Nel 1989, il famoso scrittore italiano Pier Vittorio Tondelli era alle soglie del suo trentacinquesimo anno di età. Per uno scrittore del suo calibro, dal momento che all’attivo vi erano ben tre romanzi, l’idea di concepire un’opera che fungesse da frutto di una maturità, sia come scrittore, sia come uomo, era alle porte. Nel 1989, infatti, il giornalista e saggista emiliano pubblica l’opera intitolata Camere separate di cui ne parleremo in questa nostra recensione.

Pier Vittorio Tondelli è nato nel 1955, precisamente il 14 settembre nella città di Correggio. È stato uno dei più grandi intellettuali italiani, la cui penna ha sempre curato e narrato i momenti della quotidianità giovanile sin dal suo primo romanzo: Altri libertini, pubblicato agli inizi degli anni Ottanta, al seguito di un lungo travaglio editoriale. Tondelli era un cattolico credente e, allo stesso tempo, un uomo di sinistra. Ma, in particolar modo, come è stato più volte affermato, è stato uno dei maggiori esponenti della letteratura postmoderna italiana.

La sua vita, però, non ebbe un lieto fine. Ammalato di AIDS nel 1990, morì l’anno seguente. Per mero scherzo del destino, Camere separate divenne una sorta di testamento. L’ultimo lascito di uno scrittore, il quale decide di raccontare, nella maniera più naturale e viva possibile, il sentimento più bello, genuino e talvolta crudele che possa esserci tra due persone: l’amore.

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Pier Vittorio Tondelli

Nel romanzo non è tanto importante la storia in sé, quella dei due principali personaggi. Anzi, essa è la cornice attraverso cui lo scrittore cerca di ritagliarsi uno spazio per comunicare la sua idea di fondo. In Camere separate, infatti, è significativo l’uso e l’importanza sia del linguaggio, sia della scrittura. Essi divengono i perfetti canali attraverso cui Tondelli cerca di dare vita e voce alle emozioni più intrinseche. E tali sensazioni hanno lo scopo di rimbalzare all’interno dello spettatore il quale, nel frattempo, pagina dopo pagina, scopre che al fondo di tutta l’intera vicenda vi è un elemento cruciale: la solitudine di un uomo.

La recensione di «Camere separate»: Leo e Thomas

Camere separate comincia presentandoci sin da subito Leo, il protagonista, che siede al bordo di un aereo in volo da Parigi a Monaco di Baviera. Si avverte sin da subito un turbamento interiore, quasi ai limiti di un vero e proprio smarrimento. Si specchia attraverso un piccolo oblò, come a voler rintracciare in un quel riflesso una parvenza della propria identità:

L’immagine che vedeva contro quello sfondo acceso era semplicemente il viso di una persona non più tanto giovane […]. In sostanza un viso che subiva, come quello di ogni altro, la corruzione e i segni del tempo.

(Tondelli, P., V., Camere separate, Bompiani, 2019 pp. 7-8).

Una volta atterrato, la sua mente inizia a vagare nei meandri più remoti, perdendosi in quelli che sono comunissimi ricordi. Ricordi che lentamente acquistano sempre più una fisionomia, fino a che, in loro, non emerge la composizione di una persona fisica. Tale soggetto ha anche un nome che riecheggerà per l’intero romanzo: Thomas, un ragazzo tedesco che Leo ha amato più di ogni altra cosa al mondo. Lui immagina che sia lì all’aeroporto, pronto ad attenderlo e ad abbracciarlo. Ma, con un brusco cambio di tono, Thomas non ci sarà:

E non ci sarà nessun amico al posto suo. Poiché Thomas, o almeno tutto ciò che sulla terra aveva questo nome e a questo nome, per lui e per chi lo amava, era riconducibile, non c’è più. Thomas è morto. Da due anni ormai. E lui è sempre più solo. Più solo e ancora più diverso.

(Ivi, p. 9)

Così ha inizio Camere separate. Il romanzo, articolato in tre parti ben distinte, denominate rispettivamente Verso il silenzio, Il mondo di Leo e Camere separate, è un viaggio interiore, nel quale Leo ricostruisce, sin nei minimi dettagli, l’amore per questo ragazzo. Un amore struggente, passionale, complesso. Un amore che l’ha letteralmente consumato, lasciandolo, infine, solo nel mondo. Leo racconta le fasi della loro storia, partendo dal giorno e dal momento esatto in cui si sono conosciuti e innamorati, sino alla loro rottura.

Edizione Bompiani di Camere separate

L’amore come delle camere separate

Sin dal titolo del romanzo e dal titolo di una sezione, a dominare la narrazione è il concetto stesso di camere separate che Tondelli cerca di comunicare al lettore. E il concetto in questione assume sia dei connotati puramente criptici – giacché ci si domanda cosa lo scrittore voglia alludere -, sia un contenuto che viene chiaramente esplicato dallo scrittore stesso:

Era una prospettiva diversa con Thomas. Sapeva, fin dall’inizio, che mai lui avrebbe potuto essere “tutto”. Per questo chiamava il loro amore “camere separate”.

