(What’s the Story) Morning Glory? compie ben 25 anni! Chi non ha cantato, gridato i versi di quest’album almeno una volta nella propria vita? In questo memorabile giorno, in cui quel capolavoro di (What’s the Story) Morning Glory? compie ben 25 anni, è il caso di spendere 50 minuti della propria giornata nel migliore dei modi. Mettetevi comodi e tenetevi forte. Fate partire il disco, impugnate una birra ghiacciata e lasciatevi trasportare dalle parole di un madferit che all’ascolto delle prime note di questo album, non riesce a trattenere le lacrime.

WALKING TO THE SOUND OF MY FAVORITE TUNE

Abitare, vivere, attraversare, sono azioni appartenenti alla nostra quotidianità e ciascuna di esse implica un aspetto spaziale e uno temporale. Abitiamo, viviamo, e attraversiamo luoghi per un periodo che nasce e si conclude nell’ordine dei secondi o che si sviluppa in modo incontrollato fino a costituire la nostra intera esistenza. Qui, in questa immensa o minuta distesa di oggetti e persone, le atmosfere, le luci, gli odori, i volti, i suoni determinano la soggettività e l’unicità di ogni singolo istante. Questi ultimi elementi, se considerati nella loro coesistenza, seppur in continuo divenire, fungono da filtro percettivo che impressiona la nostra visione come fosse una pellicola, e si amplificano nel ricordo di tale momento.

In questo processo di osservazione e percezione, la musica è un’abilissima traghettatrice che rema verso sensazioni spesso inedite. Detto questo, molte band, dischi o singole tracce, non solo trascinano con la loro forza magnetica verso nuovi orizzonti, ma spesso remano in direzione contraria alla corrente emotiva, quando essa è negativa, macchiata da cattive esperienze, preoccupazioni, timori.

Capaci di scuotere e animare gli animi, gli Oasis sono senza dubbio tra i più abili nel fornire una enorme voglia di reagire e molta, necessaria spensieratezza. La band inglese, emerge dalla routine operaia dei sobborghi di Manchester per mostrare il proprio riscatto e per far sapere al mondo intero che chiunque, anche un ventiduenne delle periferie mancuniane, può diventare una rock ‘n’ roll star.

“But please don’t put your life in the hands
Of a rock and roll band
Who’ll throw it all away”

2 OTTOBRE 1995

Dopo il grande successo del primo disco Definitely Maybe, pubblicato nel 1994 e diventato l’album di debutto venduto più velocemente in Gran Bretagna, gli Oasis tornarono in studio di registrazione nel maggio del 1995, presso i Rockfield Studios, in Galles. La band decise di includere nel disco la celebre e toccante Some Might Say, già pubblicata come singolo il 24 aprile del 1995 e ultima composizione della band che vede come batterista Tony McCarroll, allontanato da Noel Gallagher per questioni tecniche.

A sostituire McCarroll, il ventitreenne londinese Alan White, notevolmente più tecnico ma fortemente influenzato dall’impronta ritmica che il primo batterista ha impresso nello stile musicale della band. Il resto del gruppo è stabile e rimarrà tale fino al 1999, con Paul “Guigsy” McGuigan al basso, Paul Arthurs più comunemente detto Bonehead alla chitarra ritmica, le voci dei fratelli Liam e Noel Gallagher e la chitarra di quest’ultimo a traghettare la band verso il loro più grande successo discografico.

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Gli Oasis nel 1995. Da sinistra: Bonehead, Noel Gallagher, Alan White, Liam Gallagher, Paul McGuigan

A Some Might Say, seguono altri due singoli: Roll With It e Morning Glory, il secondo per le radio australiane e statunitensi, pubblicati rispettivamente il 14 agosto e il 15 settembre.

Arriva il 2 ottobre, il fatidico giorno che molta gente attendeva con entusiasmo. Un desiderato seguito a quel disco d’esordio che, in poco più di un anno, aveva già cambiato le vite di milioni di persone in tutto il mondo.

