The Hateful Eight è un film del 2015, il nono scritto e diretto da Quentin Tarantino, e il secondo con ambientazioni western del regista statunitense, dopo Django Unchained del 2012.
La pellicola, come i tanti gioielli del regista, è suddivisa in capitoli che sono organizzati in un climax di emozioni e tensioni che, man mano che ci si avvicina al finale, producono trepidazione a tutti coloro che la guardano. La stessa trepidazione conosciuta da chiunque abbia visto almeno un film del regista, amante dei colpi di scena e delle sorprese.

L’appassionante trama del film è suggellata da un cast d’eccezione, composto da attori straordinari che hanno scritto pagine importanti della storia del cinema e che più volte hanno collaborato col regista statunitense: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Tim Roth e Michael Madsen, solo per citarne alcuni.

Il tutto è confezionato splendidamente con la colonna sonora di un indimenticabile e indimenticato Ennio Morricone, che riuscì a conquistare nel 2016 il Premio Oscar per la miglior colonna sonora (l’unico vinto oltre a quello ricevuto alla carriera nel 2007), il Golden Globe per la miglior colonna sonora originale e il BAFTA nella medesima categoria.

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Locandina ufficiale del film

Recensione di «The Hateful Eight»: trama

Ambientato nel 1867, alcuni anni dopo la guerra di secessione.
Una diligenza si fa strada nel paesaggio innevato del Wyoming per sfuggire a una bufera e i due passeggeri, il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) e la latitante Daisy (Jennifer Jason Leigh) sono diretti a Red Rock, città dove la donna dovrà essere consegnata e giustiziata.

Durante il viaggio, la carrozza guidata da O.B. incontra il maggiore Warren (Samuel Jackson), vecchia conoscenza di Ruth e anche lui divenuto cacciatore di taglie.
Nonostante la diffidenza iniziale, John Ruth accetta sulla sua diligenza il maggiore che in cambio gli mostra una lettera scritta da Abramo Lincoln.

Nel tragitto la diligenza si imbatte anche in Chris Mannix (Walton Goggins), che afferma di essere il nuovo sceriffo della città dove è diretto John Ruth.
John decide di accettare sul carro anche il presunto sceriffo: infatti, tutti i passeggeri dubitano delle parole pronunciate da Mannix.

John Ruth e il maggiore Warren.

L’emporio di Minnie

Con la bufera alle calcagna, i passeggeri della diligenza decidono di rifugiarsi nell’emporio di Minnie che, insieme al marito Sweet Dave, gestisce la rinomata locanda di montagna.
Al loro arrivo, però, i viaggiatori non trovano i proprietari, ma quattro facce mai viste prima: il boia Oswaldo Mobray (Tim Roth), il cowboy Joe Gage (Michael Madsen), Bob (Demiàn Bichir), un messicano responsabile della locanda durante l’assenza dei proprietari, partiti per andare a trovare la madre di Minnie, e infine l’anziano generale Sanford Smithers (Bruce Dern).

Bob il messicano, il cowboy Joe Gage, lo sceriffo Mannix, il maggiore Warren, il cacciatore di taglie John Ruth, l’anziano generale sudista Smithers, la latitante Daisy e il boia inglese Oswaldo Mobray.

John Ruth cerca fin da subito di conoscere gli ospiti della locanda, mentre il generale Warren inizia a insospettirsi.
Minnie non avrebbe mai lasciato la sua locanda.
Warren, riconosce l’anziano generale sudista e suo nemico nella passata guerra di secessione: la lunga disputa tra i due termina nel peggiore dei modi.

Arriva così l’ordinario colpo di scena, tipico delle pellicole di Tarantino: durante la discussione tra Warren e Smithers, infatti, uno degli ospiti avvelena il caffè e l’unica persona ad accorgersi dell’azione è la detenuta Daisy, ancora incatenata al suo boia John Ruth.

Un evento stravolge la storia e il maggiore Warren, l’unico a rimanere lucido e imparziale, decide di regolare gli animi all’interno dell’emporio, e di comprendere ciò che è successo poco prima, del tutto inconsapevole di ciò che avverrà e che andrà a scombinare i suoi piani.

Il maggiore Warren interpretato da Samuel L. Jakcson

«The Hateful Eight»: recensione di un western insolito

Non un avvertimento, non una domanda. Una pallottola!

Maggiore Warren

Una citazione che probabilmente coincide con il modus pensandi di Quentin Tarantino quando nel suo studio, con carta e penna per i più romantici, o con computer e tastiera per i più pragmatici, decide di concepire la prima idea del film che ha intenzione di scrivere e girare.

The Hateful Eight evidenzia un certo mutamento rispetto alle prime pellicole sfornate da Tarantino, grazie alle quali era riuscito ad affermarsi a livello internazionale.
É strano pensare, infatti, che dietro la macchina da presa durante le riprese del film, ci sia la stessa persona che ha diretto film come Pulp Fiction e Le Iene e che ha dato vita a un nuovo genere, il pulp.

The Hateful Eight è il secondo film di Tarantino con ambientazioni western, dopo Django Unchained uscito qualche anno prima.
La caratteristica principale del film è sicuramente la scelta scenografica e degli ambienti.
Infatti, quasi tutto il film, è ambientato all’interno della locanda e perciò le scene sono pressoché concentrate su sguardi e atteggiamenti dei singoli ospiti dell’emporio.

«Gli odiosi otto»: come anticipato dal titolo, gli unici personaggi presenti nella pellicola e si contraddistinguono l’uno dall’altro per condotta e giudizio.
Il generale sudista e l’ex soldato che aveva difeso la libertà degli schiavi durante la guerra di secessione; lo sceriffo goffo e imbranato e il famigerato cacciatore di taglie; il silenzioso e mite boia inglese e l’irriverente latitante.
Tutto mescolato in un clima di finto affiatamento prima, e in un ambiente colmo di tensioni poi, che rendono pungente e inquieta la visione del film.

«The Hateful Eight»: dai David agli Oscar

La fruttuosa collaborazione tra Ennio Morricone e Quentin Tarantino fu annunciata durante la premiazione dei David del 2015.
In quell’edizione, Tarantino vinse l’ambito premio italiano per i film Pulp Fiction e Django Unchained.
A premiarlo fu Morricone che proprio in quell’occasione annunciò la collaborazione con il regista statunitense per la scrittura della colonna sonora del film.
La stessa colonna sonora che ricevette l’anno dopo il riconoscimento più alto, il premio Oscar.

Ennio Morricone è il mio compositore preferito.
E quando dico compositore preferito non parlo di compositore di colonne sonore per i film.
Sto parlando di gente come Mozart, Beethoven, Schubert.

Quentin Tarantino su Ennio Morricone
Tullio Solenghi, Ennio Morricone e Quentin Tarantino alla cerimonia dei David di Donatello 2015.

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