Ben 35 anni fa, il giovane Marty arriva nel parcheggio del Twin Pines Mall, il grande centro commerciale di Hill Valley. Il giovane non sa ancora cosa gli aspetta e cosa il suo amico e scienziato strampalato Emmett “Doc” Brown ha creato.

Da quel momento in poi, la vita dei protagonisti non è più la stessa e la stessa concezione del tempo non sarà più come prima. Ma scopriamo di più su questa trilogia che ha tenuto col fiato sospeso intere generazione e che resta tutt’oggi uno dei più grandi cult di tutti i tempi.

Ritorno al futuro: lo strano esperimento di Doc

La scena si apre con Marty, giovane poco disciplinato ma di buon cuore che raggiunge la casa del suo amico “Doc” che al momento non è in casa. Il ragazzo sogna di diventare una rockstar e suona la chitarra in un band rock del suo paese. 

Marty entra nell’abitazione del suo amico Doc Brown ma non lo trova, accende l’amplificatore presente in casa e via col plettro, in una scena che è rimasta molto impressa a chi questo film lo ha amato. Ma ecco qui, squilla il telefono, è Doc che chiede al suo amico di raggiungerlo nella notte stessa nel parcheggio del Twin Pines Mall perché ha una cosa da mostrargli. 

Giunto l’orario stabilito, il giovane Marty Mcfly raggiunge lo scienziato che gli mostra una DeLorean modificata a tal punto da diventare una macchina del tempo.  L’esperimento da filmare consiste nell’inviare nel futuro (un minuto avanti) il cane dello scienziato, Einstein.

L’esperimento riesce ma subito dopo un commando terroristico dalla Libia a cui Doc aveva sottratto del plutonio necessario per alimentare il “flusso canalizzatore”, il dispositivo indispensabile per eseguire un viaggio nel tempo. Doc viene atterrato dalle fucilate dei libici, Marty fugge con la macchina del tempo e raggiunte le 88 mph si ritrova catapultato al 5 novembre del 1955, la data che Emmett Brown aveva inserito sul display della DeLorean. 

Da qui una serie di vicissitudine con grandi citazioni sul mondo della musica (Van Halen e Chuck Berry su tutti) e tutto il mondo degli anni ‘80. Una trilogia ambientata nel presente, nel futuro e nell’antico West.

Perché Ritorno al Futuro è un cult che non passa mai di moda?

Stabilire la ricetta del successo dell’epopea di Robert Zemeckis e Bob Gale risulta ancora impossibile, un po’ come quella della Coca-Cola. Tutto sembra essere un equilibrio ben bilanciato in ogni singolo dettaglio, capace di resistere alla critica e allo scorrere del tempo.

Il viaggio temporale che resta solo un espediente narrativo che non lascia l’etichetta di “opera fantascientifica” ma lascia un alone di nostalgia per epoche che lo spettatore non ha mai vissuto e che non vivrà mai?

Oppure un merchandise legato alla produzione del film rendendolo ancora uno dei prodotti cinematografici più redditizi di sempre? Basti pensare alle scarpe auto-laccianti, riedizioni di DVD, modellini della DeLorean DMC-12 e tanto altro.

Ma credo che il successo della Trilogia non riguardi nessuno di questi elementi. Back to the future si distingue dagli altri film grazie alla sinergia di un sottile umorismo e al continuo autocitazionismo che lo rendono l’emblema degli Anni Ottanta, un periodo storico di rinascita e di speranza per il futuro prossimo.

ritorno al futuro 35 anni
Ritorno al Futuro: la trilogia compie 35 anni

Ritorno al Futuro: il talento di Micheal J.Fox

Un’altra fonte di successo è stata sicuramente è stata anche la scelta azzeccatissima del duo Christopher Lloyd e Michael J. Fox. Non tutti sanno che Marty doveva essere interpretato da Eric Stoltz. Infatti, l’attore rimase nel cast per sole sei settimane prima Zemeckis lo allontanasse dal set? Il motivo? Non riguarda né la disciplina di Stoltz, né l’indiscutibile bravura ma soltanto l’assenza della giusta ironia necessaria per il ruolo dell’adolescente Marty McFly.  

Per chi ha visto i Ritorno al Futuro ma anche chi ha visto altre interpretazioni dello stesso attore non può far altro che notare quanto questo ruolo fosse cucito su misura per Micheal J. Fox. L’attore di Edmonton la mattina recitava per la sitcom Casa Keaton mentre la sera era sulle riprese di Ritorno al Futuro e dormiva appena 5 ore al giorno.

Ma l’ascesa dell’attore ha subito un grave contraccolpo. Nel 1991 mentre era sul set di Doc Hollywood nota un tremolio che non riesce a controllare. Gli viene diagnosticato il Morbo di Parkinson, notizia che renderà pubblica solo nel 1998 e che lo vede costretto a ritirarsi dalle scene negli anni 2000. Nel frattempo tre Golden Globe, sintomo di un talento per la recitazione non indifferente.

Ci sarà mai un quarto episodio di Ritorno al Futuro?

Periodicamente sui social compare la fake news che ci saranno delle riprese per un quarto episodio ma che sicuramente non vedrà mai la luce. Nessuno mai, finora, si è permesso di abbozzare un remake, anche perché lo stesso Zemeckis ha affermato che dovranno passare sul suo cadavere prima di imbastire un lavoro del genere. Ma il The Power of Love (colonna sonora della trilogia) nei confronti dei film ha portanto nel 2015 al documentario Back in Time , interamente finanziato da un crowdfunding di Kickstarter.

Il numero di fan della trilogia continuano a crescere, basti pensare a mia nipote di 3 anni che sa a memoria tutti e tre film e costringe sua madre ogni giorno a rivederlo per capire il valore di Ritorno al Futuro.

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