IL DISCO

Prima di cominciare a parlare delle tracce, soffermiamoci sui numeri raggiunti da questo diamante del britpop.

(What’s the Story) Morning Glory? è il più grande successo della band britannica, con una vendita di ben 16 milioni di copie in tutto il mondo, terzo nel Regno Unito dopo Greatest Hits dei Queen e Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, secondo dunque se si considerano solo i dischi in studio e si escludono le raccolte. 4,6 milioni di copie vendute e quattro dischi di platino negli USA, permettono alla band di Manchester di esplodere ancor di più a livello internazionale e di superare senza fatica il più grande scoglio di ogni band europea: il lancio negli States.

50 minuti, 12 tracce, un paio di cuffie. Lo spettacolo ha inizio.

Hello

Il disco si apre con un’assolvenza sugli accordi iniziali della chitarra acustica di Wonderwall, per poi essere interrotti improvvisamente dalle prime pennate in elettrico della canzone. Veniamo catapultati nel mezzo di un’esplosione sonora. È il gran ritorno. Comincia Hello. I numerosi fill di batteria di Alan White si sostituiscono alla più martellante ritmicità di Tony McCarroll, dando una vera elettrizzata al sound degli Oasis. La voce di Liam irrompe guadagnandosi la scena, accompagnata dalla travolgente sezione strumentale. Il brano ci propone un solo ritornello dopo una lunga rullata di Alan White e si conclude con un outro strumentale esaltata da molteplici tracce di chitarra elettrica sovrapposte. L’inizio dell’album soffoca ogni negatività, lasciando spazio a un’incredibile sensazione di leggerezza.

Roll with It

Comincia Roll with it con i suoi inconfondibili accordi. La traccia esordisce con il chorus, come a voler comunicare in partenza la sostanza delle liriche, incitando l’ascoltatore ad agire liberamente seguendo i propri istinti, senza lasciarsi ostacolare dalla passività e invitando perciò ad essere protagonista della propria vita e delle proprie azioni.

I think I’ve got a feeling I’ve lost inside

Il verso, cantato ripetutamente nella fase conclusiva della canzone, lascia pensare alla consapevolezza di una sensazione ormai perduta e non lascia traccia di una possibilità o impossibilità di recupero.

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Copertina del singolo Roll with It

Wonderwall

Conclusasi Roll with It con un deciso colpo di tosse, possibile riferimento alla medesima caratteristica presente in Wish You Were Here dei Pink Floyd, comincia il giro di accordi più famoso della discografia degli Oasis. Dopo un breve assaggio all’inizio del disco, questa volta parte in definitiva Wonderwall, traccia amata, odiata, criticata, suonata ovunque e sempre. John Lennon disse che i Beatles negli anni fossero diventati più popolari di Gesù. Oggi, nel 2020, si potrebbe tranquillamente affermare che insieme ai Beatles, anche questa canzone potrebbe vantare lo stesso primato. Il titolo è un riferimento al nome del primo album solista di George Harrison, Wonderwall Music, uscito nel 1968. Wonderwall è stata pubblicata come singolo poche settimane dopo l’uscita di (What’s the Story) Morning Glory?, precisamente il 30 ottobre.

Inizialmente, la canzone prevedeva che nel ritornello vi fosse la frase “you’re my wishing stone“, soluzione che non convinceva assolutamente Noel. In seguito, pensando a George Harrison e al titolo del suo primo progetto solista, cambiò il verso in “you’re my wonderwall“, decisamente più orecchiabile ma meno comprensibile a livello concettuale. Wonderwall è una traccia acustica dai toni romantici, a tratti timidi ma estremamente diretti. La batteria e il basso che marcano la canzone a partire dalla seconda strofa, l’uso del mellotron e il pianoforte nella sezione finale arricchiscono ed enfatizzano una composizione che godrebbe di grande potenza emotiva anche se venisse considerata nella sua forma più essenziale: chitarra acustica e voce.

