Palindromo è un termine che deriva dal greco, il cui significato è rinchiuso nelle parole palin e dromos che rispettivamente significano: di nuovo e percorso. La traduzione più vicina a un’istanza letterale è la seguente: ciò che può essere percorso da entrambi i sensi. Infatti si intende per palindromo una sequenza di caratteri, i quali, letti al contrario, rimane invariata.

Il palindromo ha sempre acquisito una relativa importanza nell’utilizzo di passatempi o svaghi vari. Nella stessa enigmistica esso è quasi sempre una costante. Si crea uno schema nella quale si inserisce una parola o una frase con il semplice scopo di essere decifrata e/o completata. E, si sa, quando un qualcosa ci appare intricato, complesso, gli effetti che ricadono su noi stessi possono essere differenti.

Lo stesso scrittore e semiologo italiano Stefano Bartezzaghi ha riscontrato, infatti, come il palindromo possa indurre a una vera e propria patologia (dimostrata, in seguito, come inesistente). Egli stesso ha coniato un termine che di per sé acquista un senso anche se letta al contrario: aibofobia, il cui prefisso aibo non ha alcunché di significato, sebbene la sua funzione, congiunta al suffissoide -fobia, è quella di rendere la parola stessa un palindromo. Insomma, una vera e propria autorefenzialità!

Per quanto l’arte abbia provato ad avvicinarsi a tale fenomeno – ricordiamo l’artista svizzero André Thomkins il quale ha realizzato, nel 1968, l’opera in ceramica 32 Palindromi -, il cinema, tra i vari aspetti che ha da sempre analizzato, sembra non aver mai preso in considerazione il palindromo. Questo fino a poche settimane fa, poiché il regista visionario Christopher Nolan ha voluto realizzare un’opera che, di suo, avesse alla base il principio stesso del palindromo. Stiamo parlando di Tenet.

Neil e il protagonista Tenet
Robert Pattinson e John David Washington

Tenet: una trama puramente nolaniana

Addentrarsi nella trama di Tenet è come incamminarsi in un labirinto privati di ogni punto di riferimento. D’altronde già lo stesso regista de Il Cavaliere Oscuro, The Prestige, Dunkirk e tante altre opere ci ha abituati a questa sua peculiarità. Tenet, alla cui corte troviamo attori come Robert Pattinson, Elizabeth Debicki, John David Washington e Michael Caine, muove le redini di una storia che procede verso due direzioni: il passato-presente e il futuro.

Entrambe le concezioni spazio-temporali sembrano procedere verso direzioni opposte, le quali tendono a collidere. Il Protagonista, un agente della CIA, sembra trovarsi nel bel mezzo di una vicenda che assume le sembianze di una vera e propria guerra temporale (sic!). Egli insegue le tracce di un potente oligarca anglo-russo, Andrei Sator, un vero e proprio antagonista malvagio, possessore di una tecnologia in grado di invertire le sorti del mondo intero.

Si sa, Nolan ha cercato sempre di abituare il pubblico alle sue riflessioni. Pesanti o meno che fossero, il fascino che ha attorniato il regista è quello di aver osato. Le speculazioni presenti in film come Interstellar è un chiaro esempio di come Nolan non manchi di coraggio e audacia. Tenet si colora di questo suo coraggio e audacia, sicché il prodotto finale è una mistura di speculazioni e ipotesi.

Scena del film
Una scena del film

Il mondo presente all’interno del film risente enormemente dell’immaginario distopico nel quale sono presenti forze inaccessibili al comune essere umano. Le informazioni che ricaviamo sono alquanto ridotte, addiritture nulle per lo spettatore che decide di prendersi anche una leggera distrazione. Tuttavia una sua linearità è visibile, è possibile riscontrarla. Basta solo essere attivi nella sala e restare vigili per tutta la durata della pellicola.

Ma non nascondiamo che questo cocktail improvviso, troppo agitato per alcuni, rischia di andare incontro a una deriva di nozioni, frasi, esplosioni e forzature all’interno della stessa vicenda. Il rischio è quello di nascondere le relative tracce disseminate per tutto il film e lo spettatore resta fagocitato da una pesante e roboante sovrastruttura.

Nolan e il rapporto con il tempo

Sebbene siano pochi i registi che insistono sull’esplicare le loro teorie, nell’intero mondo cinematografico Nolan è uno di quegli autori che insiste su determinate sfaccettature. E il rapporto con il tempo sembra essere un personale punto fisso, divenendo, quasi sempre, il protagonista di alcune pellicole come Memento, Inception e Interstellar.

Che cos’è il tempo? Sin dall’antichità, scienziati e filosofi hanno cercato di offrire risposte che risultassero concrete agli occhi di molti. Una vera e propria audacia, che ancora oggi difficilmente sembri trovare una propria conformità. Già all’epoca, filosofi come Agostino osava dire nella celebre opera Le Confessioni:

Cos’è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole? Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni? Quando siamo noi a parlarne, certo intendiamo, e intendiamo anche quando ne udiamo parlare altri. Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so.

