Ciò che stiamo per raccontare con la recensione di The Mauritanian è una storia sconvolgente. A quasi 20 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, si torna a parlare delle violenze subite dai presunti complici di Osama Bin Laden all’interno della prigione americana di Guantánamo. The Mauritanian racconta la storia di uno di loro.

Trailer originale di The Mauritanian – Amazon Prime Video

Recensione di The Mauritanian: un uomo, tante storie simili

Il 3 giugno è finalmente uscito The Mauritanian su Amazon Prime Video e siamo qui a raccontarvelo con la nostra recensione. Il film, acclamato ai Golden Globes, riprende la storia di Mohamedou Ould Slahi (Tahar Rahim), ingiustamente imprigionato per 14 anni a Guantánamo.

Guantánamo nel post-11 settembre:

La vicenda inizia nella casa di Mohamedou in Mauritania (Africa Occidentale), da cui viene prelevato per un interrogatorio. Anni dopo, si scopre che nel 2002, è stato deportato a Guantánamo senza alcuna accusa o processo, senza che i suoi parenti sapessero dove fosse.

Come lui, così tanti altri uomini, accusati di far parte di al-Qaida, organizzazione terrorista fondata dal saudita Osama Bin Laden, e di esser complici dell’attentato del 11 settembre 2001.

Il governo americano, impegnato di più a trovare un capro espiatorio che i reali terroristi, ha rinchiuso così negli anni 780 presunti innocenti. Senza dar loro la possibilità di ricevere un processo e tenendoli in uno stato di prigionia barbarico.

La storia di Mohamedou Ould Slahi:

Il film si focalizza in particolare sulla vita di Mohamedou. Nel primo periodo a Guantánamo, l’uomo viene interrogato tutti i giorni per ore, in un’atmosfera quasi scherzosa e teatrale, con lo scopo di fargli confessare la collaborazione con Osama Bin Laden. Accusa infondata, nata da voci e coincidenze.

Gli interrogatori continuano, finché la mancanza di prove porta all’intervento dei militari americani. Iniziano così mesi di torture, scene che lo stesso spettatore patisce. Una stretta allo stomaco, che riporta alla mente quella violenza gratuita che il maestro Stanley Kubrick rappresentava in Arancia meccanica. La sensazione però, si fa più forte, al pensiero che queste pratiche animalesche siano state davvero subite da qualcuno.

Il periodo di prigionia viene scaturito dai ricordi dello stesso Mohamedou che dopo anni di insensata violenza, riesce ad ottenere un rappresentante legale e un processo. Impaurito dallo spionaggio all’interno di Guantánamo, riesce a comunicare col suo avvocato Nancy Hollander (Jodie Foster) e la sua associata Teri Duncan (Shailene Woodley) solo tramite delle lettere. Fonti attraverso cui veniamo a conoscenza del suo passato.

In vista del processo, a prender le parti del Governo USA, c’è invece il Colonello Stuart Couch (Benedict Cumberbatch). Uomo cattolico e dai sani principi, assunto per dimostrare la colpevolezza di Mohamedou e successivamente per infliggergli la pena di morte, nel caso fosse stato necessario.

L’intera vicenda viene intervallata da flashback che fanno prender fiato allo spettatore. Ricordi del protagonista nella sua terra d’origine, insieme al padre o alla madre. Momenti che vengono staccati anche visivamente dal resto della trama attraverso un formato differente della scena e colori splendenti e solari. Il tutto in pieno contrasto con l’oscurità della prigione.

Jodie Foster e Shailene Woodley in una scena di The Mauritanian
Jodie Foster e Shailene Woodley in una scena di The Mauritanian

Recensione di The Mauritanian: l’uomo che ha potuto raccontare la sua storia

Il regista, Kevin Macdonald, ha preso spunto dall’autobiografia The Mauritanian di Mohamedou Ould Slahi per raccontare un dramma complesso ed emozionante. Un film che a partire dalla vicenda personale del protagonista, apre una parentesi di riflessione per tutti gli uomini che hanno patito un simile destino e di cui non si conosce la loro storia. Persone che magari rientrano tra le 538 scarcerazioni della presidenza Bush o tra le 135 del periodo di Obama, per non dimenticare quelle che sono morte suicide in cella.