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Copertina del singolo Wonderwall

Don’t Look Back in Anger

Pubblicata come singolo il 19 febbraio del 1996, Don’t Look Back in Anger è l’ennesima prova da parte di Noel. Egli dimostra non solo di avere grande talento sul piano strumentale, ma anche in quello canoro. Chi ascolta il disco per la prima volta, dopo aver avuto un approccio con il solo Definitely Maybe, si scioglie dinanzi a una voce mai ascoltata prima, più calda e straziata rispetto alle corde decise e giovanili di Liam. Siamo di fronte a un timbro che cela esperienza, un callo non solo musicale ma anche esistenziale.

Balena nel nostro apparato uditivo un pianoforte dalle forti influenze lennoniane, al quale si aggiunge presto la chitarra di Noel con un arpeggio leggermente distorto. Don’t Look Back in Anger, a 25 anni dalla sua uscita, è un vero inno generazionale, cantato negli stadi, nelle piazze, sulle spiagge e nelle strade di tutto il mondo. Le sue note riecheggiano senza sosta creando momenti di indescrivibile unione e commozione.

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Copertina del singolo Don’t Look Back in Anger

Hey Now

“Feel no shame ‘cause time’s no chain”

Come un ariete si fa strada Hey Now, con il ritorno di Liam alla voce. Più pacata e malinconica, la traccia offre spesso momenti di pausa tra un ritornello e la successiva strofa, fasi in cui gli strumenti si fermano del tutto accompagnati da una rullata di Alan White e con la stessa mitragliata del batterista riaprono la strofa. L’assolo di chitarra a metà canzone è un collante perfetto tra le due parti della traccia. Il tratto finale vede la chitarra di Noel emergere dal profondo oceano sonoro che gli altri musicisti hanno creato, toccando picchi vertiginosi che si sommano alla voce di Liam.

[Untitled]

La traccia strumentale senza titolo divisa in due parti nel disco, presenta un classico riff blues rivisitato in chiave rock ‘n’ roll, avente come caratteristiche più salienti la chitarra solista di Noel che si alterna all’armonica.

Some Might Say

Come cominciare a descrivere questo capolavoro? Un’ottima soluzione è partire dal principio, dalle prime pennate. Introduzione da brivido, la simbiosi tra Noel e Bonehead è a dir poco perfetta e le tracce di chitarra si fondono creando un flusso sonoro omogeneo. La batteria stende il tappeto all’assolo di chitarra che completa l’intro e cede il trono a Liam.

La sua voce è accompagnata da quella del fratello maggiore durante le strofe, si isola nel ponte e procede con un effetto delay che permette a Liam di affiancare se stesso durante il ritornello. Doloroso pensare a questo aspetto in modo più metaforico. La voce di Noel è una presenza costante nella prima delle tre fasi, in seguito si polverizza e nel ritornello Liam può sentire l’eco delle sue stesse parole, che lo supportano e decretano la sua indipendenza come uomo. Potrebbe essere una delle centinaia di interpretazioni, specie pensando al rapporto dei fratelli nei confronti del padre, delle lacune educative e dell’oblio in cui hanno vissuto prima di arrivare al successo.

Some might say we will find a brighter day
Some might say we will find a brighter day, yeah
‘Cause I’ve been standing at the station
In need of education in the rain
You made no preparation for my reputation once again
(what's the story) morning glory? 25th
Copertina del singolo Some Might Say

Cast No Shadow

Esiste qualcosa di più bello del suono di una chitarra acustica? Sì. Una chitarra acustica accompagnata dagli archi. In questo modo si apre questo pezzo acustico, forse il più poetico dell’intero disco.