(Le Confessioni, Agostino)

È nota l’ipotesi secondo cui Cristopher Nolan, per la realizzazione di Tenet, abbia preso spunto dal celebre Quadrato del Sator. Un’idea che affascina i molti, le cui coincidenze, tuttavia, trovano una loro conferma. Il Quadrato del Sator è uno dei misteri che avvolge la storia dell’uomo. Esso è comparso come forma di iscrizione in diverse zone d’Europa. È strutturato da 5 parole latine dai diversi significati, le quali, giustapposte in forma quadrata, creano un’iscrizione palindroma.

Tenet Quadrato di Sator

Secondo i vari studi, è probabile che il significato del quadrato sia il seguente: l’uomo decide le sue azioni quotidiane, ma soltanto Dio decide il suo destino. A ben vedere, nell’ottica di Tenet accade un caso analogo: i personaggi compiono le loro azioni quotidiane, ma solo il tempo decide ciò che sia giusto per loro. Che poi si voglia tradurre “tempo” con “Nolan” il discorso non muta.

Il Quadrato del Sator, inoltre, appare ben oltre alla semplice idea che regge l’intera pellicola. Le parole che lo compongono si ritrovano all’interno del film: Sator è il nome dell’antagonista; Arepo è il nome del falsario di Goya amante di Kat; Tenet è il nome dell’organizzazione che ha il compito di preservare il tempo; Opera rimanda all’Opera di Kiev, luogo dove inizia il film; Rotas è il nome del caveau in cui sono custoditi i quadri all’aeroporto.

Ancor di più le coincidenze si assotigliano se decidessimo di valutare l’ipotesi secondo cui il primo esemplare del Quadrato fu rinvenuto a Pompei e il figlio di Kat deve recarsi a Pompei per visitare gli scavi archeologici.

Neil come chiave di lettura

Come accennato prima, le due realtà temporali tendono ad avvicinarsi sempre più. È in corso una guerra attraverso il tempo e il rischio è quello di andare incontro a un’esplosione atomica prima che l’ordigno possa cadere. Per quanto i nostri occhi siano gli stessi del Protagonista, il personaggio di Neil ha un ruolo chiave.

Neil Pattinson
Robert Pattinson in Neil

Egli è un agente addestrato dall’organizzazione Tenet e sembra avere una conoscenza parziale degli avvenimenti futuri. La semplice frase rivolta al Protagonista “Ah giusto! Tu non bevi mai in servizio!” è un chiaro campanello di allarme di come i due già si conoscono da tempo.

A ogni modo, sul finale del film, scopriamo che lo stesso Neil ha, in molte occasioni, salvato la vita al Protagonista. E l’evento epifanico giunge alla visione del laccetto rosso attaccato allo zaino, al che ci riporta a inizio film quando il Protagonista, nel teatro di Kiev, scorge uno zaino con un laccetto rosso.

Tale è quindi l’idea secondo cui principio e fine collimano, sicché Neil è vivo e morto allo stesso tempo. O meglio: sul finale di Tenet deve ancora essere reclutato dal Protagonista, il quale gli spiegherà come reclutare sé stesso nel futuro e spingerlo a creare l’organizzazione.

Debicki Tenet
Elizabeth Debicki in Kat Sator

Ma forse Neil è tanto altro. Un personaggio di secondo piano è Max, il figlio di Andrei e Kat. Quest’ultima teme che il marito possa levarle la custodia e la tiene costantemente sotto ricatto. Partendo dall’ipotesi che entrambi i nomi possano essere i diminuitivi di Maximillien e Neillimixam (palindromo!), Neil risulta essere il bambino che, una volta cresciuto, è addestrato dal Protagonista a diventare l’agente che lo salverà e lo istruirà nel passato.

Può essere una delle tante forzature a là Nolan. Ma anche in questo caso vi è un richiamo all’essenza delle sue idee. Così come il Protagonista, il quale si riveste di questo nome dal momento che la macrostruttura testuale deve ricadere sullo Spettatore ignaro di tutto.

Tenet: analisi finali

Qualunque sia l’esito, a uno sguardo oggettivo, Tenet trasmette le stesse emozioni presenti in ogni film di Nolan: seducente, pomposo, intrigante, carico di domande e poche risposte. Di certo, Nolan mostra, ancora una volta, la sua immensa bravura e capacità di portare sullo schermo speculazioni di non facile interpretazione.

Il regista ha provato a superare sé stesso, creando una storia complessa fine a sé stessa. Se l’esito sia positivo o negativo, rimandiamo il tutto a un giudizio personale. Ciò che conta è vedere Tenet come quel classico film che difficilmente esce dalla mente dello spettatore.

Tenet Washington

E per quanto l’opera non sia esente da difetti, è comunque un grande stimolo per chiunque. Nolan ci ricorda che inventare è ancora possibile, a dispetto di chi è pronto a spianare critiche in maniera aggressiva, specie se queste ultime siano pronunciate a mente calda. Il prodotto non va mai schernito, al massimo levigato, perché alle spalle di tutto c’è sempre qualcuno che crede in ciò che fa.

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