il passaggio da una storia all’altra.

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Per concludere

In definitiva, A ondate di A. J. Dungo è un esordio notevole. L’autore punta in alto con un progetto complesso e ambizioso. Questo lo porta ad incappare in alcuni difetti nella narrazione ma, nonostante questi e qualche indecisione stilistica, ci troviamo davanti ad un graphic novel molto solido. Consigliato.

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