Le voci di Liam e Noel tornano ad accarezzarsi nelle strofe per poi fondersi nel ponte in un exploit musicale e concettuale. Tutt’a un tratto gli strumenti si placano per reintrodursi nell’estasiante ritornello. L’ottava traccia si mantiene costante nel suo morbido andamento, priva di picchi essendo essa per intero uno dei punti più alti raggiunti nell’album. Non ha difetti, non potrebbe essere migliorata in alcun modo. Nulla da aggiungere. Capolavoro assoluto.

She’s Electric

La nona canzone dell’album si pone in maniera musicalmente antitetica rispetto alla precedente. È tangibile la matrice serena del testo e della musica, decisamente più pop. Molto più evidente è l’utilizzo del pianoforte che avvia la composizione e quasi si sostituisce alla chitarra ritmica. Il brano termina con un chiaro riferimento alla chiusura di With A Little Help From My Friends dei Beatles.

Morning Glory

Che dire? Perché ricorrere a una dose di adrenalina quando esiste questa bomba? Questa volta non è uno strumento ad aprire le danze, ma il suono di un elicottero che presto viene letteralmente sovrastato dal suono squillante della chitarra di Noel e da colpi di grancassa paragonabili a cannonate. La canzone parte definitivamente e ci si ritrova in un epicentro sonoro le cui onde non viaggiano concentricamente verso l’esterno ma si riuniscono e penetrano i muri percettivi che spesso erigiamo inconsapevolmente. Il basso elettrico in questa traccia è capace di far tremare le mensole anche se ascoltato in cuffia. È senza dubbio una delle creazioni più coinvolgenti degli Oasis, capace di cambiare la giornata in positivo in circa cinque minuti. Eseguita dal vivo? Non ne parliamo. Vi lascio immaginare il sudore, il pogo e le corde vocali infiammate.

[Untitled]

Come la sesta traccia, anche questa nell’album non ha un nome identificativo. Con la pubblicazione del singolo Wonderwall, verrà dato un titolo ufficiale all’intero pezzo che rientrerà tra le b-sides: The Swamp Song, utilizzata come apertura nei concerti del tour 1995-96. Il piacevole suono di onde conclude la scia strumentale. Arriva Champagne Supernova. Arriva l’apoteosi del piacere.

Champagne Supernova

Acqua. Onde. Flusso. Galleggiamo per due minuti senza chiederci perché, come, quando. Trasporto totale. Non esiste nient’altro intorno. Siamo soli in un tunnel di orgasmi percettivi. Poi la svolta, la chitarra elettrica ci sveglia dal sogno per portarci in una sfera nuova, altrettanto affascinante. Il sogno prende il sopravvento sulla realtà e la pelle d’oca comunica più di qualsiasi altro mezzo. Potrei continuare a scrivere per giorni su questa meraviglia, ma mi fermo qui. Probabilmente conoscete ogni istante di questo capolavoro, se non è così, rimediate subito e alzate la puntina del giradischi, accendete il lettore CD, aprite Spotify, insomma, sapete cosa fare.

Termina Champagne Supernova, (What’s the Story) Morning Glory? si conclude.

La voglia di riascoltarlo sopraggiunge puntualmente.

(WHAT’S THE STORY) MORNING GLORY? 25th, LA COPERTINA

morning glory

Stando alla concezione di esistenza di Noel Gallagher, la copertina di (What’s the Story) Morning Glory? esprime perfettamente la visione del mondo che il chitarrista di Manchester voleva proporre.

Per la realizzazione dell’album cover fu preso in considerazione Brian Cannon il quale, dopo aver visto scartare alcune sue proposte, pensò alla convinzione di Noel che l’uomo, nel corso della propria vita, si ponesse molte domande per poi ricevere pochissime risposte. Lavorando su questo piano concettuale, Cannon pensò di immortalare due individui sfocati, privi di identità, in un luogo ben definito, nitido, riconoscibile. La loro sagoma evanescente e le direzioni contrarie in cui si muovono i due soggetti esprimono la precarietà dell’essere umano e la sua natura passeggera in una realtà solida e costante.

