Un ex professore al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián per salvare il suo matrimonio. Una prova di stile per Woody Allen che si diverte a citare i grandi maestri del cinema.

Mentre la 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è in pieno svolgimento, qui per voi la recensione di Rifkin’s Festival ambientato proprio nel cuore di una rassegna cinematografica.

Se voleste rimanere in tema Festival di Venezia, non perdetevi la critica di Pieces of a Woman di Kornél Mundruczó presentato durante la scorsa edizione.

Trailer italiano di Rifkin’s Festival di Woody Allen

Recensione di Rifkin’s Festival: la trama

Mort Rifkin (Wallace Shawn) è un sessantenne, non di bell’aspetto ma a tratti affascinante per le sue competenze cinematografiche e battute sarcastiche. Un ex professore di cinema che ha deciso di lasciare l’insegnamento per scrivere un libro, ma non uno qualunque, uno che sia all’altezza di Shakespeare.

Mort decide di lasciare New York per seguire la moglie Sue (Gina Gershon) al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián (Spagna). Impaurito dal flirt tra la donna, affermata addetta stampa, e il suo cliente, non che giovane regista alla ribalta, Philippe (Louis Garrel, presente anche nel cast di L’ufficiale e la spia di Roman Polański).

Un viaggio che permette all’uomo di prendere nuovamente coscienza di sé e di ciò che vuole, anche grazie all’incontro con un’affascinante dottoressa spagnola (Elena Anaya).

La trama in sé è molto semplice e lineare. Ciò che attira sono le battute in classico stile Woody Allen e le citazioni visive di alcuni film che hanno fatto la storia del cinema.

Woody Allen con Wallace Shawn e Elena Anaya sul set di Rifkin’s Festival
Woody Allen con Wallace Shawn e Elena Anaya sul set di Rifkin’s Festival

Recensione di Rifkin’s Festival: Mort Rifkin alter ego di Woody Allen

Fin da subito è inevitabile non paragonare il protagonista a Woody Allen. Come già in altri suoi film, l’affermato regista e sceneggiatore, prende spunto dalla propria vita sia per la storia che per la fisionomia del personaggio.

Mort Rifkin è un uomo ormai giunto nella fase più matura della propria vita, consapevole di dover lasciare qualcosa di straordinario ai posteri. Fisso sull’idea di dover scrivere un romanzo che sia degno dei grandi della letteratura perché impaurito di non lasciar traccia nel mondo. Solo il percorso interiore che svolge durante l’intero Festival, gli farà comprendere di avere una stima troppo alta di sé e che non c’è nulla di male a rimanere un semplice insegnante di cinema, l’unico lavoro che abbia mai amato.

Ogni sogno o pensiero del protagonista diventano pretesto per citazioni cinematografiche di grandi maestri. Escamotage utilizzato da Woody Allen per paragonare il suo lavoro a quello dei grandi registi europei e non, quasi ponendosi sempre un gradino più in basso, come se non fosse degno di stare tra i personaggi che verranno per sempre ricordati.

Uno spettatore che conosce la filmografia di Woody Allen sa che è inutile fare questo paragone, perché si mettono a confronto due tipi di artisti differenti. Da una parte, grandi registi che ancora oggi ispirano a livello visivo e dall’altra, Woody Allen, un maestro che verrà sempre ricordato per le storie e le battute che ha creato. Un grande del settore, amato per le sue sceneggiature e battute, in aggiunta alla particolarità della persona che lo rende unico.

Vittorio Storaro e Woody Allen sul set di Rifkin’s Festival
Vittorio Storaro e Woody Allen sul set di Rifkin’s Festival

Citazioni e stili per veri cineasti

Rifkin’s Festival più che un film, è un esercizio di stile, un divertissement del regista per mettersi alla prova e citare i maestri del cinema europeo e americano, di cui lui stesso è fan. Motivo per cui Woody Allen ha deciso di volere al suo fianco un altro grande del cinema, il Direttore della Fotografia Vittorio Storaro. Vincitore di tre premi Oscar per Apocalypse Now (1979), Reds (1981) e L’ultimo imperatore (1987) e vanto del cinema italiano all’estero.

Insieme hanno creato un film pieno di momenti affascinanti, utili ai posteri come memoriale dei maestri passati. Il protagonista si distacca continuamente dalla sua vita tramite scene che richiamano le pellicole di cui lui stesso parlava a lezione. La catena di citazioni cinematografiche inizia con Quarto potere (1941) di Orson Welles, in cui Mort Rifkin si ritrova bambino con una slitta proprio simile a quella di Mr. Kane. Per poi arrivare a (1963) di Federico Fellini in un dialogo in soggettiva, così per poi giungere agli esponenti della Nouvelle Vague e quindi a François Truffaut con Jules e Jim (1962), a Claude Lelouch in Un uomo, una donna (1966) e a Jean-Luc Godard con Fino all’ultimo respiro (1960).

Woody Allen si diverte per tutto il film, continuando a richiamare i grandi registi europei degli anni Sessanta, tra cui Luis Buñuel in L’angelo sterminatore (1962). Per poi concludere con Ingmar Bergman elogiato tramite le citazioni visive di Il posto delle fragole (1957), Persona (1966) dove le attrici recitano addirittura in svedese e Il settimo sigillo (1957) impreziosito da un meraviglioso cameo di Christoph Waltz nei panni della morte.

Le battute del protagonista ispirate a riferimenti cinematografici incoronano questa opera di elogio alla bellezza dell’arte visiva.

Wallace Shawn e Christoph Waltz nella citazione di Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman
Wallace Shawn e Christoph Waltz nella citazione di Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman

Presentazione e distribuzione di Rifkin’s Festival:

Rifkin’s Festival è stato presentato un anno fa al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, per onorare il set che ha ospitato le riprese. Arrivando però nei cinema italiani solo nell’estate 2021 a causa della pandemia.

Da pochi giorni è disponibile on demand su Amazon Prime Video, Apple TV e altre piattaforme streaming. Non ci sono più scuse, se volete immergervi nella storia del cinema, dedicate una vostra serata a questo film!

Locandina di Rifkin's Festival
Recensione di Rifkin’s Festival: l’ultimo film di Woody Allen ora on demand
Rifkin's Festival è un film che lascia il segno, non tanto per la trama ma per le citazioni cinematografiche di Woody Allen.
PRO
Lo spettatore viene a conoscenza di diverse influenze cinematografiche
CONTRO
La trama è lineare e priva di colpi di scena
Sveva Burchielli
Sono una persona molto curiosa a cui piace scoprire nuovi interessi e sperimentare al di fuori della propria zona di comfort. Ma l'unica passione che rimane invariata, sempre e comunque, è quella per il cinema, con me fin dall'infanzia.

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