(Ivi., p. 98).

L’amore, per Tondelli, è immerso in questa contraddizione che trova la sua forma nell’idea di camera separata. Un amore che è, nello stesso istante, tutto e niente, unità e disunità, unione e separazione. Leo, all’interno del romanzo, è conscio – e questo lo ripete più volte – che l’amore per Thomas non durerà a lungo. Ma non per puro pessimismo. È consapevole che prima o poi tutto terminerà come ogni cosa umana.

E questa convinzione avviene in due momenti precisi. La prima, al termine della loro relazione. Leo si rende conto che con Thomas non c’è alcun tipo di futuro, sicché decide di interrompere, a malincuore, la storia. E per quanto lui sia intenzionato a riprovarci, avverte nel profondo che nulla potrà essere come prima.

Edizione Feltrinelli di Altri libertini

Il secondo momento è, sicuramente, quello più drammatico. Leo, in una notte, riceve una telefonata dal padre di Thomas, il quale gli comunica che il figlio sta morendo. Si reca in ospedale e ciò che vede è un corpo completamente diverso da quello amato. Non più un corpo giovane e bello, ma esile e aggravato dalla malattia:

Thomas sta morendo. A venticinque anni. E lui, Leo, che ne ha solo quattro di più, si ritrova vedovo di un compagno che è come non avesse mai avuto.

(Ivi., p. 37)

La contradditorietà presente nel romanzo, una contradditorietà viva, umana, tangibile, non è, nella visione di Tondelli, un principio di antitesi, bensì di pura dialettica. Le parti distinte di una relazione, specie in quella di Leo e Thomas, dialogano tra di loro, facendo oscillare i personaggi in emozioni, sensazioni e vicende in cui, però, si sentono e sono vivi.

La camera separata è la (quasi)sintesi di queste forze contrapposte, le quali plasmano, costruiscono e distruggono, una comune storia d’amore. Tutto ciò che lascia, sia nel bene, sia nel male, è aver vissuto pienamente la propria esistenza con un altro. L’amore, nel romanzo, è sintomo di pura vitalità, svuotata da qualunque forma di banalità o di patetismo. Una vera e propria lezione di vita da parte dello scrittore emiliano, che non va assolutamente sottovalutata.

La mancanza dell’altro

Pier Vittorio Tondelli nel suo studio

Eppure Tondelli (e Leo) è consapevole che una camera separate può divenire una vera e propria gabbia emotiva. Leo, infatti, in mancanza di Thomas, si perde, smarrisce sé stesso, si avverte come frammentato dinanzi alla realtà. Vede tutti i suoi amici e conoscenti realizzarsi, mentre lui, alle soglie dei trentanni, sta ancora cercando la vera strada. E non avendo qualcuno con cui vivere, si chiude all’interno della propria esistenza.

Il tema della solitudine è, indubbiamente, un altro aspetto centrale di Camere separate. Il protagonista è un uomo solo nell’universo. Egli viaggia per il mondo, sperando di ritrovare un briciolo della propria identità, che sia un’oasi in mezzo al deserto che vede attorno a sé. E, allo stesso tempo, cerca di ritrovarsi proprio guardandosi dal di dentro, autoconvincendosi che solo così potra superare il dolore della terribile perdita. Ma, purtroppo, questa è una mera illusione, giacché è Thomas il tassello mancante del puzzle interiore.

Leo, infatti, si perde nei meandri dell’alcolismo, della droga, dei locali notturni. Ed è in queste pagine che le parole di Tondelli diventano più crude, più forti, più dirette. Le ambientazioni divengono squallidi locali di spogliarello frequentati dallo stesso protagonista. In uno di questi, tra l’altro, incontra un giovane con cui, al termine dello spettacolo, ha un rapporto sessuale. Un rapporto privato di ogni contenuto erotico e passionale, ma solo cruento, al limite del sadico. Forse il punto più basso che tocca il protagonista.

Vige, pertanto, una costante mancanza dell’altro. Thomas, nel presente di Leo, non esiste più. Egli vive nel ricordo di Leo. Un ricordo che lo ferisce, lo distrugge dentro. Un ricordo di cui deve assolutamente liberarsi. Deve trovare la giusta forza e consapevolezza di dire addio alla persona che ha amato con tutto il cuore. Impresa, come si può ben capire, per niente facile.

Tondelli inserisce, non a caso, una tematica del genere. La solitudine è un aspetto che ha sempre rivisto in sé e nella sua generazione. Ma, in particolar modo, una solitudine che risuona come un avvenimento profetico dei nostri tempi. Ogni grande scrittore è in grado di narrare il tempo in cui vive. E lo scrittore emiliano ha saputo offrire uno spaccato riflessivo della sua e della nostra contemporaneità.

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