La strada in cui è stata scattata la storica copertina è Berwick Street a Londra, meta che ogni Mad Fer It raggiunge con il disco in una mano e la fotocamera dell’altra, pronta a immortalare uno dei momenti più intensi che si possano vivere nella capitale britannica.

LE B-SIDES

Noel ha sempre sostenuto che le b-sides degli Oasis fossero talmente valide, che per un’altra band avrebbero potuto costituire la discografia principale. Niente di più vero.

Molte delle b-sides dei singoli di Definiteli Maybe, (What’s the Story) Morning Glory? e Be Here Now sono state intelligentemente inserite nella raccolta The Masterplan, pubblicata nel 1998. Il disco contiene vere e proprie perle che nei dischi in studio avrebbero rubato la scena a canzoni più celebri senza il minimo sforzo. Solo per elencarne alcune: l’adrenalinica Acquiesce, la riflessiva e malinconica Talk Tonight, l’esplosiva Listen Up, e ancora Rockin’ Chair, Half The World Away, Stay Young e l’ultima impeccabile traccia che ha dato il nome alla raccolta.

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Frame tratto dal video di The Masterplan, chiaramente ispirato ai dipinti del pittore di Manchester L. S. Lowry

IL TOUR

This is history! This is history! Right Here, right Now. This is history!

Nei mesi precedenti la pubblicazione del disco, la band era apparsa spesso in TV per pubblicizzare i singoli e l’album in studio. Note sono le apparizioni a Top of the Pops, David Letterman Show e The White Room.

Il tour del 1995-96, sancisce una delle rivoluzioni musicali più epocali dello scorso secolo. A detta di Noel, con l’avvento di internet, un evento così imponente sarebbe impossibile da ripetere. Di che si tratta?

Dopo la partecipazione della band ai festival di Glastonbury, di Roskilde ed Eurockeennes, dopo il successo dei concerti all’Earls Court di Londra il 4 e 5 novembre del ’95 e il ritorno a casa al Maine Road nell’aprile del ’96, la band avrebbe suonato per due sere consecutive presso il Knebworth Park. Il resto è storia. 250.000 spettatori in due serate sono soltanto una minima percentuale delle richieste di acquisto dei biglietti, circa 2,5 milioni, pari a quasi il 5% della popolazione britannica.

I due concerti si svolgono il 10 e l’11 agosto del ’96. Immagini ormai iconiche. Al centro del palco una giacca bianca legata in vita, sul lato destro un maglione bianco con una chitarra semiacustica yellow sunburst. L’entrata sul palco con Columbia, Champagne Supernova eseguita con John Squire. Lacrime. Tante.

morning glory
Knebworth Park, 10 agosto 1996

Knebworth non è stato solo un doppio concerto, ma la testimonianza di un immenso, necessario ritrovo generazionale. Noel crede che la musica, nel contemporaneo, non sia più così forte da generare tanto fervore. Errare Humanum Est, e si spera tanto che nella sua convinzione egli sia nel torto.

PUT YOUR LIFE IN THE HANDS OF A ROCK AND ROLL BAND

A 25 anni dall’uscita di (What’s the Story) Morning Glory? ogni ascolto è come se fosse il primo. Estasi. Galvanizzazione. Coinvolgimento totale. La musica come al solito, se fatta nel modo giusto, invecchiando acquista valore. Rimane una delle più belle sensazioni, quella di sapere che lì, sulla mensola del soggiorno o nella libreria dei propri file multimediali, vi è un disco pronto per essere ascoltato, studiato, compreso, amato. Il rock ‘n’ roll, non solo come genere musicale ma come stile di vita, non perde mai il suo fascino.

Condivido il punto di vista di Noel: tante sono le domande poche le risposte e le sicurezze.

A queste ultime ne aggiungo una: continuerò a mettere la mia vita nelle mani di questa rock and roll band. È stato un grosso vantaggio finora e lo sarà senz’altro per il resto della mia vita.

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