La violenza porta solo ad altra violenza

La Prigione di Guantánamo, interna alla Base Navale Americana e situata sulle coste paradisiache di Cuba, è stata già fonte di scandalo negli scorsi anni per le pratiche anticostituzionali messe in atto. Il film in sé, fa comprendere come spesso gli Stati Uniti, fautori della cultura Occidentale e dei diritti delle persone, siano i primi a violarne le fondamenta.

Un sistema che rivendica gli attentati subiti dai terroristi, sfruttando armi e denaro per infliggere paura a persone innocenti, per mano di militari a cui sembra che sia stato fatto il “lavaggio del cervello”; senza tener conto che la violenza porta solo ad altra violenza.

Una mentalità guerrafondaia da cui non scampa alcun Presidente, nemmeno lo stesso Barack Obama, conosciuto invece come fautore dei diritti civili.

Polizia come segno di paura o di protezione?

Durante il film, Mohamedou racconta ai suoi avvocati, la felicità iniziale di trovarsi in una prigione americana perché consapevole della differenza tra la polizia della Mauritania con quella Occidentale.

Arrivato da ragazzo in Germania, grazie a una borsa di studio, aveva percepito la diversità tra le due. La prima, un simbolo di terrore per gli abitanti, la seconda invece, di protezione. Memore dell’esperienza tedesca, pensava che anche con gli americani sarebbe stato così. In breve, capisce però, di non trovarsi in un luogo civile.

Il timore verso le forze dell’ordine che l’uomo percepisce a Guantánamo, non è però così difficile da immaginare se si pensa alla paura con cui migliaia di americani convivono quotidianamente. Cittadini onesti che temono la polizia solo perché aventi una differente carnagione.

Benedict Cumberbatch in una scena di The Mauritanian
Benedict Cumberbatch in una scena di The Mauritanian

Recensione di The Mauritanian: riconoscimenti e passaggi in sordina

The Mauritanian, titolo nato dall’appellativo che Mohamedou Ould Slahi usava a Guantánamo, per evitare ritorsioni da parte delle guardie; è un film che ha ricevuto numerosi riconoscimenti e critiche positive.

In particolare, cinque nomination ai BAFTA e due ai Golden Globes: una per Tahar Rahim come Miglior Attore Protagonista in un film drammatico e l’altra per Jodie Foster, che si è portata a casa il premio come Migliore Attrice Non Protagonista. Vittoria che va ad accumularsi agli altrettanti riconoscimenti della sua carriera, come per esempio l’Oscar per Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.

Visto il cast e l’importanza della storia, si dovrebbe dare quasi per scontata la presenza del film tra quelli presi in considerazione dall’Academy e invece, non ha ricevuto alcuna nomination agli Oscar 2021. Ripensando alle diverse culture rappresentate quest’anno proprio dai vincitori, in primis la regista Chloé Zhao premiata per Nomadland, il passaggio in sordina di The Mauritanian, lascia con l’amaro in bocca.

Con o senza l’approvazione dell’Academy, il film rimane comunque un prodotto cinematografico degno di nota. Da vedere in un momento di tranquillità e concentrazione, predisposti a seguire due ore intense ed emozionanti.

The Mauritanian copertina
The Mauritanian, la recensione: prigioniero senza processo
Fa effetto pensare che The Mauritanian sia tratto da una storia vera, soprattutto dopo aver visto di che cosa siano capaci i personaggi del film.
PRO
Film emotivamente d'impatto
Tratto da una storia vera
CONTRO
Non adatto alle persone particolarmente sensibili
7.5
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The Mauritanian

8.5

La recensione di The Mauritanian, biografia di Mohamedou Ould Slahi, ingiustamente detenuto per 14 anni dopo l'attentato alle Torri Gemelle.

Pro
  • Emotivamente coinvolgente
  • Ottima performance del cast
Contro
  • Non adatto alle persone particolarmente sensibili
Sveva Burchielli
Sono una persona molto curiosa a cui piace scoprire nuovi interessi e sperimentare al di fuori della propria zona di comfort. Ma l'unica passione che rimane invariata, sempre e comunque, è quella per il cinema, con me fin dall'infanzia.

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    1. […] sulla piattaforma streaming Prime Video. Inoltre vi alleghiamo la nostra recensione del film The Mauritanian presente sempre sulla medesima […]

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