Dopo la sua prima produzione cinematografica La mezza stagione del 2014, Danilo Caputo, classe ’84 e tarantino d’origine, torna al cinema con Semina il vento, presentato in anteprima alla Berlinale 2020. Dopo un periodo vissuto all’estero, Danilo Caputo decide di tornare in Italia e dedicarsi al cinema, divenendo regista, sceneggiatore e produttore.

Una storia di ribellione e rinascita

Semina il vento è stato definito da Repubblica una storia di ribellione e rinascita. Nica, interpretata da Yle Vianello, una studentessa fuori sede, torna dopo tre anni di studi in agronomia, nella sua città, nel sud Italia, in provincia di Taranto. Qui, Nica, contro la volontà del padre e della comunità locale, metterà a frutto i suoi studi per salvare l’uliveto ereditato da sua nonna, che è ora attaccato da un nuovo parassita, simil xylella.

Semina il vento
Yle Vianello in una scena del film

Un dialogo ridotto all’osso, lascia spazio a suoni e immagini che trasmettono più di quanto non facciano le parole. Affascina ascoltare il lamento sonoro, o grido di aiuto, degli ulivi che rende speciale il film donandogli un tocco magico. Piccola tip: secondo Focus questo lamento sonoro, non percettibile dall’orecchio umano, è causato dalla presenza di bolle d’aria, presenti in caso di siccità, all’interno dei vasi detti xilemi, all’interno dei quali scorre la linfa.

Girato nel tarantino

Girato nel tarantino, l’Ilva fa da sfondo a magnifici ulivi secolari. Nica rappresenta la generazione di quei tarantini che decidono di abbandonare la propria terra per iniziare gli studi. Nica però torna, torna alla propria terra per riscattarla e per trovare una soluzione ai mali naturali e sociali che affliggono la sua comunità. Come la sua, sono molteplici le storie dei ragazzi tarantini e di chi decide di tornare ed investire nel proprio territorio, e agire contro i suoi parassiti, uno tra i tanti e spesso sotto i riflettori mediatici, ArcelorMittal.

Yle Vianello e Feliciana Sibilano in una scena del film

Una storia di rinascita e di riscatto, lascia un finale di speranza e positività. Pollice in sù per gli attori, che seppur giovani, hanno ben interpretato i loro ruoli. Pollice in giù per una narrazione leggermente flemmatica.

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