Vi presentiamo la recensione di Tre piani, il nuovo film diretto dal regista italiano Nanni Moretti. L’opera è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo dello scrittore israeliano Eshklov Nevo. E caso insolito vuole che questa sia la prima opera basata su soggetti altrui. Moretti, infatti, vanta una ricca filmografia del tutto originale, le cui sceneggiature sono opere del suo immenso ingegno.

Tre Piani è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2021 (qui la nostra recensione del film Dune), per poi essere distribuito nelle sale cinematografiche lo scorso settembre. Stando ai vari riscontri, al termine della proiezione, la pellicola è stata accolta con una standing ovation di undici minuti. Un riconoscimento davvero pazzesco per un regista che da sempre ha realizzato veri e propri capolavori.

La pellicola vanta un cast d’eccezione. Alla corte di Moretti abbiamo attori tutti italiani del calibro di: Margherita Guy, anche presente nel precedente film di Moretti, Mia madre; Riccardo Scamarcio, la cui carriera tende ad arricchirsi sempre più; Alba Rohrwacher, attualmente una delle attrici di punta nel panorama italiano. E ancora: Adriano Giannini, Anna Bonaiuto, Stefano Dionisi, Alessandro Sperduti e tanti altri.

Tre piani recensione: un racconto di vita diviso per tre

Tre piani narra le vicende di tre famiglie che abitano nel medesimo condominio di Roma. Al primo piano troviamo una coppia di genitori, Lucio e Sara, i quali hanno una bambina di nome Francesca, che quasi spesso affidano ai vicini, una coppia anziana. Una sera Francesca viene affidata a loro, ma al ritorno non trovano sia lei, sia Renato, il marito della coppia anziana. Lucio parte alla ricerca della figlia e la trova all’interno di un parco con Renato che giace stanco sulle sue gambe. Lucio crede che il signore anziano abbia abusato della figlia; sicché parte alla ricerca della verità che col tempo si trasforma in una vera e propria ossessione.

Al secondo piano abita Monica. Lei è una ragazza che vive con sua figlia, poiché il marito, Giorgio, è quasi sempre fuori casa per lavoro. Monica vive con il timore della solitudine e teme che un giorno possa diventare come sua madre, la quale è ricoverata presso una clinica per disturbi mentali. Le preoccupazioni aumentano quando lei inizia ad avere delle strane visioni, sino a cadere in una sorte di depressione al seguito della nascita del secondo figlio. Ciò la porta a lasciare la famiglia e a scomparire senza lasciare tracce.

Infine Dora e Vittorio vivono all’ultimo piano insieme al figlio, Andrea. Una notte il ragazzo, mentre è al volante in stato di ebrezza, investe mortalmente una donna. Sconvolto, chiede aiuto ai genitori, entrambi giudici, di evitare la galera. Ma Vittorio, al contrario, vorrebbe che il figlio venisse condannato e, se colpevole, incarcerato. La tensione all’interno dell’abitazione cresce al tal punto che Vittorio non vuole più il figlio dentro casa e costringe Dora a una dura scelta: o lui o il figlio.

Una classe media inesistente

Nanni Moretti è giunto con Tre piani al seguito di una lunga e ricca carriera. Pellicole come Ecce Bombo, Caro Diario, Aprile, Bianca, La stanza degli figlio e tante altre, hanno reso il regista uno dei più importanti della scena internazionale. Moretti si è sempre contraddistinto per una visione ironica e sarcastica della vita, attraverso cui ha saputo affrontare importanti tematiche che il più delle volte toccavano la società, l’esistenza, la politica, il mondo giovanile dell’epoca. Solo negli ultimi tempi, e forse a partire da Il Caimano, ma ancor di più con Habemus Papam, che Moretti ha abbracciato un atteggiamento più critico nei confronti della realtà, della società italiana e dei suoi costumi.

Tre piani si inserisce pienamente all’interno di questo ciclo. E questa volta, però, scavando più a fondo, analizzando e criticando la classe media della capitale. A ben vedere, infatti, i protagonisti sono uomini e donne del ceto sociale borghese, i quali vivono “protetti” nel rispettivo condominio, lontano da qualunque forma di insidia. Fino a quando determinate situazioni esterne fanno precipitare tutti i valori e le idee in cui hanno sempre creduto, facendoli decadere nella disillusione di essere sicuri nelle proprie abitazioni.

L’esterno diventa una creatura silente che li divora, che li contamina, che li trasforma in esseri diametralmente opposti a come possono apparire a una prima impressione. Lucio arriva a minacciare un anziano e ad avere un rapporto sessuale con la nipote minorenne pur di scoprire la verità. Monica soffre di solitudine e di depressione post partum che la costringe ad abbandonare la famiglia. Vittorio è stanco e rassegnato del figlio Andrea e spera che possa andare in carcere così da diventare più responsabile.

Moretti, con Tre piani, sembra avere ormai una visione disincantata della realtà. Tutto sembra essere pervaso da una costante sensazione di dolore, che il più delle volte corrisponde alla perdita di un qualcosa o di un qualcuno. La classe media che analizza, e di cui è protagonista, è composta da individui incapaci di affrontare le avversità della vita. E tale classe media sembra vivere scollata dai tempi contemporanei e ricorre a misure drastiche per fronteggiare le rispettive problematiche.

Eppure, a conclusione di tutto, Moretti vuole lasciare un messaggio di speranza. La scena finale, ovvero la sfilata di persone che ballano (grande citazione a di Federico Fellini), è il tentativo da parte del regista di trasmettere positività. Come se dinanzi alle situazioni complesse della vita è giusto avere uno sguardo di ottimismo.

Tre piani recensione: nonostante tutto, un film morettiano

Tre piani, al seguito della sua uscita, ha ottenuto un ottimo riconoscimento da parte del pubblico. Ma malgrado ciò, c’è stata una fetta che sembra non aver gradito la pellicola. Le accuse (se così si possono chiamare!) additano Tre piani come il film meno morettiano rispetto agli altri. È come se il regista avesse deciso di mutare completamente il suo genere, creando un prodotto più commerciale rispetto ai suoi capolavori del passato.

Per quanto ogni critica meriti di essere letta, il nuovo prodotto di Moretti è lungi dal non essere un film a-là Moretti. È chiaro, in Tre piani mancano il sarcasmo e l’ironia che contraddistinguono le pellicole giovanili. Ma è lecito ricordare che Nanni Moretti non è più il giovane regista di un tempo. Le idee possono cambiare, così come lo sguardo nei confronti della realtà.

Tre piani è solamente il prodotto morettiano che guarda il mondo con occhi diversi. E lo fa aggiungendo anche quel pizzico di cinismo che, in passato, non è mai stato presente. Moretti è conscio che dinanzi a determinate problematiche c’è bisogno di uno sguardo differente, meno ingenuo e più maturo. E se questo vuol dire creare un film più “serio”, ebbene è giusto che sia così.

Con Tre piani il cinema di Moretti tende a rinnovarsi, riuscendo, comunque, a emozionare lo spettatore dinanzi allo schermo. Dalla sala si può solo uscire soddisfatti di aver visto un film degno di nota, in grado di donare linfa vitale alle sensazioni più remote.

Tre piani recensione: il nuovo film di Nanni Moretti
Tre piani è, nel complesso, un film che merita assolutamente di essere visto. L'opera di Moretti riesce a creare un forte legame emotivo con lo spettatore, il quale non può fare altro che ammirare un prodotto davvero degno di nota.
PRO
Trama
Sviluppo dei personaggi
Tematiche che affronta
CONTRO
Il finale può risultare forzato
7.2

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